Una ballata di eros e morte

 

 

La nobile ungherese Elizabeth Báthory è misteriosa almeno quanto un Giano bifronte. Le vengono attribuiti centinaia di delitti. Sue vittime: giovani donne. Le malcapitate, si dice, sopportarono terribili torture prima che la morte giungesse a recar loro sollievo. Se ciò è vero, si tratta di una delle peggiori assassine seriali della storia. I racconti dell’orrore giungono dalla Transilvania, terra di Dracula, e i documenti dell’inchiesta effettuata all’epoca della Báthory li confermano. Eppure alcuni storici non sono d’accordo con questa lettura dei fatti. Secondo loro, la contessa Elizabeth Báthory fu vittima di un complotto.

Bella come il Diavolo, fredda come il ghiaccio

Elizabeth Báthory, la contessa che amava tanto il sangue

La contessa Elizabeth Báthory

“Bella come il Diavolo…”: così inizia la poesia che Karl Kucera dedicò a Erzsébet Báthory. Mentre il componimento ottocentesco di János Garay si apre con questi versi: “Al calar della notte, la potente signora del superbo castello di Čachtice è perseguitata da incubi orrendi…” Eros e morte, combinazione da brivido alla base del sadismo. Soffrì di questa patologia, la celebre contessa? „Elizabeth“ altro non è che la versione internazionale dell’originale ungherese „Erzsébet“: un nome dalla pronuncia difficilmente immaginabile, dal suono più duro, esotico, enigmatico. Come quei ritratti antichi che mostrano lei, una bella donna pallida con i capelli scuri, i grandi occhi scrutatori dallo sguardo assente, freddo e impenetrabile. Ben si adattano queste immagini all’erotica leggenda della Contessa sanguinaria. Ma potrebbero essere anche lo specchio di una creatura cresciuta in ambiente ostile, di uno spirito tormentato dal cuore di pietra.

Così l’ha interpretata l’attrice e regista Julie Delpy nel suo film “La contessa”. Alla fine della pellicola francese, Elizabeth ha la sfrontatezza di paragonare i suoi atroci delitti gratuiti alle azioni di guerra degli uomini del suo tempo. Si chiede perché soltanto le sue uccisioni vengano punite e soltanto lei sia costretta a pagare il terribile prezzo del carcere a vita. Il ragionamento di una pazza, oppure un’accusa sottile di Delpy contro i privilegi del sesso maschile? Di certo una riflessione che è costata alla regista francese qualche critica pungente. Non a torto. Fatto sta che il personaggio della Contessa sanguinaria da sempre ha affascinato registi e scrittori. Celebri sono le immagini di Paloma Picasso/Báthory che s’immerge nuda in un bagno di sangue, tratte dal film “Racconti immorali” del 1974. Fantasie erotiche. Una visione trasfigurata della realtà?

Elizabeth Bàthory nacque nel 1560 a Nyirbátor, in Ungheria, ma crebbe nel castello rumeno di Ecsed, proprietà della famiglia. Suo padre fu Gyórgy Báthory di Ecsed, sua madre Anna Báthory di Somlyó. Non era figlia unica. Aveva un fratello più grande e due sorelle più piccole. Ricevette un’educazione di alto livello, rispetto a molte altre nobili dell’epoca, giacché imparò, oltre alla lingua tedesca e ungherese, anche il francese, il latino e il greco antico. Alla tenera età di 11 anni, i suoi genitori la fidanzarono ufficialmente con il nobile Ferenc Nádasdy. Poi, nel 1575, ebbe luogo il matrimonio della quindicenne Elizabeth con il ventenne Ferenc. Da questo momento la giovanissima sposa si trasferì con il marito nel castello di Čachtice, appartenente alla famiglia di lui. Quello che sarebbe divenuto un giorno il castello degli orrori, un maniero situato tra Piestany e Neustadt an der Waag, nella Repubblica Slovacca.

Foto: LMih CC BY-SA 3.0

Le rovine del castello di Cachtice, Repubblica Slovacca. Foto: LMih CC BY-SA 3.0

Qui la contessa trascorse lunghi periodi di lontananza dal marito Ferenc, il quale era comandante delle truppe reali ungheresi e continuamente impegnato nella guerra contro i turchi che metteva a ferro e fuoco il Paese. Tuttavia, durante i lunghi 29 anni di quel matrimonio di convenienza, i momenti di intimità della coppia non dovettero mancare, perché Elizabeth diede alla luce cinque figli. Nel 1585 nacque la piccola Anna. A quest’epoca risale un celebre ritratto della bella contessa venticinquenne. Ursula e Andreas nacquero rispettivamente nel 1586 e nel 1594, ma morirono prematuramente. La contessa partorì ancora una figlia, Katharina, e infine nel 1598 Paul, che un giorno sarebbe diventato l’erede dei beni di famiglia.

Ma più che l’idillio di una nobildonna baciata dalla fortuna, quella di Elizabeth sembra essere stata un’esistenza fatta di luci opache, sagome distorte e ombre inquietanti. Crudeltà e violenza furono due presenze costanti nella vita della contessa. Lo stesso marito Ferenc veniva chiamato il Cavaliere nero a causa della ferocia che caratterizzava le sue azioni guerresche. E poi ci furono due morti che segnarono profondamente la vita di Elizabeth Báthory: quella del fratello Stephan e quella del marito Ferenc. La prima perché Stephan, morto nel 1600, non aveva avuto figli ed Elizabeth ereditò tutti i suoi beni. La seconda, avvenuta nel 1604, perché la contessa rimase unica proprietaria di un patrimonio gigantesco. Possedeva dovunque castelli, ampi territori, interi villaggi e città, dalla Transilvania sino all’Austria, soprattutto in quella che è oggi la Repubblica Slovacca. Un patrimonio da lei personalmente amministrato che le conferiva grande autorità e, all’epoca, era qualcosa di eccezionale nelle mani di una vedova. Fin troppo.

Elizabeth Báthory, la contessa che amava tanto il sangue

Il nobile Ferenc Nadasdy, marito della contessa Báthory. Pubblico dominio

Tanto più che la contessa sapeva molto bene il fatto suo e non intendeva delegare nulla a nessuno. Fu Elizabeth a organizzare i matrimoni dei figli, dando in moglie Anna e Katharina a nobili importanti e piazzando il figlio ed erede Paul presso il conte Emmerich Megyéry che ne divenne l’educatore. Tutto ciò fa pensare che la Bathóry fosse una donna capace, energica e volitiva. All’età di 45 anni, la Contessa sanguinaria era giunta all’apice della potenza e della ricchezza. Ma nel 1609 ci fu un colpo di scena. Il conte Gyórgy Thurzo di Bethlenfalva, cugino dell’imperiosa nobildonna, occupò su ordine del re ungherese Mátyás II il castello di Čachtice. Nel 1611 Elizabeth Báthory fu arrestata in seguito a un’accusa infamante: le uccisioni efferate di diverse giovani donne che facevano parte del suo personale di servizio e di alcune ragazze di nobili famiglie.

Gli anni di sangue

Rinchiusa nel castello di Čachtice come in una prigione, la contessa non poté prendere parte personalmente ai due processi – condotti rispettivamente in lingua ungherese e latina – che si tennero nella città di Bitcse. Al suo posto, apparvero sul banco degli imputati persone a suo servizio che avevano agito da complici aiutando la nobildonna a compiere i misfatti: la nutrice dei figli di Elizabeth, il maggiordomo, la lavandaia del castello e la dama di compagnia. Poi c’erano i testimoni d’accusa. In alcuni casi gli imputati furono sottoposti a tortura, in altri confessarono di spontanea volontà. Le condanne non furono da meno delle accuse. Alla nutrice e alla dama di compagnia furono strappate le dita, dopodiché vennero arse vive; il maggiordomo fu decapitato e il suo cadavere bruciato; la lavandaia, più fortunata, rimase in stato di arresto. E la contessa? Il re avrebbe voluto vederla morta, ma il cugino Thurzo commutò la pena in arresto perpetuo. Fu murata viva in una stanza del suo castello degli orrori, sino alla morte.

Il 18 agosto 1614, Elizabeth Báthory fece testamento e tre giorni dopo spirò. Fu seppellita nella chiesa di Čachtice. Un anno dopo morì anche la figlia Anna che non lasciò eredi. Si divisero l’immenso patrimonio il figlio maschio Paul e la famiglia Homonna, cui apparteneva ora la figlia Katharina, la quale aveva sposato Gyorórgy Drugeth di Homonna quattro anni prima. Ma Elizabeth sopravvisse alla morte nelle leggende popolari. La sua immagine divenne quella di una donna-vampiro che faceva il bagno in tinozze colme di sangue umano per riacquistare la freschezza della pelle, per mantenere quella giovinezza che, di giorno in giorno, diveniva più lontana. Il sangue delle vergini uccise era per lei linfa vitale. Divenne la Contessa sanguinaria, il cui fantasma ancora oggi si aggira fra le rovine di Čachtice.

Civertan CC BY-SA 3.0

Il castello di Cachtice visto dall’alto. Foto: Civertan CC BY-SA 3.0

I testimoni d’accusa raccontarono che Elizabeth aveva sottoposto le infelici vittime a bastonate, frustate, ferite di coltello, aghi e forbici, bruciature con ferri roventi, raffreddamenti con acqua ghiacciata. E poi c’erano le cifre delle vittime. Cifre impressionanti. La dama di compagnia affermò che la contessa aveva ucciso almeno 36 donne, un’altra testimonianza parlava di 80 vittime, un’altra ancora rivelava l’esistenza di un diario di Elizabeth (mai ritrovato), in cui la contessa faceva i nomi di ben 650 ragazze morte per mano sua.

Un’assassina seriale senza pari. Tuttavia oggi gli storici non si trovano tutti d’accordo sulle colpe della Contessa sanguinaria. Oscillano fra innocenza e colpevolezza. Alcuni, dopo aver accuratamente esaminato gli atti processuali e le testimonianze dei contemporanei di Elizabeth nonché la tradizione leggendaria locale tessuta intorno al personaggio della contessa, si dicono certi che la Báthory in realtà fosse innocente. Si sarebbe trattato di un complotto ordito dal cugino della nobildonna, il conte Thurzo, allo scopo di rovinarla e poter mettere – magari per vie traverse – le mani su una parte dell’immenso patrimonio di lei.

Altri, invece, sono convinti della colpevolezza della Báthory. Le testimonianze a suo carico sono troppe per essere tutte false e molte di esse furono atti spontanei, intrapresi senza nessuna costrizione da persone ragguardevoli che erano stanche di dover assistere in silenzio alle morti di tante giovani innocenti. I colpevolisti osservano inoltre che il comportamento della contessa, se pure eccessivo, in fondo non rappresentava nulla di straordinario per l’ambiente in cui la donna era nata e cresciuta. Un ambiente di nobiltà crudele, spietata, senza scrupoli soprattutto nei confronti delle classi sociali inferiori. A loro avviso, le accuse che portarono all’arresto della contessa e ai relativi processi sarebbero sorte dal fatto che Elizabeth non si accontentò di torturare e uccidere soltanto ragazze contadine. A un certo punto tra le sue vittime iniziarono ad esserci anche giovani donne di bassa nobiltà, e questo fatto aveva contribuito ad accrescere l’astio della sua propria classe contro di lei. Ma è davvero possibile che una donna intelligente, bella, colta e ricca sia caduta così in basso inseguendo la chimera dell’eterna giovinezza?

La Contessa sanguinaria

Potenti accuse contro la contessa Báthory giungono dal suo contemporaneo István Magyari, sacerdote protestante e letterato di Sarvar, che in alcune lettere parlò della depravazione di Elizabeth e delle azioni criminali avvenute negli anni in cui il marito Ferenc era ancora in vita. Magyari sosteneva che già a quell’epoca correva voce che la gelida contessa provasse piacere nel torturare e uccidere fanciulle vergini. Secondo il sacerdote, il marito aveva tentato più volte di richiamarla alla ragione se non altro per paura dello scandalo ce avrebbe colpito la famiglia, ma senza grande successo. Poi, dopo la morte di Ferenc, la situazione precipitò.

Elizabeth Báthory, la contessa che amava tanto il sangue

Un ritratto della contessa Elizabeth Báthory dipinto intorno al 1600 da pittore sconosciuto.

Gli atti dei processi dipingono un quadro fosco: Elizabeth era attorniata da servitori compiacenti che attiravano le ragazze con false promesse al castello maledetto. Gli dicevano che avrebbero ricevuto un posto di lavoro come venditrici oppure domestiche. Invece poi le infelici sparivano senza lasciare traccia. Sui motivi che indussero Elizabeth a compiere tali nefandezze, il buio rimane. Non possediamo deposizioni della contessa, poiché – come detto sopra – ella non prese parte ai processi. Nemmeno i suoi complici fornirono uno straccio di spiegazione apparente. La leggenda parla di bagni di sangue fatti dalla contessa per riacquistare la giovinezza perduta, ma se pensiamo che i crimini di Elizabeth iniziarono probabilmente pochi anni dopo il matrimonio e che all’epoca la nobildonna era molto giovane, questa motivazione appare poco credibile.

Del resto un esame storico nelle cronache della famiglia Bathóry ha dimostrato che, a partire dalla metà del XVI secolo, i casi di malattia mentale divenivano sempre più frequenti. Erano un effetto collaterale dei tanti matrimoni fra consanguinei e della vena di fredda crudeltà che caratterizzava il ramo del nobiluomo Gyórgy Báthory di Ecsed, padre di Elizabeth. Il primo Báthory di cui si abbia notizia che rivelò chiari segni di psicosi, fu un certo Zsigmond. I suoi contemporanei non riuscivano a decidersi se fosse pazzo o criminale. Si mostrava violento nei confronti dei suoi sudditi, soffriva di improvvise crisi di pianto e slanci di esasperato misticismo. Il suo consigliere Boldiszàr Bathóry, altro membro dell’infelice famiglia, era pure un individuo particolarmente brutale. Finì ucciso da Zsigmond, che lo fece strangolare a tradimento.

Per non parlare poi di Gábor Báthory, l’ultimo principe della Transilvania, noto a tutti per le sue azioni cruente su persone innocenti. Non appare, quindi, improbabile un’inclinazione innata di Elizabeth per il sadismo. Inclinazione che peraltro sarebbe stata scoperta molto presto sia dalla suocera sia dal marito e che culminò trent’anni dopo, quando la contessa rimase vedova e poteva fare il bello e il cattivo tempo da mattina a sera del tutto indisturbata, nel suo castello di Čachtice come in altre sue proprietà. Anzi, si dice che talvolta abbia torturato le povere ragazze anche durante lo spostamento da un luogo all’altro. In carrozza.

Senti come sono fredde le mie mani

Non sono mancati gli storici – e soprattutto gli psicologi – che hanno tentato di individuare la malattia mentale della contessa. Purtroppo però, a causa della mancanza di documenti d’epoca contenenti perizie mediche e/o informazioni più dettagliate, il mistero rimane. È stato possibile soltanto formulare delle ipotesi. Di certo la Báthory era affetta da una grave forma di sadismo, non è invece individuabile una chiara impronta omosessuale come nel caso del maresciallo Gilles de Rais, poiché sappiamo con sicurezza che la contessa veniva attratta dal sesso maschile. Anche uno dei suoi servitori fu per un certo periodo il suo amante e non perse l’occasione di vantarsene.

La componente mistica deve aver rivestito un ruolo chiave nella follia di Elizabeth come in quella del suo avo Zsigmond. Alcuni testimoni hanno parlato di estasi mistiche della contessa che talvolta, senza un motivo apparente, seguivano i delitti. Di colpo la nobildonna si decideva a far seppellire le vittime e poi se ne stava chiusa nella cappella privata a pregare per le loro anime, devotamente piegata sull’inginocchiatoio, sino all’alba. La donna-vampiro si circondava d’incenso. Alla base dei delitti non è stato invece possibile individuare una chiara impronta sociale o nazionalistica, poiché Elizabeth sceglieva le sue vittime sia in territorio slovacco che in quello ungherese, semplicemente a seconda del luogo in cui soggiornava in quel momento. Non faceva neanche differenze fra le modeste ragazze di paese e quelle benestanti della nobiltà. Il sangue era sangue, e basta.

Insomma, sia alla luce delle testimonianze degli imputati sia alla luce di quelle effettuate da altre persone non direttamente coinvolte nei fatti, mi pare davvero impossibile negare la colpevolezza della Báthory. Anche se il motivo alla base dei crimini resta un mistero, la contessa di certo si macchiò di gravi colpe. Sorprendente è invece il fatto che Elizabeht abbia potuto agire per tanti anni del tutto indisturbata, nonostante marito e suocera sapessero, malgrado circolassero ovunque numerose voci sulle nefandezze che avvenivano tra le mura dei suoi castelli.

Certo, Elizabeth era molto potente, questo è vero. Ma non mancavano altri nobili influenti (tra cui lo stesso re Mathias) pronti a intervenire contro di lei. Eppure il cugino Thurzo iniziò soltanto cinque anni dopo la morte di Ferenc, marito della Báthory, a indagare concretamente e a raccogliere informazioni per inchiodare la scomoda parente. Perché? Thurzo non era uno sprovveduto. Non appena il sospetto diventò certezza e fu corroborato da prove concrete, questi non esitò a fare un sopralluogo al castello di Čachtice con tanto di scorta armata. Lo riferiscono i documenti ufficiali dell’epoca:

Elizabeth Báthory, la contessa che amava tanto il sangue

Il conte Gyórgy Thurzo che portò all’arresto e alla condanna di Elizabeth Báthory, la contessa sanguinaria. Dominio pubblico

“(…) si recò scortato da molti soldati e servi al castello del villaggio di Čachtice. Già all’entrata fu subito persuaso di ciò che gli avevano detto i testimoni. Una ragazza di nome Doricza fu trovata morta dopo essere stata bastonata e torturata, così come anche un’altra ragazza, che era ormai agonizzante. E proprio in questo luogo era in quel momento anche la signora di Nádasdy (N.d.A.: Elisabeth Báthory).”

Forse il conte Thurzo non intervenne prima soltanto per paura di incorrere nell’ira del violento Ferenc e attese la morte di questi. Aspettò pazientemente il giorno del giudizio. Senza confidare nell’aiuto di Dio. Si trattava di un giudizio umano e fallibile ma necessario per metter fine a tanta scelleratezza. Dal canto suo, Elizabeth non mostrò mai di pentirsi apertamente per ciò che aveva fatto, né di rendersi conto dell’orrore raggiunto dalla propria depravazione. Chiusa in un silenzio pieno di sdegno, la contessa Báthory spirò imprigionata nella camera da letto buia del castello di Čachtice. Girò voce che si fosse avvelenata, altri dissero che era morta di fame. Di certo la sua famiglia volle dimenticarla in fretta, per mettere subito una pietra sopra gli orribili delitti che infangavano il nome dei Báthory e dei Nádasdy.

Esiste una sintetica descrizione degli ultimi istanti di vita della contessa che amava tanto il sangue. Ci giungono da un parente del conte Thurzo, il quale apprese la notizia della morte di Elizabeth da un servitore del castello:

“Quella sera la contessa disse al suo servo: Senti come sono fredde le mie mani! E il servo ribatté: Non è niente, mia signora. Andate a coricarvi. Lei andò a letto, prese il cuscino su cui solitamente poggiava il capo, e se lo mise sotto i piedi. Poi si coricò. E spirò in quella stessa notte.”