Navigazione oltre 10.000 anni fa. La meta: Cipro. Mi fa un certo effetto pensare che i nostri antenati già nella preistoria traghettavano uomini e animali dalla terraferma alle isole mediterranee. Soprattutto perché per molto tempo gli studiosi non hanno voluto accettare questa possibilità. Per mancanza di “prove”. I reperti non c’erano e se c’erano, non venivano presi sul serio. Perché? Non si riusciva a immaginare che in un tempo tanto lontano, prima della fioritura delle grandi culture, i nostri antenati si cimentassero in rischiosi spostamenti marittimi. Oggi, grazie alla ricerca interdisciplinare, le “prove” affiorano. Anche i più reazionari devono arrendersi all’evidenza. Il biglietto andata e ritorno per Cipro esisteva, e si comprava in Turchia.

Tracce evidenti sull’isola di Cipro

Le prime tracce a Cipro risalgono al 9.700 a.C., si trovano nelle vicinanze della base militare inglese di Akrotiri. Si tratta di resti fossili di ossa di ippopotami nani che all’epoca facevano parte della fauna dell’isola, e frammenti di strumenti di selce. Dunque ci furono dei cacciatori giunti dalla terraferma che però, almeno allo stato attuale delle ricerche, non fruivano di abitazioni e dunque si recavano a Cipro esclusivamente per cacciare. Invece le tracce dei primi insediamenti risalgono al 9000 a.C. e sono state reperite ad Aghia Varvara, a circa 22 km a sud di Nicosia, e Aghios Tychonas, presso Limassol. Qui genti sconosciute costruirono i primi villaggi costituiti da abitazioni di pianta rotonda che poggiavano su fondamenta di pietra. Erano fatte di argilla e canne.

La cosa particolarmente interessante è che questi viaggiatori non praticavano un’economia a base di caccia e raccolta, bensì coltivavano i campi. Utilizzavano una specie di frumento “addomesticato”, il piccolo farro o monococco. La scoperta permette di retrodatare l’impiego di questo cereale di più di un migliaio d’anni, giacché fino a poco tempo fa si collocava l’inizio dell’addomesticazione del monococco intorno al 7500 a.C. Dunque i primi contadini erano presenti sull’isola di Cipro già 11.000 anni fa.

La carta illustra le rotte marittime seguite dai viaggiatori preistorici. Copyright: Reimund Schertzl

La carta illustra le rotte marittime seguite dai viaggiatori preistorici. Copyright: Reimund Schertzl

Intorno all’ 8.500 a.C., i villaggi sull’isola mediterranea si moltiplicarono a vista d’occhio. E a quest’epoca risalgono le tracce della presenza di animali da allevamento. Uno dei siti archeologici più importanti del Neolitico aceramico in tale contesto è Shillourokambos, situato presso Limassol. Gli abitanti coltivavano frumento e orzo e importarono nuove specie animali tra cui pecore, capre, maiali e bovini. Ma non soltanto gli animali d’allevamento vennero trasportati a Cipro dalla terraferma, bensì anche i daini e le volpi. Sappiamo che la carne di daino faceva parte della dieta degli antichi coloni, al contrario della carne di volpe. Rimane quindi misteriosa la ragione dell’importazione di questo secondo mammifero a Cipro. Forse la volpe era un animale sacro? Alcuni studiosi hanno sottolineato a tal proposito la presenza frequente della volpe sui bassorilievi che ornano i bellissimi pilastri di Göbekli Tepe, in Anatolia. Evidentemente per i costruttori dei santuari turchi la volpe aveva un significato tutto particolare. E giacché queste genti approdate a Cipro giungevano proprio dalla Turchia, non si può escludere che abbiano portato con sé la volpe in ossequio alla tradizione dei loro padri.

Un servizio traghetto antidiluviano

Navigazione marittima? Pare proprio di sì. Perché queste genti in qualche modo dovevano raggiungere Cipro dal continente, un’isola che all’epoca si trovava a ben 65 chilometri di distanza dalla costa. E dobbiamo pensare che gli arcaici migranti non si spostarono da soli, ma portarono con sé degli animali dalle dimensioni di tutto rispetto, come daini e bovini. Non solo distanza e navigazione erano i problemi sostanziali. Si trovavano confrontati anche con un altro fattore evidenziato dall’archeo zoologo francese Jean-Denis Vigne. Che tipo di imbarcazione usare? Se avessero fruito di una semplice piroga, sarebbero stati costretti a trasportare i ruminanti con le zampe legate, affinché l’imbarcazione non si rovesciasse.

Ma dopo un tempo massimo di quattro ore il diossido di carbonio prodotto dalla ruminazione nell’apparato digerente sarebbe ristagnato, comprimendo gli organi interni e quindi mettendo gli animali in pericolo di vita. Per questo motivo i ruminanti dovevano intraprendere il viaggio alzati sulle quattro zampe. Tale situazione esigeva la fabbricazione di imbarcazioni più complesse che Vigne immagina munite di coperta, albero maestro e vela.

Un team di ricerca dell’Istituto per studi marittimi “Leon Recanati” di Haifa, in Israele, ipotizza una sorta di catamarano anti litteram, formato da due canoe unite da una zattera centrale. Per quanto riguarda la vela, gli studiosi di Haifa sono piuttosto esitanti, perché finora non sono stati trovati resti di vele nella zona del Mediterraneo che possano essere datati in quel periodo preistorico.

L'imbarcazione usata dai viaggiatori preistorici potrebbe essere stata simile a questo modello.

L’imbarcazione usata dai navigatori preistorici potrebbe essere stata simile a questo modello.

Sia come sia, le genti del Neolitico aceramico giunsero a Cipro per mezzo di imbarcazioni partite dalla terraferma. Ma da dove venivano?  Anche qui dobbiamo ricorrere ai risultati delle ricerche svolte dal team israeliano che ha analizzato la situazione metereologica e idrografica dell’epoca. Gli studiosi sono giunti al seguente risultato. I navigatori partivano dalla costa meridionale della Turchia. Fra aprile e ottobre, già 10.000 anni fa, soffiava un vento di nord-ovest che avrebbe facilitato la rotta dalla costa turca all’isola di Cipro. Se fossero salpati durante l’estate, sarebbero approdati in ogni caso all’isola cipriota. Supponendo poi che si siano mossi a remi e che i rematori abbiano tenuto una velocità di circa 4,5 km all’ora e dato che la distanza della terraferma dall’isola era di 65 km, i viaggiatori partiti la mattina presto avrebbero raggiunto Cipro la sera. Dunque un’impresa sicuramente fattibile.

Il viaggio di ritorno non poteva aver luogo seguendo la medesima rotta, a causa del vento contrario. Ma anche questo problema poteva essere risolto con facilità. Salpando dalla costa sud-orientale di Cipro e raggiungendo, portati dal vento, la costa libanese. Qui sarebbe stato possibile navigare rimanendo sempre nelle vicinanze della costa e raggiungere così la Turchia. Dopodiché gli avventurosi navigatori erano pronti a imbarcare nuovi passeggeri sul loro traghetto. Insomma un servizio andata e ritorno in piena regola.

Sorge spontanea la domanda: ma perché questi abitanti della Turchia avrebbero dovuto abbandonare la loro terra e trasferirsi sull’isola di Cipro? Perché avrebbero dovuto complicarsi la vita intraprendendo un viaggio che, se pure fattibile, costituiva pur sempre un grande rischio? La ricercatrice israeliana Daniella Bar-Yosef Mayer ipotizza che alle origini di queste migrazioni vi siano stati dei conflitti sociali. Di mano in mano che le popolazioni divenivano sempre più numerose, i terreni da coltivare, sempre più sfruttati, s’impoverivano e non producevano più.

Questa situazione doveva aver causato scontri fra le genti. Ovviamente rimane un’ipotesi. Vedremo se nel prossimo futuro potrà essere confermata o piuttosto respinta. In ogni caso proprio nelle vicinanze di Haifa, a 300 m di distanza dalla costa, delle ricerche sul fondo marino hanno portato alla luce una grande quantità di utensili di carpenteria, asce e accette curve di selce. Tipici attrezzi di chi voleva costruire delle imbarcazioni.

I primi navigatori del Mediterraneo: 10.000? No, 130.000!

Le genti che raggiunsero Cipro nel Neolitico aceramico non furono però i soli navigatori preistorici del Mar Mediterraneo. Anche sull’isola di Creta vi sono tracce di viaggiatori giunti nel 7000 a.C. Mille anni dopo genti sconosciute approdarono sulle coste italiche del Mar Adriatico e, dopo altri duecento anni, sulle coste della Catalogna, nella Penisola Iberica. Dunque possiamo dire oggi che questi migranti non giunsero in Europa soltanto per via di terra seguendo il “corridoio” del Danubio, ma anche per mare. Più di 10.000 anni fa.

E poi, in base a ritrovamenti più recenti, la datazione di presenze umane sull’isola di Creta rivoluziona il quadro del passato, catapultando la prima navigazione preistorica addirittura a 130.000 anni or sono. Com’è possibile? I due archeologi Curtis Runnels dell’Università di Boston e Thomas Strasser del Providence College hanno scoperto utensili di pietra di 130.000 anni fa sulla costa meridionale dell’isola.

Creta è separata dalla terraferma da più di tre milioni di anni, quindi gli ominidi che hanno fabbricato questi utensili devono per forza essere giunti dal mare. Ma secondo gli studiosi l’Homo sapiens in quell’epoca non era ancora arrivato in Europa, quindi il fabbricatore di questi manufatti doveva essere un Homo erectus. Perché no? La sua presenza è stata di recente appurata anche sull’isola di Flores, in Indonesia. Anche lì l’Homo erectus poteva essere giunto soltanto per via di mare. Le scoperte degli archeologi Runnels e Strasser potrebbero confermare che questo ominide era in grado di solcare mari e oceani.

Un esempio di imbarcazione africana. Foto: Thesupermat CC-BY-SA 2.5

Un esempio di imbarcazione africana. Foto: Thesupermat CC-BY-SA 2.5

Le tracce più antiche sono state reperite nella località di Plakias, sulla costa meridionale di Creta. E si tratta di più di 2000 utensili litici. Gli strati di scavo in cui questi oggetti sono stati rinvenuti indicano chiaramente una datazione al di là di 130.000 anni. I reperti più arcaici potrebbero essere datati addirittura 1,5 milioni di anni or sono. E nonostante il livello dei mari in quell’epoca fosse più basso, non c’era nessun ponte di terra che permettesse l’attraversamento a piedi asciutti. I fabbricatori di questi utensili di pietra dovevano essere arrivati dalla costa libica. Anche nel settentrione dell’isola di Creta Runnels ha portato alla luce artefatti litici simili a quelli recuperati al sud. In questo caso i viaggiatori potrebbero essere giunti dal nord, vale a dire dalla Grecia oppure dalla Turchia.

Questi reperti potrebbero inoltre spiegare la sparizione di diverse specie di animali che un tempo popolavano l’isola di Creta, come elefanti nani, megaloceri e ippopotami nani. Animali che, dopo centinaia di migliaia di anni di vita sull’isola, scomparvero. Dapprima si erano cercate le cause dell’estinzione in cambiamenti climatici, giacché alcune parti dell’isola 18.000 anni fa, al culmine dell’ultima glaciazione, erano state coperte dai ghiacci. Ma ora, dopo il ritrovamento degli utensili litici di ominidi, si pensa che siano stati i cacciatori preistorici a decretare, in seguito a un overkill (potenziale distruttivo superiore al necessario), l’estinzione di queste specie animali. Gli „aggressori“ erano genti sconosciute, le cui ossa ancora non sono state ritrovate. Forse a causa dell’acidità del terreno.

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