Dove Himmler fabbricava il mito

 

 

Il Wewelsburg. Un castello secentesco troneggia sulla cima di un’altura. 15 km a sud della cittadina di Paderborn, in Vestfalia. Sede di riunioni e riti segreti cui partecipava soltanto un’élite delle SS, il Wewelsburg fu la roccaforte dell’Ahnenerbe di Heinrich Himmler. Per il potente gerarca nazista il Wewelsburg era centro di ricerche archeologiche e storiche. Intendeva rivalutare l’importanza della razza germanica che in realtà non è mai esistita, perché i Germani non erano affatto una razza particolare, ma un miscuglio di tribù indoeuropee unite fra loro da posizione geografica, parlata, tradizioni e culti comuni.

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Veduta del Wewelsburg, castello delle SS e roccaforte dell’Ahnenerbe di Himmler. Foto – sabina marineo

Oggi il Wewelsburg è divenuto un ostello per la gioventù e ospita un museo storico in memoria dei crimini nazisti. Nonostante il tentativo sincero di esorcizzare gli orrori del Terzo Reich esibendo nel museo del castello foto e documentazione storica, un’aura sinistra continua ad aleggiare sugli edifici. Si percepisce l’eco di un passato denso di segreti innominabili, tetri. Il riflesso del sole nero di Thule rischiara ancora le sale abbandonate, la cripta misteriosa, lo strano cortile triangolare attorniato da porte decorate con volti urlanti di divinità pagane e con simboli magici. Un luogo di certo inquietante, sì, ma pur sempre un frammento della nostra storia.

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Modello del Wewelsburg. La disposizione triangolare degli edifici è un unicum in Europa. La grande torre rotonda è la torre nord, in cui si trovano la sala di riunione e la misteriosa cripta della fortezza. Museo storico del Wewelsburg. Foto – sabina marineo.

Il castello ha un passato movimentato, come tante altre fortezze europee. Nel IX – X secolo, al posto della costruzione attuale si ergeva una fortezza di Wifilisburg. Più tardi, intorno al 1123, il conte Friedrich von Arnsberg fece edificare la prima costruzione in pietra. Poi per più di cent’anni i documenti tacciono. Sappiamo che nel 1301 il conte di Waldeck consegnò il Wewelsburg al vescovo di Paderborn, il quale a sua volta cedette metà del feudo al nobile Berthold von Büren. Nel periodo 1604 – 1607 il Wewelsburg acquistò la sua forma architettonica attuale. Durante la Guerra dei Trent’anni (1618-1646), la fortezza fu conquistata dal conte svedese Wrangel, che peraltro l’aveva bombardata distruggendone una parte.

La ricostruzione degli edifici avvenne nel 1654, ad opera del vescovo e principe Theodor Adolf von der Recke e del successore di questi, principe Ferdinand von Fürstenberg. Nel XVII secolo la funzione del castello era quella di punto d’incontro per le partite di caccia e di gioco dei nobili. Più tardi, dal 1756 al 1763, le cantine della fortezza furono adibite a prigioni militari e ospitarono i prussiani nemici del Principato di Paderborn. Ma in tutti questi decenni non fu fatto nulla per restaurare il castello. Il Wewelsburg cadeva sempre più in deperimento. Il colpo di grazia fu quello di un fulmine, che distrusse gran parte della torre nord nell’anno 1815. Nel 1823 il Wewelsburg era talmente diroccato, che lo Stato mise l’ala orientale del castello a disposizione del parroco del villaggio vicino . E questa situazione perdurò sino al XX secolo. La fortezza in rovina passava da un parroco all’altro.

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Cortile interno del Wewelsburg. Al centro la torre nord, in cui si trova la misteriosa cripta. Foto – sabina marineo

La svolta avvenne nel 1933, dopo che i nazionalsocialisti avevano impugnato saldamente le redini del potere. Il sindaco di Büren, signore di Solemacher-Antweiler, venne a sapere che Heinrich Himmler era alla ricerca di un castello e pensò bene di attirare l’attenzione del gerarca sul Wewelsburg. Il sindaco sperava di riuscire a salvare la costruzione dalla rovina galoppante e, allo stesso tempo, di incrementare l’economia della regione con nuovi posti di lavoro per gli operai del luogo che avessero partecipato ai restauri. Il 3 novembre 1933, Himmler varcò per la prima volta le soglie della fortezza. Fu un colpo di fulmine, ma questa volta in senso figurato. Himmler riconobbe subito nel Wewelsburg il suo castello ideale. Se ne innamorò.

Il Wewelsburg si veste di nero

Gli piacevano l’allineamento nord-sud della fortezza, la disposizione triangolare degli edifici intorno al cortile, la posizione strategica che dominava la vallata e soprattutto l’ubicazione del Wewelsburg proprio nel cuore della Germania più mitica, là dove i Cheruschi avevano vinto le legioni romane nella battaglia della Foresta di Teutoburgo, presso il santuario delle Externsteine, là dove i Sassoni avevano combattuto all’ultimo sangue contro Carlo Magno, per conservare sovranità e culti pagani.

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Wewelsburg. Sala di riunione situata nella torre nord. Nel mezzo della stanza è visibile, sul pavimento, la ruota solare. L’arredamento moderno è stato aggiunto di recente per esorcizzare l’atmosfera solenne della stanza ed evitare che sia luogo di pellegrinaggio di neonazisti. Foto – sabina marineo

Himmler decise di iniziare i lavori di restauro al castello che comprendevano anche ampie opere di ristrutturazione degli edifici. Il progetto si presentava imponente, prevedeva addirittura l’eliminazione dell’adiacente villaggio di Büren-Wewelsburg per agevolare la costruzione di nuovi palazzi, strade e parcheggi. In primo luogo, dal 1936 al 1938, ci si occupò dell’ala est della fortezza. Ma, con somma delusione del sindaco, al gerarca non passò nemmeno per la testa l’idea di assumere lavoratori del paese. Sfruttò, invece, le ultime forze dei prigionieri dei campi di concentramento.

Nel 1939, presso il villaggio di Büren-Wewelsburg, fu aperto il campo di Niederhagen in cui erano imprigionati gli addetti ai restauri del castello. È inutile dire che l’atmosfera di Wewelsburg, adombrata dalla presenza visibile e invisibile di Himmler, si rivelò più che opprimente: prigionieri costretti al lavoro forzato da mattina a sera e soggetti a ogni tipo di ingiustizia; facciate del castello che passarono dal luminoso, bianco intonaco originario al colore scuro dei mattoni per incutere nell’osservatore un certo timore sacro; arredamento, decorazioni, stoviglie e oggettistica del Wewelsburg che rispondevano al disegno fortemente nazionalistico di potere delle SS e presentavano tutti ornamenti di tipo pseudo – germanico. Era diventato il luogo del mito. Un mito artificioso, costruito a tavolino, nato dalla fantasia malata di Heinrich Himmler e dei suoi seguaci.

Altra veduta della sala principale della torre nord. Foto - sabina marineo

Altra veduta della sala principale della torre nord. Foto – sabina marineo

Mentre la moglie del gerarca andava a far visita al marito al lager come andasse a fare una gita in campagna e descriveva con spietato disinteresse il proprio compiacimento allorché i prigionieri donavano a lei e alle altre signore presenti piccoli regali fatti a mano, quegli stessi prigionieri morivano come mosche. Su 3900 persone del campo di concentramento presso Wewelsburg, ben 1285 perirono di stenti e altre 56 furono uccise dalla Gestapo. Più tardi la signora Himmler, che non ebbe la fortuna di poter fuggire all’estero come tanti capi delle SS, avrebbe dichiarato agli ufficiali americani – durante gli interrogatori – di non aver saputo nulla di nessun lager e tantomeno della morte violenta di prigionieri ebrei. Una delle tante menzogne imbastite sul momento per sfuggire alla punizione e ai fantasmi della notte.

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Wewelsburg. Ruota solare sulla pavimentazione della sala principale. Il sole nero di Thule? Foto – sabina marineo

Nel 1935 gli uomini dell’Ordine Nero che avevano accesso al Wewelsburg, entrarono a far parte dello stato maggiore personale di Himmler. Tre anni dopo, ebbe luogo nel Wewelsburg una riunione dei capigruppo SS. In quell’occasione i blasoni delle famiglie degli ufficiali SS più insigni furono appesi nel castello, mentre i loro anelli con la Totenkopf (testa di morto, cranio), in caso di morte degli ufficiali, sarebbero stati custoditi nella fortezza. Questi anelli erano un’onorificenza privata chiamata in vita da Heinrich Himmler e destinata esclusivamente agli appartenenti delle SS. Inizialmente ne furono prodotti 5000. Erano d’argento e, oltre alla testa di morto, venivano decorati con segni runici. Le rune rappresentavano le virtù germaniche e avevano un valore apotropaico, cioè funzionavano come un talismano: dovevano infondere nel portatore forza e coraggio. Nella parte interna dell’anello venivano incisi il cognome del nuovo possessore, il nome del donatore Himmler e la data in cui l’anello era stato consegnato all’ufficiale.

Ma per i nazisti si avvicinava la fine della cuccagna. Dopo la sconfitta di Stalingrado, avvenuta nella primavera del 1943, i lavori di costruzione e restauro al castello furono interrotti. Il numero degli occupanti del lager fu drasticamente diminuito a 42 persone. Nonostante ciò Hermann Bartels, l’architetto di Himmler, continuava a creare progetti monumentali e impossibili a tavolino che prevedevano la costruzione di un complesso altrettanto gigantesco quanto bizzarro e mai realizzato. Il focus del Wewelsburg sarebbe stato la torre nord del castello, le cui sale rappresentavano la Endsieg (vittoria finale) del Terzo Reich su tutti i nemici. Proprio nella fase bellica in cui la Germania stava perdendo clamorosamente la partita.

In realtà soltanto due stanze della torre nord furono portate a compimento. Una sala ipogea, la misteriosa cripta, con un’infossatura nel mezzo dalla funzione ignota (forse un focolare? Oppure un altare?) e una sala del piano superiore che vede al centro del pavimento marmoreo il simbolo della ruota solare, il sole nero di Thule. Stanze usate per i riti e le cerimonie segrete delle SS, che ancora oggi provocano accese discussioni fra storici, ricercatori e semplici curiosi. Stanze che, di recente, sono state arredate con dipinti pacifisti e mobili moderni dai colori vivaci, nel tentativo di sdrammatizzare l’aura solenne originaria nonché di evitare un eventuale pellegrinaggio di visitatori filonazisti.

Nazismo e occultismo

Del resto, secondo i piani di Heinrich Himmler, il castello oggi non dovrebbe più nemmeno esistere. Dinanzi alla realtà ormai più che tangibile della disfatta del 31 marzo 1945, il gerarca aveva infatti ordinato di far saltare in aria tutto il Wewelsburg. Non voleva che il santuario delle SS cadesse nelle mani degli americani. Ma l’operazione fallì, solo una parte fu distrutta.

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Wewelsburg. Cripta situata nei sotterranei della torre nord. I quadri sono stati aggiunti di recente in memoria delle vittime del nazionalsocialismo. La funzione di questa stanza rimane un enigma. Foto – sabina marineo

Il Wewelsburg tra realtà e fantasia. Ma dove finisce la realtà e dove inizia la fantasia? Per capire meglio l’aspetto occulto di questa costruzione, dobbiamo renderci conto dell’esoterismo insito nell’ideologia nazista. Questo viene fin troppo spesso trascurato, minimizzato, negato. Eppure le grandi rappresentazioni a cielo aperto, organizzate dallo staff di Hitler durante la notte alla luce delle fiaccole, oppure durante il giorno con sfilate in costumi mitici per impressionare le folle, facevano parte della visione magica del Terzo Reich. Certo, era soprattutto una cerchia d’élite a coltivare simbologie occulte, ma questa cerchia era formata proprio dai gerarchi di spicco.

Non è possibile capire né il “fenomeno Hitler” né quello del nazismo in toto, senza prima aver analizzato anche il lato esoterico di questo triste periodo storico. Ho potuto vedere di persona vecchie fotografie private in bianco e nero, scattate da ufficiali tedeschi che aderirono ciecamente all’ideologia del Führer e gelosamente conservate dai familiari di questi. Non potevo credere ai miei occhi: a quei tempi, tenevano in casa una sorta di altare con simboli magici. Figli e nipoti erano perplessi quanto me.

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Blasone di SS. Interessante è il serpente Ourobouros, da sempre importante simbolo esoterico e alchemico. Sotto, sulla destra, un anello di SS con la Totenkopf (testa di morto) e le rune. Museo storico del Wewelsburg. Foto – sabina marineo

Dobbiamo quindi gettare uno sguardo sulla vera natura dell’Ordine Nero delle SS. E inevitabilmente ci troviamo a confronto con la società segreta chiamata Thule-Gesellschaft, l’associazione di Thule fondata nel 1918 da Rudolf von Sebottendorf e il cui emblema era proprio la croce uncinata. La ruota solare della sala principale della torre nord conferma il legame fra Thule e Ordine Nero di Himmler. Le leggende intorno a questa società segreta fortemente antisemita abbondano, a partire da quelle incentrate su un eventuale contatto fra Thule e monasteri tibetani (Dietrich Bronder), fra Hitler e la mitica città di Shambala, per finire con quelle più macabre che parlano di riti a base di satanismo e sacrifici umani (vedi: Trevor Ravenscroft) praticate proprio nella misteriosa cripta del Wewelsburg.

Una cosa è certa: il castello della Vestfalia non era, come altri castelli tedeschi, una sede per la formazione delle SS, una sorta di scuola. Qui si riunivano soltanto i capi, persone scelte molto vicine a Himmler. Rappresentava, insomma, qualcosa di speciale.
Riferendosi al Wewelsburg, il politico Walter Schellenberger scrisse nelle sue memorie:

“Era, per così dire, il grande convento delle SS in cui il generale dell’Ordine teneva una volta all’anno un consiglio segreto. Qui tutti coloro che appartenevano alla direzione dell’Ordine, dovevano praticare esercizi spirituali e di meditazione.”

Mentre il giornalista tedesco Karl Otto Paetel (1906-1975), fuggito a Parigi per scampare all’odiata ideologia nazista, nel suo articolo Typologie de l‘ Ordre Noir scritto per la rivista francese Diogène, affermava:

“Nella grande sala di riunioni s’incontrava la Tavola Rotonda dei capi SS, una piccola cerchia di 12 capi che era informata su teoria e pratica dell’ideologia dell’Ordine. I membri delle diverse truppe subalterne venivano a sapere soltanto parte di tutto ciò. Poiché, contrariamente a quello che credevano i cittadini, le SS non erano soltanto un corpo di polizia: erano un ordine religioso con struttura gerarchica e allo stesso tempo il modello di uno Stato teocratico secondo la visione di Hitler. Una società che doveva essere formata da signori, subalterni e schiavi. Quindi anche presso le SS era la casta inferiore quella che aveva il solo scopo di dare e ricevere la morte.”

Il tema del nazismo e delle sue implicazioni con le società segrete viene trattato in un capitolo del mio saggio Trappola Globale, in cui parlo del governo ombra delle banche e delle multinazionali, dei pericoli della globalizzazione.