Primi insediamenti dei cacciatori d’Anatolia

 

 

Ubicato ai piedi dei Monti Tauro, il sito di Cayönü fu scoperto nel 1963. La sua importanza nel panorama del Neolitico preceramico intorno a Göbekli Tepe è grande, soprattutto perché qui furono costruite le prime abitazioni risalenti al 10.000-9.000 a.C. che videro lo sviluppo delle prime comunità di cacciatori-agricoltori d’Anatolia. Si tratta, insomma, di un divenire che andò di pari passo con lo sviluppo degli imponenti santuari del vicino centro di Göbekli Tepe e che può aiutarci a ricostruire l’universo sconosciuto di quelle genti. Per millenni esistettero delle comunità a Cayönü, le loro case si trasformarono da semplici capanne rotonde a solidi edifici rettangolari più complessi. Una costruzione in particolare ha concentrato l’attenzione degli esperti: la casa dei crani.

Edifici a due piani, pavimenti di lucido terrazzo e… una piazza

Il sito di Cayönü si trova vicino al villaggio di Sesverenpinar, a circa 40 km da Diyarbakir, presso la riva nord di un affluente del fiume Tigri. È situato all’altitudine di 832 metri. Un’area che, più di 10.000 anni fa, era soggetta a un clima molto più umido e presentava quindi una vegetazione di boschi e steppe erbose inframmezzate da fonti, stagni e paludi. I diversi strati di scavo riflettono i differenti orizzonti di occupazione del sito, e il più antico indica strutture abitative che vantano una datazione mozzafiato: 11.000 anni fa. Siamo, quindi, nell’epoca in cui i misteriosi costruttori di Göbekli Tepe innalzavano i loro templi rotondi. Queste abitazioni costruite con fango e arbusti ebbero pianta circolare in una prima fase, ovale in una seconda. Negli spazi fra una capanna e l’altra, e anche direttamente sotto la pavimentazione delle capanne stesse, sono stati scoperti resti di cadaveri deposti in posizione fetale.

Carta della Penisola Anatolica. A 40 km a nord-ovest di Diyarbakir e a 7 km a sud-ovest di Ergani è situato Cayönü. A nord-est, nei pressi di Sanliurfa, il sito di Göbekli Tepe. A poca distanza, a nord-ovest di Göbekli Tepe, il sito di Nevali Cori oggi sommerso dalle acque.

Carta della Penisola Anatolica. A 40 km a nord-ovest di Diyarbakir e a 7 km a sud-ovest di Ergani è situato Cayönü. A nord-est, nei pressi di Sanliurfa, il sito di Göbekli Tepe. A poca distanza, a nord-ovest di Göbekli Tepe, il sito di Nevali Cori oggi sommerso dalle acque.

Le attività delle genti di Cayönü avvenivano all’esterno, dove sono stati recuperati resti di lavorazione della pietra e anche di cibo. Forse, ipotizzano alcuni studiosi, sono tracce di feste celebrate dalla comunità che sembra aver sperimentato nuovi tipi di organizzazione sociale. In ogni caso possiamo dire che nei resti di industria litica di Cayönü sono individuabili collegamenti evidenti fra questo sito e gli altri situati nel vasto territorio che circonda Göbekli Tepe. Campioni di piccolo farro coltivato rilevati a Cayönü come anche a Nevali Cori, testimoniano l’essenziale passaggio fra un’economia basata in primis sulla caccia e la raccolta e quella che oggi chiamiamo la “rivoluzione neolitica”, vale a dire un’economia basata principalmente sull’agricoltura e l’allevamento del bestiame.

In siti come Cayönü possiamo individuare i primi passi verso questo nuovo stile di vita che si sarebbe sviluppato appieno più tardi, nelle ultime fasi del Neolitico preceramico, quando le comunità cominciarono a raccogliere farro selvatico e a sperimentarne la coltivazione, così come a dedicarsi all’allevamento di pecore e capre. Un quadro simile a quello che è stato ricostruito dagli archeologi a Nevali Cori e che manca invece per il momento a Göbekli Tepe, dove l’elemento sacrale sembra essere il motore esclusivo che portò alle monumentali costruzioni in pietra dominate dai pilastri a forma di tau.

Il grande interrogativo che incombe sul motivo primario del passaggio che provocò la rivoluzione neolitica, resta. Perché l’uomo abbandonò, gradualmente, la sua vita libera di cacciatore nomade (o seminomade) per assumere quella sedentaria e di certo anche più faticosa di agricoltore? Forse la carenza di selvaggina causata dall’aumento delle popolazioni, con conseguente estinzione di gran parte delle specie animali e riduzione di altre. Forse i grandi cambiamenti climatici che favorirono alcune specie vegetali adatte alla coltivazione e particolarmente ambite. Oppure si trattò più che altro dell’instabilità climatica che costringeva i gruppi ad accumulare provviste per i periodi più difficili. Una situazione che avrebbe favorito il fenomeno del sedentarismo. Sia come sia, i siti archeologici come Cayönü possono aiutarci a capire chi erano e come vivevano quelle genti lontane alla base delle cosiddette “grandi culture” che si sarebbero sviluppate nei millenni seguenti fra il Tigri e l’Eufrate.

Torniamo alle abitazioni di Cayönü. Nella seconda fase di costruzione, al posto delle capanne tonde appaiono le case rettangolari. I cosiddetti edifici “con pianta a griglia”. Orientati quasi sempre nord-sud, erano costruiti su una base di ciottoli che elevava la pavimentazione dal suolo, forse per isolarli dall’umidità o per prevenire un eventuale allagamento, un fenomeno piuttosto frequente in quella zona. Le dimensioni: approssimativamente 11 metri di lunghezza per circa 3 metri di larghezza. Il pavimento era di pietra, la stanza più grande ospitava un focolare. Sulle strutture di pietra s’innalzavano costruzioni fatte di legno e fango. Tra un’abitazione e l’altra c’erano dei cortili provvisti di forni, un indizio di attività lavorative svolte all’esterno delle case. Evidentemente le genti di Cayönü erano ben organizzate e gestivano gli spazi aperti in modo mirato.

Una casa a griglia che andò a rimpiazzare le prime capanne rotonde. Foto: Krähenstein CC BY SA 3.0

Una casa a griglia che andò a rimpiazzare le prime capanne rotonde. Ca. 8700 a.C.  Foto: Krähenstein CC BY SA 3.0

All’inizio del Neolitico preceramico, dunque intorno all’8700 a.C., questi edifici rettangolari di legno e fango si trasformarono in case vere e proprie, vale a dire fatte interamente di pietra, i cui muri paralleli formavano, sotto la pavimentazione, quella griglia che fa pensare a dei canali. E proprio così sono definite oggi: case a canali. Un aspetto che ricorda senz’altro gli edifici di Nevali Cori. Una sola costruzione presentava un pavimento rivestito da lastre di pietra. Al centro dell’edificio si elevavano, un tempo, due stele verticali litiche prive di decorazioni e poste l’una di fronte all’altra. Una terza stele si ergeva invece nell’angolo nord-est. Per questo motivo la costruzione fu chiamata “edificio delle lastre di calcare”. Forse si trattava di un luogo di culto.

Poi, fra i 7500 e il 7200 a.C., a Cayönü ci fu un’altra trasformazione. Le abitazioni, sempre di pianta rettangolare, furono suddivise all’interno in più camere e munite di un piano seminterrato, a sua volta ripartito in 6-8 piccole stanze. Erano le “case a celle”, che contano fra gli edifici a due piani più antichi della preistoria. Nel seminterrato, su pavimenti di terra battuta, si immagazzinavano le provviste oppure si seppellivano i morti di famiglia. Le case a celle erano fatte di mattoni di argilla cruda. Un edificio in particolare era fornito di una vera e propria pavimentazione “a terrazzo”. La struttura anch’essa rettangolare che fruiva di un pavimento realizzato con un impasto di malta e tritume di calcare perfettamente lucidato, dal colore rosato. In questo edificio dalle funzioni ignote è stata trovata una vasca di pietra su cui è scolpita una faccia umana. La scultura ricorda senz’altro quelle della vicina Nevali Cori. La casa dal pavimento a terrazzo era stata costruita in un’area precedentemente occupata da un altro fabbricato, la “casa dei crani”, che fu poi sepolto. L’insediamento fruiva anche di una piazza, un’ampia area coperta di ciottoli che misurava 60 metri di lunghezza e 20 di larghezza ed era attraversata da due file di stele litiche prive di sculture.

Casa a cella, tirpo di struttura successiva alla casa a griglia. Foto: Krähenstein CC BY SA 3.0

Casa a cella, tipo di struttura abitativa successiva alla casa a griglia. Ca. 7500 a.C.  Foto: Krähenstein CC BY SA 3.0

La casa dei crani e le figure di donna

Ma è la “casa dei crani” forse l’edificio più impressionante di Cayönü. Impressionante per e implicazioni di natura religiosa e sociale. Questa costruzione, che come ho scritto più sopra si trovava al di sotto del fabbricato con il pavimento a terrazzo ed era quindi più arcaica, aveva possenti muri di pietra e presentava una pianta ovale. Al suo interno si trovarono due fosse di poca profondità, sigillate da una pavimentazione in terra battuta. Al loro interno c’erano resti umani. Il corredo funerario dei morti seppelliti nella fossa più grande era costituito da crani e corna di uri, mentre i defunti che dormivano il loro sonno eterno nella fossa di minori dimensioni – complessivamente 15 persone – non presentavano un corredo di nessun tipo. Altri individui furono sepolti nel terreno intermedio fra la prima casa dei crani e le tre ricostruzioni successive.

Infatti più tardi la casa ovale fu sostituita da una rettangolare e suddivisa in due parti. La prima parte presentava tre stanze comunicanti e guardava a nord; la seconda, orientata in direzione sud, era costituita da un ampio cortile. I due ambienti erano separati da un grosso muro. A giudicare dai reperti ivi recuperati, nella casa dei crani venivano celebrati riti funerari. In seguito, quando l’edificio più vecchio fu sepolto e sopra di esso s’innalzò quello con il pavimento a terrazzo, la casa dei crani fu caratterizzata da tre cripte. Una di esse, orientata in direzione ovest, era colma di crani e ossa umane, resti di scheletri di entrambi i sessi e di differenti età sistemati con cura, in fila. Piccoli doni funerari, come perle di malachite e pietra oppure conchiglie, furono trovati fra i poveri resti. Mentre nella seconda cripta si portò alla luce lo scheletro di una donna decapitata deposta insieme a un bambino e un neonato. La terza cripta era piena di ossa disposte in modo caotico, come si trattasse di una sepoltura comune.

La misteriosa casa dei crani. Foto: Krähenstein CC BY SA 3.0

La misteriosa casa dei crani. Foto: Krähenstein CC BY SA 3.0

Nel periodo in cui a Cayönü apparvero le case a celle, l’edificio dei crani ospitò esclusivamente morti decapitati, deposti lì in sepoltura secondaria e accompagnati da piccoli corredi funerari composti da perle e altri oggetti ornamentali. Infine, nell’ultima fase di occupazione, tornò a dominare l’elemento dei teschi, inumati insieme a ossa animali, che forse originariamente erano stati allineati su strutture di legno più tardi andate distrutte. I crani più “recenti” si trovavano nella cripta a est dell’edificio, dunque in direzione opposta ai crani deposti nella fase più antica. Ma a chi erano appartenuti questi teschi di Cayönü? Perché si trovavano in un edificio speciale, contrariamente agli altri resti di morti sepolti sotto i pavimenti delle case oppure fra una casa e l’altra? Probabilmente si trattava di persone che rivestivano un ruolo particolare in seno alla società.

Riproduzione di una statuetta trovat a Cayönü. Una doppia immagine femminile. Forse una divinità? Copyright: Reimund Schertzl

Riproduzione di una statuetta trovata a Cayönü. Una doppia immagine femminile. Forse una divinità? Copyright: Reimund Schertzl

Bisogna ricordare che il culto dei crani ha radici antichissime che affondano all’alba della Paleolitico. Già nell’insediamento di Bilzingsleben (Germania) furono trovate tracce di un “trattamento speciale” riservato a crani umani. E Bilzingsleben risale a 370.000 anni fa, un luogo scelto dall’Homo erectus heidelbergensis, l’antenato dell’uomo di Neanderthal. Evidentemente questa parte nobile del corpo umano da sempre esercitò sui nostri avi un fascino particolare. Una scultura su pietra scoperta in un santuario di Göbekli Tepe rappresenta un uomo decapitato e anche nell’anatolica Chatal Höyuk, che fiorirà nell’VIII millennio a.C., una pittura muraria rappresenta individui decapitati in preda a giganteschi uccelli. Evidentemente vi era un’antichissima tradizione basata sul culto dei morti e dei crani, il cui significato oggi ci sfugge.

Un’ultima osservazione: l’eccezionalità del sito di Cayönü è dovuta anche ai numerosi reperti di metallo. Si tratta dei più antichi oggetti metallici del Vicino Oriente, fabbricati per mezzo della battitura a freddo. Nello strato delle capanne circolari (9400 a.C.) sono state recuperate migliaia di piccole perle di malachite, un minerale che contiene del rame. Mentre il rame puro lavorato apparve intorno all’8700 a.C., in utensili di uso quotidiano come aghi, ganci, anelli. Altro primato di Cayönü: il tessuto. Un frammento di tela di lino del 7500 a.C. dimostra che la comunità era in grado di produrre stoffe. Per non dimenticare i recipienti d’argilla. Con l’argilla cruda (siamo ancora nel Neolitico preceramico) gli abitanti di Cayönü fabbricavano borchie, vasi e anche statuette. Ed ecco che emerge dalle nebbie del passato – e come poteva essere altrimenti? – l’immagine della donna. Le prime figurine, quelle trovate nello strato più antico di scavo, erano femminili. Poi divennero sempre più frequenti le statuette animali, soprattutto pecore e capre. La donna a protezione del focolare domestico? Forse, perché le statuine sono state recuperate soltanto nelle case, e non negli edifici di culto.