La battaglia del re contro il paganesimo

 

 

Esistette davvero il sacro pilastro Irminsul? E che ruolo riveste Carlo Magno nella storia delle Externsteine? Distrusse davvero l’irminsul, simbolo potente, in cui le antiche tribù germaniche riconoscevano l’asse del mondo? Una rappresentazione di questa „colonna del mondo“ si troverebbe sulla parete rocciosa delle Externsteine, enigmatico monumento naturale situato nel cuore della Foresta di Teutoburgo.

Per capire se può esistere un nesso storico tra l’Irminsul e il simbolo scolpito sulle Externsteine, dobbiamo avvicinarci non soltanto alle saghe nordiche, ma anche alle poche informazioni storiche. Si dice infatti che i Germani venerassero un’imponente colonna lignea posta in una sorta di radura sacra. È il monaco benedettino Rudolf da Fulda (865 d.C.) a parlarcene, nella sua opera De miraculis sancti Alexandri.

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Veduta delle Externsteine, Foresta di Teutoburgo. È evidenziato in colore chiaro il punto in cui si trova il bassorilievo con la deposizione di Gesù dalla croce e la raffigurazione dell’Irminsul. Foto: Sabina Marineo

Lo storico latino Tacito, invece, scrive che i Germani affermavano di discendere dal divino re Tuisto, i cui nipoti si chiamavano: Ingwo, Istwo e Irmin. Da Irmin si dipartì la stirpe degli Irminoni, dai quali derivava a sua volta il ramo dei Cheruschi. Arminio, il generale che sconfisse Varo nella foresta di Teutoburgo, era cherusco. E a Irmin potrebbe risalire „Irminsul“, il nome del pilastro sacro.

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Scena della deposizione dalla croce, Externsteine. Sulla destra, sotto la figura di Nicodemo (le gambe mancano) si vede l’Irminsul piegata da un lato. Foto: Sabina Marineo

Infatti il più importante santuario degli Irminoni fu costruito presso la colonna sacra. Non per niente nella lingua dei Germani il termine “irmin” significava sia grande che venerabile, mentre “sul” voleva dire: pilastro, colonna. Ed ora veniamo a un punto chiave della storia. La tradizione narra che nel 772 Carlo Magno deliberò di distruggere l’Irminsul e di convertire i Sassoni, usando la violenza, al cristianesimo. Irminsul e Carlo Magno: paganesimo contro cattolicesimo. Ma dove si recò Carlo per trovare l’Irminsul?

Né eventuali resti della colonna sacra, né il luogo in cui essa sorgeva sono stati individuati dagli archeologi. Conosciamo però il racconto di Einhard, cronista di Carlo Magno, il quale riporta negli “Annales regni Francorum” la dubbiosa impresa del monarca:

“Egli attaccò immediatamente il regno dei Sassoni, mise tutto a ferro e fuoco (…) distrusse l’idolo che dai Sassoni veniva chiamato Irminsul. Dato che per distruggerlo dovette rimanere tre giorni nello stesso luogo…..”

E veniamo così a scoprire che ci vollero ben tre giorni per completare l’opera di distruzione dell’Irminsul! Com’è possibile? Tre giorni per abbattere un pilastro ligneo? Secondo Einhard si trattava di un’impresa difficile. Ciò sarebbe comprensibile, se Carlo non avesse distrutto soltanto la colonna sacra, ma anche il santuario dei Sassoni. Un’ipotesi che viene rafforzata da un’altra informazione di Einhard: dopo la devastazione, Carlo Magno rubò tutto l’oro e l’argento che aveva trovato“nel santuario stesso”, racconta il cronista.

Irminsul

Carlo Magno abbatte l’Irminsul

Ed ecco che l’episodio, così narrato, diventa più plausibile. Dunque accanto all’Irminsul si ergeva anche un santuario, com’è logico pensare, altrimenti dove sarebbero stati custoditi l’argento e l’oro saccheggiati dal re dei Franchi? Si trattava forse di un santuario in parte ligneo (com’erano usi costruire i Germani) e in parte costituito dalle stanze del complesso roccioso?

Non è da escludersi che le Externsteine fossero la parte più importante dell’antico santuario germanico, dinanzi a cui s’innalzava l’albero venerabile degli Irminoni: Irminsul. Una conferma ufficiale in questo senso farebbe tremare l’ambiente accademico perché rischierebbe di riportare alla superficie quei sentimenti nazionalistici che condussero la Germania, sotto il giogo di Hitler, alla follia di massa. Un giornalista del “Frankfurter Allgemeine” osserva:

“Il passato nazista è penoso. Tracce di un culto dei Germani non piacerebbero per niente agli esperti”.

Analisi e preoccupazioni

Nei laboratori universitari che svolgono le analisi sul sito delle Externsteine, si trattiene il respiro e si spera che le datazioni definitive confermino più che altro l’esistenza in situ di un passato pregermanico. Il ricercatore Kurt-Uwe Förster dichiara:

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Duomo di Aquisgrana (Aachen), dov’è conservato il reliquiario contenente i resti di Carlo Magno. Foto: Sabina Marineo

“Se le datazioni risalgono ad epoche più remote, i risultati delle analisi di termoluminescenza effettuate dal professor Schlosser acquistano tutto un altro aspetto. L’epoca del bronzo sarebbe un terno al lotto!”

Si fà di tutto, insomma, per negare alle Externsteine un passato che probabilmente davvero gli appartiene, ma che trascinerebbe con sé ricordi funesti e dichiarazioni imbarazzanti. Il paradosso è grande: una cultura remota deve essere taciuta per seppellirne un’altra, moderna, che l’ha disonorata senza appello.

Torniamo per un attimo all’Irminsul. Questa colonna rappresentava il frassino Yggdrasil che affondava le radici nel mondo sotterraneo dei morti, innalzava il suo tronco sulla terra e toccava con le fronde il regno celeste. È comprensibile che Carlo Magno dovesse suggellare la sanguinosa vittoria sul paganesimo con la distruzione dell’Irminsul.

E tuttavia, come abbiamo visto, probabilmente il simbolo della colonna cosmica è sopravvissuto all’atto estremo del sovrano. La tradizione è riuscita a conservare l’asse del mondo, mettendola nelle mani di re ed imperatori. Quante volte l’abbiamo guardata, questa Irminsul, mentre studiavamo un antico disegno, una scultura medievale, una pittura, la miniatura di un manoscritto, senza nemmeno poterla riconoscere? Eppure i monarchi francesi ne fecero il primo segno della regalità: il giglio di Francia.

Non c’è da stupirsi, se consideriamo che la Francia, come ci insegnano – quasi fin troppo semplicisticamente – i libri di storia, fu fatta dai Merovingi, e i Merovingi altro non erano che una tribù di Franchi, vale a dire dei prìncipi germanici. Ancora presente sul lungo manto blu foderato di ermellino che impreziosisce i ritratti dei monarchi assolutisti, il giglio tradisce la sua origine più antica, quella di embrione precristiano del regno cattolicissimo di Francia, “la prima figlia della Chiesa” . Una figlia i cui padri praticavano culti pagani.

clicca qui per vedere un video su Carlo Magno e le battaglie contro i Sassoni. Durata 1,23 minuti.