Nel cuore della Sassonia i miti delle antiche tribù germaniche

 

 

Ith. Una formazione rocciosa che si estende per ben 25 chilometri. Una spina dorsale nel mezzo della campagna del Niedersachsen (Bassa Sassonia). Un parco naturale di selvaggia bellezza e un luogo di culto degli antichi Germani. Intorno all’Ith, come sulle mura di un castello diroccato, si avviticchiano numerose saghe e leggende le cui tracce sono rimaste radicate, indelebili, nella memoria sassone. Dèi tenebrosi, caverne senza fine, sacrifici umani e persone trasformate in rocce. Per i Sassoni, l’Ith era il posto degli dèi.

Il massiccio si trova a circa 40 chilometri a sud-ovest di Hannover, nel distretto di Hameln-Pyrmont, la sua altezza massima raggiunge i 439 metri. Si tratta di una formazione rocciosa vecchia come il mondo, caratterizzata da fossili di calcare che risalgono a centinaia di milioni di anni fa. Cave e grotte si aprono dovunque sulle sue pareti ripide dalle forme talvolta bizzarre. È chiaro che un posto come questo abbia ispirato i Germani, diventando fonte inesauribile di leggende dai tempi più antichi sino al Medioevo.

Ith. Un luogo di culto germanico. I siti sull'Oberberg.

Ith. Un luogo di culto germanico. I siti sull’Oberberg. Copyright LGLN

Il nome stesso del massiccio, Ith, deriva dal termine Idisen, Disir oppure Disen, che era una definizione collettiva per le divinità della fertilità e dell’abbondanza ma anche per le creature sovrannaturali che popolavano la natura come i demoni, i folletti, le valchirie. Al massiccio dell’Ith fa riferimento la fiaba dei fratelli Grimm “Il pifferaio di Hamelin”. Il monte Oberberg, che si trova nella parte più a nord e anche più alta della formazione rocciosa, sembra essere stato il luogo in cui si persero le tracce dei 130 bambini di Hameln.

 Ma i luoghi leggendari dell’Ith sono tanti. E quasi tutti si trovano nella zona nord. C’è la parete rocciosa Fahnenstein, presso la quale venivano festeggiati la festa pagana di Ostara (la cristiana Pasqua) e il solstizio d’estate. Il termine fahnen potrebbe derivare dal latino fanum che indicava un tempio o anche, in senso lato, un luogo di culto; oppure potrebbe essere una derivazione dal germanico Vanen, che definiva le divinità del bosco. Mentre il termine germanico stein significa pietra. Era quindi: la pietra sacra, presso cui si celebravano antichi riti germanici.

 foto di Axel Hindemith. CC BY 3-0 Ith. Veduta dal nord-ovest.

Ith. Veduta dal nord-ovest. foto di Axel Hindemith. CC BY 3-0

 A conferma di tale ipotesi concorrono le numerose pietre di forma rettangolare sparse qua e là nel sito, sulla cui sommità si aprono degli incavi che potrebbero aver avuto la funzione di conche per deporre le offerte sacrificali. Inoltre molte delle pareti naturali che si ergono presso la Fahnenstein, presentano delle protuberanze che fanno pensare a volti scolpiti nella roccia. Non sappiamo se si tratti di semplici scherzi della natura o se la mano dell’uomo abbia fatto la sua parte. Certo è strano che i volti nella roccia siano tutti concentrati nella parte più a nord del massiccio montuoso, proprio dove abbondano i posti sacri.

Vicino alla Fahnenstein si trova la Teufelsküche, la cucina del diavolo. È una conca imbutiforme che nella tradizione sassone viene tramandata anch’essa come luogo di sacrifici rituali e potrebbe, quindi, aver rivestito un ruolo importante nel tragico episodio dei bambini di Hameln. La Teufelsküche si presta alla teoria che vede morire i giovani sulla montagna investiti da una frana improvvisa. Nel centro della Teufelsküche, infatti, vi è una gran quantità di pietre che sembrano essere franate proprio dalla vicina parete rocciosa della Fahnenstein. La frana sarebbe stata provocata dai bigotti conti di Spiegelberg, esasperati dai festeggiamenti blasfemi dei giovani sulle loro terre.

È un dato di fatto che le tradizioni pagane furono conservate con maggior pervicacia proprio dalle fasce più umili della popolazione. Non ci sarebbe da stupirsi se il corteo dei giovani festaioli condotti dal pifferaio si fosse recato sull’Oberberg, meta di feste pagane del popolo. In ogni caso sia sull’Oberberg che in tutto il massiccio dell’Ith, ci sono molte grotte e profonde caverne in cui non sarebbe stato difficile far sparire i corpi delle povere vittime.

Ith. Formazione rocciosa con lineamenti di un volto.

Ith. Formazione rocciosa con lineamenti di un volto.

 La Falkenstein, la pietra del falco, è il punto più alto dell’Oberberg. In questo sito, secondo il ricercatore locale Gernot Hüsam, potrebbero aver avuto luogo delle danze sacre. E proprio vicino alla Falkenstein s’innalza la bizzarra formazione rocciosa di Adam und Eva, due rocce che svettano verso l’alto come due dita di una mano. Se il nome Adamo ed Eva è di chiara derivazione cristiana, potrebbe però indicare la presenza di un sito di culto pagano antecedente ai piedi della roccia che fu, più tardi, cristianizzato dalla provvidenziale attribuzione del nome biblico.

Riti inquietanti nella foresta e nelle grotte

La Garwindelstein, una pietra traballante situata anch’essa nella zona nord dell’Ith, era invece una roccia associata alla divinità femminile di Sunna, colei che richiamava in vita i morti, e stava a simboleggiare il sole. Sunna appartiene alla categoria degli Idisen, le creature sovrannaturali dei boschi. Anche sotto la Garwindelstein saltano all’occhio delle protuberanze rocciose dai lineamenti umani e nelle vicinanze della pietra traballante c’è ancora una sorta di altare naturale con un incavo per le offerte. Infine c’è da menzionare la Hohlenstein, il cui nome significa roccia cava, un massiccio litico con una stretta fenditura nel mezzo. Una piccola grotta naturale.

Ma anche la zona sud dell’Ith tiene in serbo un luogo particolarmente affascinante e misterioso: la Rothesteinhöhle. I reperti archeologici indicano che questo fu con sicurezza un sito di culto germanico. L’entrata della caverna è molto suggestiva, incastonata come una gemma naturale tra le pareti rocciose di un colore rossiccio (da qui il nome Rothestein, pietra rossa). È lunga 18 metri e sbocca in un secondo tunnel di 40 metri di lunghezza.

 Importante è il suo valore di sito archeologico dell’età del bronzo. All’interno della caverna sono stati trovati i resti di quattro focolari e numerosi altri reperti (cocci di vasi, lame di pugnali, anelli) datati in un periodo che va dal 1800 al 600 a. C.. Inoltre è stata fatta una scoperta piuttosto macabra: diversi resti fossili umani (scheletri, crani), in parte carbonizzati e polverizzati. Ciò fa pensare che la grotta fosse anch’essa un luogo di culto in cui i resti dei defunti venivano polverizzati e poi ingeriti nel corso di ancestrali riti sacri.

 La Rothesteinhöhle fu oggetto di ricerche archeologiche già nel 1883, tuttavia anche molto più tardi, nel 1953, vennero alla luce altri reperti che prima erano sfuggiti all’attenzione degli studiosi. Una curiosità a margine: è interessante il fatto che la televisione tedesca abbia scelto questa grotta come scenario per un film giallo ispirato alla favola “Il pifferaio di Hameln”. Qui, secondo il copione del film, sparirono i 130 bambini che poi sarebbero stati travolti da una frana all’interno della grotta. Ovviamente questa è soltanto l’idea di chi ha scritto la sceneggiatura. Però bisogna dire che la profondità della caverna, il suo aspetto singolare e i resti di sacrifici umani, ben si adattano alla scelta.