Vita, morte e miracoli del Figlio dell’uomo

 

 

Gesù. Basta pronunciare questo nome per richiamare alla mente una tempesta di sentimenti, ricordi d’infanzia, odore d’incenso, domande fatte a catechismo per il bisogno di sapere e quelle non fatte per paura di essere guardati storto, allontanati, esclusi. Gesù. Il fondatore della più grande religione monoteistica del mondo che, con i suoi 2,5 miliardi di credenti, supera tutte le altre. E quante chiese ci sono sul pianeta? Dappertutto le sue chiese e le sue croci. Simboli potenti del cristianesimo. Una religione, i cui capi non di rado danno scandalo.

La Chiesa da una parte, Gesù dall’altra

Eppure tengono duro. Autorità ecclesiastiche vestite in pompa magna, con gran dispendio di oro e pietre preziose alle dita e sul petto, casse piene. Facce e pance ben nutrite sotto la tonaca imporporata, occhi sfuggenti. Spesso infamanti menzogne sulle labbra. È possibile credere ancora alle parole di questi esponenti religiosi? Quanta strada ha fatto un culto nato duemila anni fa. Un’evoluzione bizzarra. Dall’immagine di un uomo mezzo nudo e inchiodato su una croce con il capo cinto da una corona di spine, al trionfo del Vaticano con tutti i suoi prìncipi ricoperti d’oro. Ma questi sono i prìncipi di Paolo.

La conversione di Paolo a Damasco, Pieter Paul Rubens, 1577 - 1640

La conversione di Paolo a Damasco, Pieter Paul Rubens, 1577 – 1640

Paolo di Tarso, l’uomo che stravolse l’immagine del Gesù originario e la adattò all’universalismo di una dottrina nuova, ellenistica, che attirasse fedeli di tutto il mondo allora conosciuto. Sordo alle proteste della comunità giudeo-cristiana di Gerusalemme, Paolo mutò, plasmò, passò sotto silenzio. Inventò la resurrezione, pilastro del nuovo culto cristiano. E Gesù finì per perdere del tutto i connotati umani originari e divenire una divinità. Il Figlio dell’uomo.

Ma tutto questo, Gesù, non l’avrebbe mai capito. Proprio lui, un ebreo osservante delle leggi mosaiche che non era di certo vestito d’oro e di porpora. Non era ricco. Andava di villaggio in villaggio camminando nella polvere con i suoi sandali consunti. E si preoccupava per la situazione della gente che vedeva ogni giorno intorno a sé. Per quelli che, come lui, avevano poco o nulla. Perché la situazione era grave. Gesù non viveva in un regno di favola, ma in un Paese oppresso, una Palestina in continua ebollizione.

Non era un posto particolarmente tranquillo, la Palestina di Gesù. Per un maligno scherzo del destino, non lo è nemmeno oggi. Quella che per tutto il mondo rappresenta la Terra Santa, in realtà non è altro che un luogo di sangue e morte. Strano fato di un Paese straziato dall’intransigenza e la sete di potere degli uomini, dilaniato dai conflitti più crudeli. Diviso, spezzato. Anche la Palestina di Gesù era spezzata. Dopo che i re asmonei, in lotta fra di loro, avevano invocato l’aiuto dei Romani, questi ultimi erano arrivati a piazzare la loro aquila. Dunque Gesù viveva in un Paese sotto il dominio di Roma, in cui i contadini poveri erano poveri davvero, soprattutto in Galilea, vessati sia dai proprietari terrieri che dai tributi da pagare agli occupanti stranieri.

Il combattente Gesù

Proviamo a immaginare, adesso, un giovane, carismatico galileo che rifiuta di accettare lo status quo in cui versa la sua terra e si reca da un posto all’altro a predicare la propria dottrina seguito da un folto gruppo di discepoli. Possiamo credere che si trattasse, in quella situazione politica urgente, di una dottrina esclusivamente religiosa? In un’epoca in cui religione e politica erano tutt’uno?

Gesù scaccia i mercanti dal tempio, Caravaggio 1610

Gesù scaccia i mercanti dal tempio, Caravaggio 1610

Di certo Gesù predicava ben altro, ed è per questo che Ponzio Pilato fu costretto a intervenire. Si temeva che la setta di Gesù sobillasse la popolazione chiamando alla sommossa. C’era già stato l’esempio del rivoluzionario Giuda di Gamala, alcuni decenni prima. Un Messia che fu giustiziato. All’epoca di Gesù c’era anche l’autorevole Giovanni Battista, predicatore esseno del deserto, che operava al fiume Giordano, e i cui discorsi infuocati radunavano le folle. E Giovanni finì per essere decapitato da re Erode Antipa, il quale non aveva nessuna intenzione di giocarsi il trono rischiando di perdere il favore dell’Urbe e agì subito, ancor prima che il prefetto romano potesse intervenire. Sicuramente Gesù, per diffondere la sua dottrina, faceva ampio uso di miracoli. Ma questa era la prassi normale di molti predicatori. Non deve significare che il suo obiettivo fosse esclusivamente religioso. I prodigi attiravano le genti. Magia, religione, politica. Oggi siamo abituati a differenziare in modo netto fra l’una e l’altra. Nel I secolo non era così.

Gesù: uno che voleva combattere per la propria terra. Se ne andava di città in città a cercare nuovi seguaci, pronti a lasciare tutto per unirsi al suo movimento di liberazione. Basta con le parole, ora vengono i fatti, disse il Galileo. Non è forse ancor più affascinante, questa sua immagine di combattente? Non è più reale, più vera, tangibile e manifesta di quella di un predicatore ignaro, disinteressato, distaccato dalle cose del mondo? Il vero Gesù era venuto a portare la spada. Seguiva la tradizione dei Messia che l’avevano preceduto. Era un uomo in carne ed ossa che non disdegnava un invito a pranzo oppure la vicinanza di una donna. Non baciava forse sulla bocca Maddalena di Betania, la sua discepola più amata? La donna che “conosceva il tutto”? Quella cui il misogino Pietro si rivolse per apprendere le parole segrete che soltanto lei conosceva e che le aveva rivelato Gesù?

Per conoscere il vero volto di Gesù il Galileo e la sua vera storia è necessario prendere in esame i Vangeli da un’altra prospettiva. Bisogna confrontarsi con testi apocrifi, antichi quanto i Vangeli stessi ma rifiutati dalla Chiesa perché troppo intriganti. E soprattutto bisogna chiedersi per quale motivo Gesù disse chiaramente ai suoi discepoli che non era venuto a portare la pace nel mondo ma ferro, fuoco e guerra.

Così ho deciso di pubblicare il mio saggio „La missione di Gesù il Galileo“ che ripropone il personaggio dal punto di vista prettamente storico, esaminando i punti oscuri della vita di Gesù, l’ambiente in cui si sviluppò il suo pensiero politico-religioso, la vera natura della sua missione e la trasformazione della dottrina di Gesù avvenuta per mano di Paolo di Tarso. Quella che portò alla nascita del cristianesimo.

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