Fine di un sogno e inizio di un mito

 

 

Il segreto di Kaspar Hauser e il suo destino erano strettamente legati fra loro.  Soprattutto dal momento in cui dalla memoria del ragazzo affiorarono i primi ricordi: un castello e una donna che parlava in ungherese. Nel febbraio 1830, la bambinaia ungherese Anna Dalbonne fu trovata e sottoposta ad interrogatorio presso la polizia, ma negò con veemenza di essere stata implicata in una vicenda simile.

E non si riuscirono a trovare delle prove che la incriminassero, né qualche altro indizio che chiarisse l’identità del bambino. Più tardi si disse che, in seguito all’interrogatorio, Anna Dalbonne impazzì. In ogni caso, il giurista Feuerbach era convinto che la pista della nobiltà fosse quella da seguire per svelare il segreto di Kaspar Hauser, e riprese le ricerche.

Proprio in questa fase positiva, quando pareva che finalmente la verità venisse alla luce, apparve uno strano personaggio: lord Philipp Henry Stanhope. Il ricchissimo inglese era imparentato con personaggi influenti. Aveva soggiornato a Norimberga giusto nel periodo in cui era avvenuto l’attentato a casa Daumer. Sin d’allora aveva tentato di fare la conoscenza di Kaspar Hauser, ma invano. Finalmente, nel maggio 1831, gli si presentò l’occasione. E Stanhope non esitò.

Da quel momento il fascinoso lord cominciò a passare giornate intere al fianco di Kaspar Hauser, colmandolo di regali e promesse, dicendogli che un giorno l’avrebbe condotto con sé in Inghilterra. In realtà, Stanhope s’interessava soprattutto al passato di Kaspar: per qualche oscura ragione frugava anch’egli nella memoria del giovane, nel tentativo di scoprirne l’identità. Stanhope giunse al punto di voler adottare Kaspar Hauser, e anzi riuscì a convincerlo ad abbandonare la famiglia von Tucher. Ma, non appena Hauser divenne il suo pupillo, il lord lo “scaricò” nel villaggio di Ansbach, a casa di un organista. Poi se ne andò, e da quel giorno non si fece più vedere. Anche il suo comportamento rimane avvolto dal segreto.

Anselm_von_Feuerbach

Anselm von Feuerbach, il giurista che indagò sul segreto di Kaspar Hauser

È difficile spiegare il comportamento contraddittorio del nobile. Era stato inviato per allontanare Kaspar Hauser da chi lo proteggeva? In tal caso il suo mandante doveva essere una persona molto influente, altrimenti il lord non si sarebbe arrecato tanto disturbo, non avrebbe tentato di interferire nel destino del ragazzo.

Nel frattempo il solerte Anselm von Feuerbach, continuando ad indagare, aveva scoperto qualcosa di scottante. Nel gennaio 1832 fu pubblicato il suo libro “Kaspar Hauser, ovvero l’esempio di un crimine contro l’umanità.” Nell’opera, Feuerbach lasciava trasparire che dietro l’identità perduta di Kaspar si nascondeva il principe ereditario di casa von Baden, primogenito della granduchessa Stephanie de Beauharnais. Stephanie aveva sposato nel 1806 il granduca Karl von Baden. Da quest’unione, nacque nel 1812 un figlio maschio che però, due settimane dopo, fu dato per morto. Stessa fine fece anche il secondogenito, nato nel 1816. Due anni dopo, l’8 dicembre 1818, si spense il granduca Karl, e Stephanie, rimasta vedova, si ritirò con le due figlie nel castello di Mannheim.

Non essendovi altri eredi maschi, il granducato di Baden passò di diritto a Ludwig von Hochberg, il fratellastro del granduca Karl. A Mannheim, però, si mormorava che entrambi i figli di Stephanie fossero stati eliminati dalla zia Amalie, sorella di Ludwig. Morti i legittimi eredi, la linea principale di successione della casa Baden era estinta e il granducato andava al ramo degli Hochberg.

La visita segreta della granduchessa Stephanie von Baden

Con il libro di Feuerbach nella valigia, il misterioso Stanhope si recò a Mannheim, dalla granduchessa Stephanie von Baden. Intanto Feuerbach aveva redatto anche un memoriale segreto, in cui riportava la teoria dell’intrigo dinastico e della vera identità di Kaspar Hauser in modo molto più dettagliato, e lo fece avere alla sorella del defunto granduca Karl, Karoline von Baden.

Fu così che, spinta dal libro e dal dossier di Feuerbach e commossa dal triste destino del ragazzo, Stephanie decise di vedere Kaspar. Il 3 aprile 1832, la nobildonna si recò in incognito ad Ansbach. La vista di Kaspar produsse su Stephanie un grande turbamento, ma non vi fu nessuna presa di posizione immediata da parte della granduchessa. Anni dopo Josephine von Baden, una delle figlie di Stephanie, avrebbe affermato con convinzione che Hauser era suo fratello. Anzi, si dice che Josephine portasse sempre al collo un medaglione con il ritratto del ragazzo.

È chiaro che, dinanzi a tali risvolti, i persecutori di Kaspar Hauser non avevano più molto tempo da perdere. Se volevano bloccare pericolose rivelazioni, evitando così stravolgimenti in seno alla nobiltà europea, dovevano eliminare il giovane il più presto possibile.

Nel pomeriggio del 14 dicembre 1833, un uomo misterioso diede appuntamento a Kaspar in un giardino di Ansbach. Gli aveva promesso di svelargli finalmente il segreto della sua identità. Il ragazzo lo vide giungere: un uomo alto, con un mantello nero. Di certo Kaspar aveva paura, ma la voglia di sapere era più forte. Per questo restò lì, e non si mosse. Poi allungò la mano per prendere una borsa di stoffa che l’uomo nero gli porgeva, la borsa che avrebbe dovuto contenere la rivelazione tanto attesa. E il destino lo raggiunse. La pugnalata arrivò, precisa e mortale. Al cuore. La borsa viola, che in realtà non conteneva nessun segreto, cadde nella neve.

Il principe disincantato?

Nel 1996 furono eseguiti esami di laboratorio, confrontando il DNA dell’ultima depositaria della linea von Baden con il DNA estratto da una macchia di sangue coagulato sui calzoni di Kaspar. Nessuna concordanza. I giornali, desiderosi di sensazionalismo, divulgarono subito la notizia. L’importante testata tedesca “Der Spiegel” presentò sulla copertina il titolo eclatante: Kaspar Hauser, il principe disincantato.

Ma era un falso allarme. In realtà la storia non finiva lì. Nel 2003 ebbero luogo nuove analisi, questa volta praticate sui capelli di Kaspar, e i risultati furono positivi: la corrispondenza c’era. Dunque l’ipotesi del principe di casa Baden imprigionato nel castello di Beuggen e allevato dall’ungherese Dalbonne rispondeva a realtà?

Stephanie_Napoleon

Stephanie de Beauharnais (1789-1860), presunta madre e quindi depositaria del segreto di Kaspar Hauser

Un altro risvolto dell’affare ebbe luogo nel 2012, quando i proprietari della cripta principesca della famiglia von Baden resero noto che nelle stanze sotterranee mancavano ben due bare di bambini. Più tardi il Ministero affermò che queste bare erano state date per disperse già nel 1983. Ed ecco la sorpresa: proprio in una di esse sarebbe stato deposto il primo figlio di Stephanie de Beauharnais, il principe ereditario della casata von Baden.

Questa notizia potrebbe, quindi, confermare che ci sia del vero riguardo all’identificazione di Kaspar con il figlio di Stephanie, e che la bara fosse vuota semplicemente perché non vi era mai stata deposta nessuna salma: Kaspar morì molto più tardi, in seguito all’attentato. Poi qualcuno (forse proprio all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso), preoccupato al pensiero che qualche nuova indagine su Kaspar potesse condurre alla piccola bara vuota, la fece sparire.

Seguendo quest’ipotesi, Kaspar fu rinchiuso prima nel castello renano di Beuggen e più tardi in quello di Pilsach, in Oberpfalz. Qui, in una fredda cella di sei metri quadri ricavata tra il pianterreno e il primo piano dell’edificio, sarebbe stato imprigionato il bambino. Il soffitto della segreta raggiunge appena 1,65 d’altezza. Vi è un’unica finestra chiusa da un’inferriata e talmente piccola e incassata nel muro, da filtrare soltanto un tenue chiarore.

Nel 1982, in seguito a lavori di restauro effettuati nel castello di Pilsach, fu ritrovato un cavalluccio a ruote, di legno, che corrisponde perfettamente alla descrizione del giocattolo preferito di Kaspar. Un oggetto dimenticato, perché murato tra la scala che conduce al primo piano e l’entrata nascosta che porta alla cella. Il testimone muto della solitudine struggente di un bambino.