Lo strumento musicale più antico del mondo

 

 

L’uomo di Neanderthal, l‘antenato fin troppo spesso dipinto come un rude selvaggio, amava la musica? Fabbricava strumenti musicali? Proprio questo emerge dall’analisi di un reperto eccezionale: il flauto di Divje Babe che, secondo l’ultima datazione, risalirebbe addirittura a 60.000 – 50.000 anni fa. Bisogna soffermarsi un attimo su queste cifre, perché il flauto è stato scoperto in Europa, e nell’Europa di 50.000 anni fa l’Homo sapiens ancora non ci era arrivato. Dunque fu l’uomo di Neanderthal a inventare la musica?

Il flauto di Divje Babe, reperto imbarazzante

La Grotta di Divje Babe si trova nella Slovenia occidentale vicino a Cerkno, a 450 metri sul livello del mare. Sin dal 1980 il giacimento paleolitico è oggetto di scavi organizzati dall’Istituto di Archeologia di Lubiana. Ma soltanto nel 1995 il team dell’archeologo Ivan Turk ha portato alla luce un reperto di straordinaria importanza, un oggetto che può cambiare totalmente l’immagine dell’uomo di Neanderthal agli occhi del mondo. In realtà il flauto era talmente danneggiato, che all’inizio non fu riconosciuto in quanto tale. Si presentava come un pezzo di femore di circa 12 cm di lunghezza, con dei piccoli fori.

Grotta di Neanderthal di Divje Babe in cui è stato trovato il flauto più antico del mondo - foto Thilo Parg CC-BY-SA 3.0

Grotta di Neanderthal di Divje Babe in cui è stato trovato il flauto più antico del mondo – foto Thilo Parg CC-BY-SA 3.0

Per capire bene le diatribe sollevate dallo strumento musicale sloveno, bisogna prima inquadrarlo nell’ambiente in cui è stato trovato. La grotta di Divje Babe fu abitata, nel Pleistocene superiore (ca. 127.000 – 11.700 anni fa), soprattutto dagli orsi delle caverne. Ma anche orsi bruni, leoni delle caverne, volpi, leopardi e linci vi cercarono riparo.

Più di 700 manufatti di pietra, 14 oggetti di osso e una ventina di focolari testimoniano la presenza di ominidi, dall’uomo di Neanderthal sino all’Homo sapiens. Questi reperti risalgono, infatti, per la maggior parte al periodo Musteriano tipico del Neanderthal e, in minor quantità, a quello Aurignaziano in cui apparve l’uomo anatomicamente moderno. Per questo motivo era molto importante capire subito a chi fosse attribuibile il reperto. Ecco una descrizione del flauto, così come si presentò al momento del ritrovamento, nel fatidico luglio 1995:

„Un femore di 11,5 centimetri, che apparteneva a un giovane orso delle caverne, presentava nella parte posteriore due fori conservati totalmente e uno parzialmente. Nella parte anteriore era conservato parzialmente un quarto foro. Ad entrambe le estremità dell’osso, superficialmente incrostato ma del tutto privo di spongiosi, mancavano le epifisi. Le metafisi erano rotte fino ai due fori parzialmente conservati“ (Matija Turk, „Il flauto di Divje Babe I“, da: Storia delle Alpi, 2010/15, pag. 135)

Una prima analisi al radiocarbonio fornì una datazione di 46.000 anni fa.
La cosa si faceva sempre più emozionante, perché di lì a poco si cristallizzò l’idea che si trattasse di un flauto, e in questo caso sarebbe stato il flauto più antico al mondo. Tuttavia gli studiosi si mostravano restii ad ammettere di avere di fronte uno strumento musicale a causa delle caratteristiche dei fori che non erano simili a quelli eseguiti sugli strumenti del Paleolitico superiore.

Non si vedeva nessun segno palese di lavorazione, quindi i fori potevano anche non essere stati prodotti dalla mano dell’uomo. E poi c’era un altro problema: pure ammesso che i fori fossero opera dell‘uomo, la datazione collocava lo strumento in un periodo tipico del Neanderthal, quando il Sapiens ancora non aveva fatto la sua apparizione in Europa. E un Neanderthal che fabbricava e suonava flauti non corrispondeva affatto all’immagine diffusa da decenni in ambiente accademico, nonché fuori di esso.

Solo un femore mordicchiato da animali selvatici?

Allora? Si trattava di un semplice osso di orso mordicchiato da animali selvatici oppure danneggiato da batteri? Era necessario analizzare per bene i fori. Ne risultò che erano stati prodotti da pressioni meccaniche esterne. A questo punto si scartò l’ipotesi di un processo chimico causato da batteri. Bisognava vedere se si trattava effettivamente di fori praticati da un individuo della specie Neanderthal oppure da animali selvatici.

Il flauto di Neanderthal trovato a Divje Babe è lo strumento piú antico del mondo - foto Thilo Parg CC-BY-SA 3.0

Il flauto di Divje Babe è ricavato dal femore di un orso delle caverne – foto Thilo Parg CC-BY-SA 3.0

Gli animali frequentatori della grotta nel Paleolitico erano orsi e leoni delle caverne, lupi, orsi bruni, leopardi. A loro appartenevano i resti fossili trovati in loco. Quindi se i fori erano riconducibili all’azione di denti animali, il responsabile doveva essere uno di questi. Gli animali mordono le ossa per svariati motivi: con consapevolezza, per giungere al midollo osseo; d’istinto, per rinforzare la propria dentatura; per rinforzare la muscolatura; oppure anche per effetto collaterale, mentre sono intenti a sbranare la preda.

Ma proprio la parte di osso (diafisi) da cui è stato ricavato il flauto (femore di orso), a causa della sua densità, una volta sottoposto all’azione di denti di orso, si sarebbe spezzato. In altri casi invece (per esempio ipotizzando il morso di un lupo) la dentatura animale non sarebbe riuscita nemmeno a produrre un foro, oppure (nel caso di una iena) tra i fori prodotti non vi sarebbe stata la distanza atipica che intercorre tra un foro e l’altro sul flauto di Divje Babe.

A ciò si aggiunge il fatto che denti animali non avrebbero potuto eseguire dei fori ben allineati in un’unica fila, com’è il caso del flauto in questione. Il risultato degli esperimenti effettuati in laboratorio inficiò, quindi, la teoria delll’intervento di animali selvatici all’origine dei fori dello strumento musicale.

L’uomo di Neanderthal e la musica

La definiva soluzione del dilemma è giunta grazie all’esperimento dell’archeologo Giuliano Bastiani. Per provare l’origine umana dei fori sul flauto di Divje Babe, Bastiani ha forato un osso di orso con repliche di arnesi appuntiti che sono stati trovati nella grotta slovena proprio nel medesimo strato di scavo, vale a dire insieme al flauto. Usando un utensile di pietra come punta perforante, Bastiani vi ha battuto sopra con una mazza di legno, ottenendo sull’osso dei fori molto simili a quelli dello strumento di Divje Babe.

Il flauto più antico del mondo è stato scoperto nella grotta di Neanderthal a Divje Babe, Slovenia - foto Thilo Parg CC-BY-SA 3.0

Interno della grotta di Divje Babe, sito di ritrovamento del flauto – foto Thilo Parg CC-BY-SA 3.0

Ma la cosa più importante è che i fori praticati con questa tecnica sperimentale non presentavano tracce di lavorazione, esattamente come nel caso del nostro flauto preistorico. Anche i danni collaterali, causati all’osso da una foratura di questo tipo, corrispondono perfettamente a quelli riscontrati sul flauto neanderthaliano. Ultima certezza ha portato un’ulteriore analisi eseguita per mezzo di tomografo assiale computerizzato (TAC), la quale ha confermato la natura dei fori, che non possono essere stati prodotti da denti animali. Insomma, un artefatto umano a tutti gli effetti.
L’archeologo Matija Turk osserva inoltre:

„La scoperta fondamentale della TAC è che i fori e i danni prodotti da animali non sono contemporanei. Prima sono stati prodotti i quattro fori e solo in seguito la maggior parte dei danni attribuiti agli animali selvatici. (…) I fori potevano essere realizzati solo dall’uomo con uno scopo ben preciso. Quando il manufatto è andato perso, gli animali selvatici lo hanno danneggiato alle estremità.“ (M. Turk, ibidem, pag. 144)

Dunque non sembrerebbero esserci dubbi: si tratta di un flauto e questo flauto è stato fabbricato da un individuo della specie uomo di Neanderthal. Fino alla scoperta dello strumento di Divje Babe, il flauto più antico era quello trovato in Germania nella Grotta di Geißenklösterle, attribuito all’inventiva dell‘Homo sapiens e datato a circa 36.000 anni fa. Tale reperto, così come la produzione di statuette artistiche, propulsori per lance e altre innovazioni del Paleolitico superiore, hanno contribuito a definire l’uomo anatomicamente moderno come la specie più evoluta, capace di fare dell’arte e di pensare in modo astratto.

Adesso il flauto di Divje Babe apre nuovi orizzonti. Turk afferma:
„Gli strumenti compositi e d’osso, tecniche di trapanatura, di scavatura, di taglio e di levigatura dell’osso e del legno vengono spesso visti come innovazioni portate dall’uomo anatomicamente moderno. Tuttavia, singole scoperte mostrano che questi elementi erano presenti in Europa già prima della sua comparsa.(…) L’uomo di Neanderthal poteva realizzare un foro in pochi minuti, grazie alla tecnica riscoperta da Horusitzky. Per realizzare dei fori con la tecnica della trapanatura, l’uomo anatomicamente moderno doveva spendere moltissimo più tempo ed energia. “ (M. Turk, ibidem, pag. 146)

Ricostruzione del flauto Neanderthal di Divje Babe - immagine Bob Fink CC-BY-SA 3.0

Ricostruzione del flauto di Divje Babe – immagine Bob Fink CC-BY-SA 3.0

E poi, a parte la sua abilità tecnica ormai indiscutibile, l’uomo di Neanderthal ci appare ora anche come un’individuo sensibile, sociale, amante della musica e quindi di certo anche capace di formulare un pensiero astratto. Che cosa c’è di più astratto, impalpabile e spirituale della musica? Che cosa c’è di più sociale, che consenta di riunire i membri di un clan attorno al fuoco e di celebrare insieme feste e riti cultuali?

Per concludere, vorrei evidenziare ancora una volta che le nuove datazioni del flauto di Divje Babe, eseguite con il metodo più preciso della ESR (risonanza di spin elettronico), hanno determinato un’età compresa fra i 60.000 e i 50.000 anni. Attualmente questo è l’unico strumento musicale attribuito all’uomo di Neanderthal, ma le ricerche sulle risorse tecniche del flauto continuano e non finiscono di stupire gli esperti. Il nostro lontanissimo cugino poteva produrre con il suo strumento le melodie più differenti e fascinose, in quel suo mondo preistorico, in cui già aveva imparato a superare con la mente i limiti angusti della realtà quotidiana.

Scritto per coloro che si interessano al tema Neanderthal, questo mio saggio offre una stringata panoramica sul periodo preistorico in questione, propone un approccio alla specie e ad alcuni dei siti archeologici più importanti. L’idea è stata quella di rimediare alla carenza di testi in lingua italiana che trattino l’argomento in modo chiaro e non specialistico, quindi accessibili a chiunque voglia saperne di più. Corredato di numerose illustrazioni.

 

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Link a un video con la musica eseguita in una grotta dal musicista Ljuben Dimkaroski su un flauto ricostruito secondo il reperto di Divje Babe, immagini del sito di ritrovamento e sulla ricostruzione dell’oggetto

Video italiano con degli esperimenti cui ha partecipato Giuliano Pietra per studiare un femore di un orso delle caverne, trovato forato in una grotta Divje Babe, in Slovenia, frequentata dall’uomo di Neanderthal