La sacra Peqer dell’antico Egitto

 

 

Abido. Una delle necropoli più antiche dei re a pochi passi dal misterioso Osireion. Il sito di Umm el Qa’ab, l’antica Peqer. È un paesaggio mitico, sacro, impressionante, una valle di rocce e sabbia che confina con i campi coltivati del villaggio Beni Mansur. Laggiù si fecero seppellire i re delle prime dinastie, quelli che regnarono sulle Due Terre. Là, dove si trovano oggi le rovine del leggendario tempio di Osiride-Khentimentiu, il “primo degli Occidentali”, lo splendido tempio di Sethos I e l’Osireion, struttura ipogea unica nel suo genere. Un altro enigma di pietra.

Geografia sacra per le tombe dei re

Un territorio particolarmente interessante, che può fornire nuove conoscenze sulla filosofia di vita degli antichi Egizi, sulle loro credenze religiose e il ruolo che rivestivano i re protodinastici. Il cuore di Abido è di certo il colle di Umm el Qa’ab, nome arabo che significa “madre dei vasi”, perché quando l’egittologo inglese Flinders Petrie scoprì questo sito – all’inizio del XX secolo – la collina sacra era letteralmente ricoperta da vasi: otto milioni di vasi deposti lì nel corso dei secoli da mani scomparse migliaia di anni fa, in offerta a Osiride, il signore dell’oltretomba.

Un tratto di mura della costruzione attribuita a re Kahsekhemui, detta

Un tratto di mura della costruzione attribuita a re Khasekhemui, detta „il forte“. La funzione di questo edificio è ancora sconosciuta. Umm el-Qa’ab, Abido. Foto: isawnyu CC BY 2.0

La necropoli, chiamata dagli Egizi Peqer e centro di importanti cerimonie – non per ultima „la grande processione“ – che si ripetevano annualmente, è composta da tre settori differenti. Uno è il cosiddetto “cimitero U”, situato nell’area nord, in cui sono state portate alla luce ben 650 tombe di epoca predinastica. Si tratta di sepolture semplici a fossa, appartenenti al periodo Naqada I, così come anche di sepolture più raffinate dedicate a personaggi importanti, i primi dominatori delle Due Terre, e costruite intorno al 3800 – 3150 a.C. Nella zona centrale di Peqer c’è il “cimitero B” che ospita gli ultimi re predinastici sepolti approssimativamente dal 3150 al 3050 a.C. Tra i resti di questi signori si trovavano un tempo le spoglie di re Narmer, che la tradizione vuole unificatore delle Due Terre, e di re Horus Aha, il Combattente. Infine, nell’area sud della necropoli abidena, si estende il cimitero più ampio che abbraccia le tombe di una regina e sei re della I dinastia e di due re della II dinastia. Personaggi sepolti intorno al 3050 – 2800 a. C.

Tempio del faraone Sethos I, Abido. Foto: Sabina Marineo

Tempio del faraone Sethos I, Abido. Foto: Sabina Marineo

Uno di questi reganti, Horus Djer, governò per ben 50 anni. Salì al trono intorno al 2980 a. C. Secoli dopo, la sua tomba sarebbe stata trasfigurata dalla leggenda e divenuta il centro di un culto del dio Osiride. Ma chi era questo potente sovrano? Figlio di re Horus Aha, il Combattente, e della regina Chened-Api, fu sicuramente un temibile condottiere come suo padre. Il nome di Djer, che significa „il Soccorritore“ o „il Difensore“,  è riportato nelle cronache antiche accanto all’iscrizione geroglifica “La sconfitta degli Asiatici” che, secondo l’egittologo Michael Höveler-Müller, suggerisce il ruolo importante del sovrano nel corso di una guerra mossa contro gli abitanti dell’area palestinese. Ma le tavolette storiche di Djer narrano anche di una sua visita nella città di Buto, nel Delta del Nilo, dove il re sembra aver preso parte alla cerimonia di fondazione di un palazzo importante. Sappiamo poi che durante il suo regno vi furono intensi contatti commerciali tra l’Egitto e il Libano che riforniva le Due Terre di legno di cedro, trasportato per via di mare.

La tomba di re Djer consiste di una sola camera dalle ampie dimensioni. Originariamente l’interno di questa sepoltura in mattoni era rivestito di legno, e di legno era anche il sarcofago posto nel centro del sepolcro, quello che custodiva le spoglie del signore. Impressionante è invece il numero delle sepolture rituali che attorniano la tomba di Djer: più di 300. Considerando che le tombe sacrificali dei predecessori di Djer non superano la “modica” cifra di 40, si può ben dire che la sepoltura di Djer riveli chiaramente la dimostrazione di potere del clan erede del regno di questo signore della I dinastia. Un dominatore spaventoso, perfettamente integrato nella tradizione dei re guerrieri che, partendo dal sud dell’Egitto armati di mazze e coltelli, arrivarono a sottomettere tutto il Paese.

L'Osireion, struttura ipogea. Ben visibili nel mezzo sono i grossi monoliti di granito. Foto: Sabina Marineo

L’Osireion, struttura ipogea. Ben visibili nel mezzo sono i grossi monoliti di granito. Quando è stata scattata la foto, nel mese di giugno, l’acqua aveva inondato parte della costruzione.. Foto: Sabina Marineo

All’interno della tomba di Djer, a prescindere da un magnifico gioiello d’oro che ornava un braccio mummificato (forse quello del sovrano), si trovò una scultura di basalto risalente al XVIII secolo a.C., vale a dire di circa 1000 anni più recente del bracciale del re. La statua era strettamente legata al culto di Osiride, e dunque prova che l’identificazione della sepoltura di Djer con la tomba di Osiride era avvenuta già in quell’epoca. Culminò nel Regno Medio, quando la necropoli abidena divenne un vero e proprio luogo di pellegrinaggio del dio. Gli Egizi arrivavano lì in processione a deporre i loro vasi, le offerte votive, milioni di cocci in cambio della protezione di Osiride.

A quel punto, Abido costituiva ormai una tessera importante e fondamentale nel grande mosaico della geografia sacra d’Egitto. L’archeologa tedesca Ute Effland, attualmente impegnata in un progetto di ricerca imperniato sul culto di Osiride abideno, afferma:

“In epoca tardo-dinastica anche il percorso della processione in onore di Osiride si orientava in base all’antica topografia sacra delle prime dinastie che univa le tombe dei re con i complessi a valle e la zona del tempio. Architettura e paesaggio si fusero l’uno con l’altro confermando così la sacralità del posto.”

Il mistero dell’Osireion

Per ben 3000 anni Osiride fu venerato in questo luogo. Si diceva che proprio qui, ad Abido, fosse conservata la reliquia più preziosa del dio: la sua testa. Un’immagine del reliquiario campaniforme che la racchiudeva si può ammirare ancora oggi. È raffigurata su una splendida pittura policroma all’interno del tempio abideno del faraone Sethos I. Del resto la tradizione raccontava che intorno alla tomba di Osiride ci fossero 365 altari per le offerte, uno per ogni giorno dell’anno. Forse le circa 360 fosse con le vittime sacrificali che attorniavano la tomba di Djer fecero credere agli Egizi del Medio Regno di trovarsi al cospetto della sepoltura di Osiride? Un inganno cementato dallo scorrere dei secoli che fece sparire la realtà dei fatti oltre la nebbia delle credenze leggendarie?

Raffigurazione di

Raffigurazione dipinta di „fiori della vita“ su un monolito dell’Osireion. Foto: Sabina Marineo

Ma ad Abido le domande senza risposta sono tante, e una di esse è fatta di granito rosa: l’Osireion, costruzione ipogea situata dietro il tempio del faraone Sethos I. L’Osireion fu scoperto dalla studiosa Margaret Murray durante una missione archeologica del 1902/1903 diretta dal celebre egittologo inglese Flinders Petrie. Imbattutisi nella singolare struttura ancora in gran parte nascosta dalle sabbie, un unicum con quei monoliti di granito rosa, gli egittologi pensarono inizialmente di trovarsi di fronte alla mitica tomba di Osiride.

Il fatto che il nucleo della struttura – oggi priva di tetto – poggiasse sui giganteschi blocchi di granito portò ad ipotizzare dapprima una datazione molto antica che collocava l’edificio nelle prime dinastie, forse la IV. Più tardi la datazione fu riveduta e corretta, si optò per la XIX dinastia, epoca di Sethos I. Poiché il nome di questo sovrano appare su alcune pietre della camera centrale, si pensa che l’Osireion sia stato costruito per suo volere. Sethos avrebbe voluto edificare un luogo sacro sulla scia della tradizione intorno alla leggendaria tomba di Osiride. Un’immagine alimentata dal fatto che, in seguito alle inondazioni del Nilo, la pavimentazione dell’Osireion veniva ricoperta annualmente d’acqua. Questo particolare ricordava le descrizioni antiche della tomba di Osiride che si sarebbe trovata su di un’isola, dunque circondata dall’acqua.

Originariamente l’Osireion, come tutti i templi egizi, non doveva essere aperto al pubblico. È probabile che fosse ricoperto da una collina artificiale circondata da alberi, cui si accedeva attraverso un’unica entrata nascosta. Un ingresso, sotterraneo anch’esso e situato all’esterno della parete nord del tempio di Sethos, permetteva di immettersi in un lungo corridoio che conduceva alle stanze dell’intrigante ipogeo. Dunque? Se non era una raffigurazione litica della tomba di Osiride voluta da Sethos, che funzione aveva questo edificio misterioso? L’egittologo Hans Bonnet identificò l’Osireion con un cenotafio di Sethos I. E se invece la struttura ipogea non avesse avuto in origine nulla a che fare con questo faraone e soltanto in un secondo tempo re Sethos vi abbia fatto apporre il suo nome? Se l’Osireion fosse davvero un’opera delle prime dinastie che i faraoni più tardi “occuparono” apponendovi i loro geroglifici?

Tomba di Osiride?

Osiride: eingmatico signore della fertilità che in seguito divenne anche un dio dei morti. Il suo mito: un fratricidio. Ucciso dal fratello Seth, Osiride è riportato in vita, magicamente, dalla moglie e sorella Iside che poi darà alla luce il figlio Horus. Una storia di amore, sangue e morte. Personaggi violenti, vendicativi, figure che fin troppo hanno di umano per non essere la proiezione mitica di personaggi in carne ed ossa. Re del passato? Signori crudeli imprigionati nella leggenda? La testa di Osiride fu davvero sepolta ad Abido? E l’Osireion potrebbe essere stato il santuario a custodia della preziosissima reliquia?

Nella rappresentazione di un Libro dei morti la tomba di Osiride appare fin troppo simile alla costruzione ipogea di Abido. Un edificio in pietra edificato su livelli differenti s’innalza da una superficie inondata d’acqua. I possenti monoliti di granito dell’Osireion ricordano più la maestosità dell’altopiano di Giza, che lo stile della XIX dinastia. Non è possibile non pensare alla chiara bellezza architettonica del Tempio a valle, presso la sfinge. I blocchi delle pareti sono stati uniti l’uno all’altro con la stessa tecnica e la medesima perfezione, le giunture tra una pietra e l’altra corrispondono al millimetro.

Rilievi ornamentali del tempio di Medinet-Habu. Ben visibili sono i

Rilievi ornamentali del tempio di Medinet-Habu. Ben visibili sono i „fiori della vita“, di origine copta, soprattutto sul secondo blocco di pietra, a destra. Foto: Sabina Marineo

Apro una piccola parentesi. Su alcuni dei pilastri di granito sono dipinte raffigurazioni di navi con le vele ammainate e, accanto a esse, anche i cosiddetti fiori della vita. Molto si è scritto su questi disegni, suggerendo che i fiori della vita fossero un elemento dell’arte egizia più antica. Non è così. Sono stati dipinti molto più tardi, nel periodo copto. Ne ho trovati molti scolpiti nella pietra e conservati in un cortile del tempio di Ramesse III, a Medinet-Habu. Sono resti degli ornamenti che abbellivano le facciate degli edifici di una città copta costruita presso il tempio faraonico. Questi cristiani vi rimasero sino al IX secolo d.C., finché un’epidemia li costrinse ad abbandonare il centro abitato.

Torniamo all’Osireion. Il suo mistero fa pensare all’enigma del Ro-Setau, il mondo sotterraneo dei morti che, secondo gli scritti antichi, si snodava sotto l’altopiano di Giza. Con sicurezza sono state trovate nell’Osireion tracce di un contenitore di notevole grandezza nel centro della struttura, un abbassamento di terreno che misura 4,27 m x 2, 23 m x 52 cm (di profondità). Troppo grande per aver ospitato un normale sarcofago, forse diede spazio a una struttura cerimoniale adoperata nel corso delle celebrazioni dei misteri di Osiride. Una decorazione geroglifica dell’Osireion descrive una scena in cui il dio Thot fece resuscitare Osiride soffiando nel suo corpo l’alito vitale e favorendo poi l’unione della divinità dei morti con il dio del sole Ra. Osiride-Ra. Il sole che viaggia nell’oltretomba durante le ore della notte. Anche il rito dell’imbalsamazione di Osiride è raffigurato nell’edificio ipogeo. Un santuario della morte e della rinascita? Scrisse un sacerdote abideno:

“Io ero insieme a Horus nel giorno in cui si celebrò la festa di Osiride, quando Ra fu sacrificato al sesto e al settimo giorno del mese lunare. Sono un sacerdote-wab. Un privilegiato che è nel colle sacro. Sono un sacerdote di Abido, uno che conosce i segreti di Ro-Setau.”

Per approfondire il tema dell’Egitto predinastico e protodinastico, rimando al mio saggio “Prima di Cheope” edito da Nexus Edizioni, 2013.