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 Grotte dei Balzi Rossi – 24.000-19.000 anni fa,

Ventimiglia, provincia Imperia, Italia. Sette sepolture di Homo Sapiens del tipo Cro Magnon ligure che viene chiamato “Uomo di Grimaldi”. 43°47′00″N 7°32′08″E  In questa zona ci sono numerose caverne in cui sono stati trovati anche resti del Musteriano e dell’Aurignaziano. A questi si associano almeno 7 sepolture di individui della specie Homo sapiens/Cro Magnon. Molti sono i reperti portati alla luce nel sito, come le “Veneri dei Balzi Rossi”, gli utensili litici e l’incisione di un cavallo selvatico. Il Cro Magnon locale è chiamato “uomo di Grimaldi”. Sepolture:

1. Grotta del Caviglione: un individuo di ca. 1,90 di altezza con copricapo di conchiglie e denti di cervo, interamente coperto di ocra rossa sepolto in posizione fetale.

2. Grotta Bausu da Ture: sepoltura tripla di un adolescente e due adulti con caratteristiche fisiche simili a quelle dell’individuo descritto sopra.

3. Grotta dei Fanciulli: sepoltura doppia di due bambini deposti a 2,7 m di profondità in posizione supina con gambe flesse e corredo di conchiglie.

4. Barma Grande: scheletro di maschio adulto cosparso di ocra più tardi purtroppo distrutto. “Veneri” paleolitiche.

5. Barma grande: sepoltura tripla di maschio adulto, giovane donna e adolescente con corredo funebre di conchiglie, lame di selce e denti di cervo. Risale a 20.000 anni fa. Anche questo adulto è alto 1,90 m. Segni di artrosi ma anche di grande forza muscolare.

6. Barma grande: sepolture singole di un adulto maschio e di un altro adulto deposto sopra un afocolare.

7. Grotta dei fanciulli: sepoltura doppia con donna anziana e adolescente deposti insieme in un’unica fossa in posizione fetale. Questi due individui, pur appartenendo anch’essi al tipo Cro Magnon, presentavano caratteristiche fisiche diverse dagli altri Sapiens sepolti ai Balzi Rossi, per esempio la statura di molto più bassa (1,59 la donna e 1,56 il ragazzo).

Veduta dei Balzi-Rossi da Mentone. Foto: Lemone GFDL

Veduta dei Balzi Rossi da Mentone. Foto: Lemone GFDL

statuetta di donna, Venere di Balzi Rossi, Italia. 30.000 - 20.000 anni fa. foto - sabina marineo

statuetta di donna, Venere di Balzi Rossi, Italia. 30.000 – 20.000 anni fa. foto – sabina marineo

Savignano di Panaro – 29.000 – 20.000 anni fa,

Modena, Italia. “Venere di Savignano”.[su_expand height=“0″]Nel 1925, in località di Prà Martein, frazione Mulino del comune di Savignano sul Panaro, durante i lavori di scavo delle fondamenta di un edificio, venne alla luce la statuetta femminile paleolitica chiamata “Venere di Savignano”. Si trovava a circa 1,5 m di profondità. Alcuni sostengono che questo reperto potrebbe essere datato addirittura a 35.000 anni fa. Purtroppo però il ritrovamento, avvenuto al di fuori del contesto di scavo archeologico, impedisce una datazione certa. Attualmente si tende comunque a classificare la Venere in un periodo che si estende dai 29.000 ai 20.000 anni fa. La statuetta misura 22 cm ed è stata ricavata da un blocco di serpentino. Oggi è conservata al Museo Preistorico Etnografico Luigi Pigorini di Roma

La

La „Venere di Savignano“. Foto: 120 CC-BY-SA-3.0

Grotta delle Arene Candide – 23.000 anni fa,

presso Finale Ligure, provincia Savona, Italia. Diciannove sepolture di Homo Sapiens con corredi funerari. La Grotta di Arene Candide deve la sua fama soprattutto a 19 sepolture del Paleolitico, alcune delle quali provviste di un vasto corredo funerario. Celebre in tutta Europa è la tomba del cosiddetto principe, seppellito più di 23.000 anni fa dopo essere stato disteso su uno strato di ocra e avvolto in un mantello di pelliccia ricavato da 400 scoiattoli. La sua testa riposava sul lato sinistro ed era circondata da centinaia di conchiglie e denti di cervo. Forse un copricapo. Portava collane e pendenti di avorio di mammut e conchiglia, accanto a lui c’era uno scettro fatto di corno di cervo. La mano destra impugnava un pugnale di pietra. Questo corredo lussuoso gli ha fruttato ai tempi nostri la denominazione scherzosa di principe, una carica che molto probabilmente non ebbe mai in vita.

Caverne delle Arene Candide,

Caverne delle Arene Candide, „IL GIOVANE PRINCIPE“ al Museo di Archeologia, Ligure di Pegli. Foto: ho visto nina volare CC-BY-SA-2.0

 Riparo Villabruna – 15.000 anni fa,

Valle del Cismon all’altezza del torrente Rosna, provincia di Belluno, Italia. “Il cacciatore di Sovramonte”. Fu scoperto nel 1987, per caso, da Aldo Villabruna durante dei lavori di manutenzione stradale. Si tratta di un riparo nella roccia in cui erano presenti diversi reperti dell’era Epigravettiana (15.000 – 10.000 anni fa). Erano utensili di selce, resti fossili di animali e ossa umane. La campagna di scavo iniziò nel 1998 e rivelò la presenza di ben tre ripari sotto le rocce con tracce di presenza umana dal Paleolitico al Neolitico. Soprattutto i reperti del Paleolitico erano ben conservati e costituivano un intero arsenale di strumenti litici come bulini, raschiatoi, lame, armature per la caccia. Il ritrovamento più importante: una sepoltura umana detta “il cacciatore di Sovramonte”. Si tratta dello scheletro di un cacciatore steso in posizione supina e accompagnato da un corredo funebre ancora intatto. Erano utensili da caccia, fra cui un coltello, un percussore per lavorare la selce e una punta di corno di cervo. C’erano anche una ciotola e i resti di una collana di conchiglie. L’individuo apparteneva alla specie Homo sapiens di Cromagnon, era alto circa 1,70 m e doveva essere morto più o meno all’età di 25 anni per cause sconosciute. Il suo corpo era stato adagiato sulla terra, su un letto di aghi di pino, il sacco con gli utensili e le armature accanto, ricoperto di pietre, molte delle quali erano state dipinte con disegni schematici in colore rosso ocra, simili alle pitture scoperte nella Grotta di Fumane, sui Monti Lessini. Un sasso di forma rettangolare che misura circa 30 cm di lunghezza, era stato collocato sul bacino del defunto e reca una raffigurazione cosiddetta iperantropomorfa, costituita da tre linee verticali parallele da cui si diramano una moltitudine di piccoli segni che sembrerebbero essere delle braccia. La raffigurazione potrebbe rappresentare il corpo del morto e la sua forza fisica di cacciatore. Attualmente questa lapide è un unicum nell’ambito delle sepolture del Paleolitico. Link del Museo Civico di Belluno, in cui sono conservati i reperti della sepoltura del “Cacciatore di Sovramonte”.

http://museo.comune.belluno.it/collezione-archeologica/preistoria/