Gli Indoeuropei: primi cavalli in battaglia

 

 

Le steppe russe celano grandi sorprese. Città fortificate, che risalgono a circa 4.000 anni fa. Sono situate ai piedi degli Urali, fra Asia ed Europa. Qui vivevano gli Indoeuropei costruttori dei più antichi carri da guerra che si conoscano, le popolazioni della cultura Sintashta-Petrovka. Non usavano un sistema di scrittura, per quanto ne sappiamo al momento. Non esistono scritti Sintashta che possano informarci in modo dettagliato sul modus vivendi e le tradizioni di questo popolo. Ma tracce della loro lingua sono rimaste nelle nostre. E poi ci sono i resti delle loro città, ci sono gli scritti sacri „Rig Veda“ e „Avesta“.

Mura di fortificazione, pozzi e metallurgia

All’inizio delle ricerche nelle steppe eurasiatiche appare un nome di donna, quello della geologa russa Ija Batanina. Grazie a delle fotografie militari scattate a volo d’uccello sulla regione negli anni Settanta del secolo scorso, Batanina scoprì le città fortificate dei Sintashta. La geologa è scomparsa nel 2011, ma il suo importante lavoro ha permesso di portare alla luce più di 22 centri protoindoeuropei in un territorio che misura 350 x 250 chilometri quadrati ed è situato fra i fiumi Ural e Tobol.

città fortificate della steppa e l'invenzione del carro da guerra. Dominio pubblico

Kurgan della steppa russa tipico delle sepolture indoeuropee. Dominio pubblico

Ovviamente l’esistenza di queste città pone interessanti quesiti. Prima di tutto quello dell’organizzazione delle genti. Nonostante la presenza di centri fortificati, il loro stile di vita era ugualmente seminomade oppure sedentario? In una società che si nutriva soprattutto di carne che ruolo rivestiva la coltura di cereali? Un team russo-tedesco formato da ricercatori dell’Accademia Russa di Scienze e dell’Università di Francoforte indaga per trovare delle risposte.

Le dimensioni delle città fortificate si aggirano da uno a quattro ettari, la pianta è rotonda, ovale oppure rettangolare, sembra non esservi una relazione fra forma della pianta ed epoca di costruzione. Le mura di fortificazione poggiavano su fondamenta di pietra. Una struttura di legno stabilizzava poi le pareti di fango che, una volta seccato, assumeva le caratteristiche di calcestruzzo. Le mura di fortificazione raggiungevano un’altezza fra 5 e 6 metri.

All’interno delle mura, le abitazioni erano ordinate in file regolari, l’una accanto all‘altra. In alcuni centri si evidenziava uno spazio vuoto nel mezzo della città, forse una piazza di riunione o di mercato. Anche le abitazioni erano fatte in gran parte di fango. Potevano avere una lunghezza di 20 e una larghezza di 10 metri, suddivise in diverse stanze. Spesso vi era un focolare all’entrata che fungeva anche da barriera contro il freddo.

Molto interessanti sono poi i pozzi presenti in tutte le case. Situati nel retro delle abitazioni, potevano raggiungere una profondità di cinque metri, rifornendo così ogni dimora di acqua fresca. Sono stati trovati in loco resti di ceramica, utensili di pietra e osso, oggetti ornamentali, ma soprattutto resti di metallo.

Gli Indoeuropei delle steppe erano abili fabbri. I resti di scorie e colate indicano soprattutto una lavorazione del rame, il che ben si accorda con i giacimenti di rame presenti in abbondanza negli Urali. Sono venuti alla luce anche numerosi artefatti che, sottoposti ad analisi, si sono rivelati essere di rame puro. Soltanto alcuni di essi contenevano, in minori quantità, anche arsenico e piombo. Le innovazioni metallurgiche degli Indoeuropei si diffusero sino alla Cina. Lo prova una tecnica di colata più complessa a doppio strato, passata dalle steppe eurasiatiche alla Cina, così come la tecnica di fabbricazione di carri da guerra con ruote a raggi.

Sintashta: la cultura dei primi carri da guerra

Importantissime sono le necropoli situate nelle vicinanze dei centri abitati che possono fornirci indizi utili a ricostruire le credenze religiose indoeuropee. Nei kurgan (tumuli funerari) gli studiosi hanno trovato sepolture corredate da numerosi oggetti di bronzo e rame, ma i reperti più impressionanti sono senz’altro degli incredibili carri da battaglia: i più antichi del mondo. I famosi carri della cultura Sintashta, completi di finimenti, che permettevano ai cavalieri delle steppe un facile maneggio di destrieri veloci come il vento.

Mappa delle culture indoeuropee delle steppe del Kazakistan. Al centro, in viola, la cultura Sintasha - Dbachmann CC BY-SA 3.0

Culture indoeuropee delle steppe del Kazakistan. Al centro, in viola, la cultura Sintashta – Dbachmann CC BY-SA 3.0

Sintashta: una cultura che si sviluppò a partire dal 2100 a. C. e nella quale i carri da guerra rivestivano un ruolo di primo piano. Innanzitutto erano un simbolo di benessere e potere, un oggetto che solo pochi potevano permettersi. Non soltanto il carro richiedeva l’abilità del costruttore, ma anche quella di chi lo conduceva che doveva possedere buone condizioni fisiche e atletiche, nonché la possibilità di disporre di alcuni cavalli addestrati a trainarlo.

Ovviamente da elementi come le mura fortificate, le armi e i carri da battaglia, si può dedurre che queste genti delle steppe vivessero all’interno di clan guerrieri. Vi sono dei paralleli indiscutibili fra gli inni funerari degli scritti antichi di „Rig Veda“ e le sepolture con carri da battaglia dei Sintashta. I funerali dei capi erano accompagnati da grandi feste e banchetti (sono state portate alla luce grandi quantità di resti animali nelle tombe) che evidenziavano l’importanza del morto, cementando l’appartenenza di alcuni alla classe dominante con relativa esclusione della maggioranza del popolo. Si può ipotizzare che a tali cerimonie funebri abbiano partecipato centinaia, se non migliaia, di persone.

Esempio di tomba a kurgan Dominio pubblico

Esempio di tomba a kurgan Dominio pubblico

Al centro della cerimonia vi era il sacrificio di cavalli, un novum della cultura Sintashta. Le ossa di cavalli sono presenti anche nelle sepolture protoindoeuropee più antiche, ma sicuramente in minor numero. Presso queste genti, la suddivisione gerarchica della società sembra aver rivestito un ruolo di primo piano. Soltanto poche famiglie avevano diritto a sontuosi funerali di tal tipo. In questo caso, tutti i membri della famiglia e approfittavano, a partire dal padre, alla madre, sino ai figli. Ma soltanto i capi venivano seppelliti insieme con il loro carro da battaglia.

Gli antichi scritti indiani e persiani „Rig Veda“ e „Avesta“ (ca. 1800 – 1500 a.C.) presentano diversi elementi appartenenti alla cultura Sintashta delle steppe eurasiatiche. Coloro che celebravano i riti religiosi e funerari in un certo modo, vale a dire seguendo una tradizione ben definita, e adoravano particolari divinità del cielo, venivano definiti Arya. Così testimoniano „Rig Veda“ e „Avesta“. Si trattava quindi di una chiara appartenenza culturale, non etnica. Anche le descrizioni delle tombe e dei sacrifici di cavalli, che appaiono in questi antichi testi, corrispondono alle sepolture dei guerrieri Sintashta. Sicché possiamo dire che i Sintashta sicuramente furono degli Arya.
L’antropologo inglese David Anthony osserva:

„Per molti versi le culture delle aree situate fra il fiume Don e il fiume Tobol, nelle steppe settentrionali, mostrano una struttura gerarchica comune a quella degli Arya di „Rig Veda“ e „Avesta“. Inventarono il carro da guerra fra il 2100 e il 1800 a.C. organizzandosi in rigidi chiefdom, armandosi con nuovi tipi di armi, creando uno stile di riti funerari che includevano spettacolari dimostrazioni pubbliche di benessere e generosità, e iniziarono a lavorare in giacimenti minerari e a produrre metalli in una quantità mai vista prima nelle steppe.“ (D. Anthony, „The Horse, the Wheel and Language“, pag. 411)