Lo strano destino di una dea

 

 

Frau Holle, nota in Italia anche come Madama Holle : la conosciamo dalle fiabe dei fratelli Grimm. Una storia strana, inquietante e piena di simboli. Ancora una volta gli eruditi Grimm hanno immortalato uno stralcio di tradizione orale della loro terra. Ma oltre la favola ottocentesca si cela un’immagine molto più antica, l’ombra di una divinità germanica precristiana. Nell’Alto Adige, in Baviera, Svevia, Franconia, Hessen, Turingia e Alsazia, il ricordo di Frau Holle, divinità protettrice della casa e della famiglia, è ancora vivo.

Nella fiaba dei fratelli Grimm (favola numero 24), la troviamo sotto terra. In quel mondo oscuro che la nostra mitologia latina definiva il mondo degli Inferi. Ecco un breve riassunto della storia:

La favola riporta una situazione familiare tipica dei tempi passati: una donna con due figlie, delle quali una è sua e l’altra è la figliastra, frutto dell’unione del marito con una moglie precedente. Anche lei, come tante donne di quell’epoca, aveva sposato un vedovo dopo che la moglie di questi era morta di parto. E come il buio e la luce sono elementi portanti di tutte le favole, così le due figlie della donna sono differenti l’una dall’altra: la figlia carnale prediletta viene descritta dai Grimm brutta e pigra, mentre la poco amata figliastra è bella, diligente e laboriosa. Quest’ultima si rivela essere la vittima ideale dei capricci della matrigna, che le ordina di filare la lana seduta sul bordo del pozzo, di filare fino a quando le sanguinino dita. La bella tace ed esegue. Ma il fuso cade nel pozzo. La matrigna le ordina allora di scendere nel pozzo per andarlo a recuperare. La ragazza ubbidisce e nel pozzo, dopo diverse avventure, s’imbatte in Frau Holle. La vecchia dai denti affilati non è cattiva. Invita la fanciulla nella propria casa, affinché questa l’aiuti nei lavori domestici. Nella dimora di Frau Holle ci sono tanti letti, e il compito della ragazza è quello di sbattere i piumoni dei letti di modo che le piume d’oca ne escano fuori e volino fin sulla terra. Soltanto allora sulla terra comincia a nevicare. Un giorno, quando la fanciulla confessa a Frau Holle di avere nostalgia della propria casa, la vecchia acconsente a lasciarla andare. Ma prima vuole mostrale la sua riconoscenza per l’aiuto ricevuto e la riempie d’oro dalla testa ai piedi. Così la figlia maltrattata se ne torna a casa ricca e contenta. Visto ciò, la matrigna manda subito l’altra figlia brutta e pigra al pozzo, le ordina di scendere nel cuore della terra e di mettersi al servizio di Frau Holle. Questa ubbidisce e tutto pare andare per il meglio, ma dopo un po’ la pigrizia della ragazza riprende il sopravvento. Frau Holle la licenzia. Invece di rimandarla a casa ricoperta d’oro, la ricopre di nera pece.

E grazie a questa fiaba il vocabolo tedesco Pech, che significa pece, assunse un secondo, nuovo significato: quello di… sfortuna. In tedesco avere pece significa essere sfortunato.

Massiccio montuoso Hoher Meissner a sud-est di Kassel. La montagna di Frau Holle. Foto: Johannesjung CC0

Massiccio montuoso Hoher Meissner a sud-est di Kassel. La montagna di Frau Holle. Foto: Johannesjung CC0

I fratelli Grimm dicono che la fanciulla incontrò Frau Holle nel fondo del pozzo. Buio, profondità della terra, acqua. Nei tempi passati, Frau Holle era venerata soprattutto negli anfratti delle montagne e nelle vicinanze degli stagni. Le tradizioni collegate a questo personaggio continuano a essere radicate nel patrimonio culturale della regione tedesca del massiccio montuoso Hoher Meissner. Si racconta, qui, di uno stagno di Frau Holle, specchio d’acqua dalla profondità infinita, che funge da accesso al regno sotterraneo della dea, all’aldilà.

La natura le sorride. Il sambuco (in tedesco: Holunder ) è, secondo la tradizione, la pianta di Frau Holle. Sicuramente si cela la medesima radice hol in entrambi i nomi. E il succo di sambuco è noto per le sue proprietà terapeutiche. I medici Ippocrate, Dioscoride e Paracelso lo sapevano bene, quando menzionavano il sambuco nei loro scritti sottolineando l’utilità della pianta in ogni sua parte: foglie, fiore e frutto. Il sambuco aveva poi potere apotropaico e qualche rametto gettato nell’acqua del bagno dei bambini piccoli serviva da protezione.

Frau Holle e l’ombra delle divinità nordiche

Si appendevano i rami di sambuco sulle porte delle case per proteggerle da spiriti cattivi, oppure si portavano al collo pendenti fatti di legno di sambuco come fossero amuleti. E poi anche l’albero di sambuco, così come gli stagni, è un’altra porta di accesso all’altro mondo, dice la tradizione. Chi si addormenti accanto al suo tronco, può percepire la presenza di creature della natura, come gnomi e folletti.

Willow CC-BY-2.5

Lo stagno di Frau Holle presso il massiccio Hoher Meissner. Sulla riva del laghetto, nel mezzo, è visibile la statua di legno di Madama Holle. L’eco di una divinità femminile dell’acqua che veniva venerata nei tempi antichi? Foto: Willow CC-BY-2.5

L’elemento della neve, che abbiamo visto apparire nella fiaba dei fratelli Grimm, è legato a lei: più forte Frau Holle sprimaccia i piumoni del suo letto, più neve cade sulla terra, a ricoprire città e campagne. Ma anche al buio la dea si trovava a suo agio. La radice hol appare nel termine tedesco Höhle che significa grotta e ben si addice alla figura di quest’antica divinità pagana della natura, regina del regno sotterraneo e delle montagne. Altra affinità linguistica lega il suo nome al vocabolo germanico Hell, che definiva il regno dei morti. Frau Holle era anche la signora dei morti.

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La dea Freya sul suo carro trainato da gatti. Vi sono paralleli tra Frau Holle e questa divinità germanica. Dominio pubblico.

Il nome Holle rivela inoltre un’affinità con il termine tedesco hold, che significa incantevole, leggiadro. E così viene descritta Frau Holle nell’opera wagneriana Tannhäuser: “Frau Holda giunge dalle montagne per vagare fra casolari e prati.” È la leggiadra dea della natura. Infatti il monte Hörselberg presso Eisenach nella Turingia, consacrato a Frau Holle, viene innalzato da Wagner a monte di Venere. Nelle caverne di questa montagna si ritira l’eroe wagneriano che vuole abbandonare il mondo. La latina Venere ha il suo pendant germanico nella divinità Freya. Così Frau Holle diventa la dea della primavera e dell’amore e, contemporaneamente, la dea del regno di Hell, l’oltretomba. Ultimo rifugio dell’eroe di Wagner.

Nel periodo dal 25 dicembre al 6 gennaio, Frau Holle abbandona il suo regno sotterraneo e penetra nel mondo dei vivi per vedere chi abbia passato l’anno diligentemente lavorando e chi si sia dato invece alla pigrizia. Premia i buoni e punisce i cattivi. Un’epifania. Come la nostra Befana, la strega che nella notte fra il 5 e il 6 gennaio penetra nelle case attraverso il camino con i regali per i bambini buoni e il carbone per i cattivi, Frau Holle si avvicina in quei giorni al respiro dei mortali. Ma la Befana viene descritta come una strega, e inizialmente Frau Holle non era una strega. Non era nemmeno vecchia e brutta, ma una vergine spendente. Quante trasformazioni ha subito l’antica signora del focolare, delle acque e delle energie telluriche?

Hel umgeben von ihren Geschwisternder Midgardschlange und FenrirDie Figur im Hintergrund ist ihre Mutter AngrbodaEmil Doepler1905Gemeinfrei

Frau Holle incarna anche la dea germanica Hel del regno dei morti. Eccola nell’illustrazione, accompagnata dal lupo Fenrir e dal serpente Midgard. Disegno di Emil Doepler,1905. Dominio pubblico.

Lo storico Karl Kollmann ha rintracciato i primi riferimenti scritti a Frau Holle. Si trovano nei decreti redatti fra il 1008 e il 1012 dall’arcivescovo Burchard von Worms. E tuttavia Kollmann è convinto che Frau Holle sia molto più antica, che si tratti dell’interpretazione regionale di una divinità femminile della terra venerata ovunque, se pure con nomi differenti. Una delle tante incarnazioni del sempiterno femminino sacro. Quello che era all’inizio della storia e oltre.

Le pietre di Frau Holle in un villaggio tedesco: Hollesteine

La ricercatrice Heide Göttner-Abendroth fa risalire la divinità femminile della terra e delle acque al Neolitico. Le ricerche dell’archeologa Marija Gimbutas confermano questa teoria. E poi c’è un bizzarro indizio in questo senso.

Incisione di serpente sulla pietra più grande di Hollstein. Il serpente è un simbolo tipico della divinità femminile arcaica.

Incisione di serpente sulla pietra più grande delle Hollesteine. Il serpente è un simbolo tipico della divinità femminile arcaica. Foto: Sabina Marineo

Spesso la dea degli inizi fu rappresentata dall’immagine del serpente. Ancora oggi, presso il paese di Hollstein, non lontano dal massiccio Hoher Meissner, nel comune di Hessisch-Lichtenau a sud della città di Kassel, si ergono tre grosse pietre di roccia naturale. Sono le Hollesteine, le pietre di Frau Holle. Su una di queste, la più alta, si può vedere l’incisione del serpente che ricorda le energie dell’acqua. Il parallelo con l’iconografia delle dee neolitiche di Gimbutas è più che evidente. E sempre nella regione di Hoher Meissner, sulle montagne care a Frau Holle, le giovani donne dei tempi passati si recavano agli stagni consacrati alla dea e vi si immergevano, per acquistare poteri magici o per guarire dalle malattie.

.Hollsteine, le pietre di Frau Holle che si trovano presso il villaggio di Hollstein. Sulla più alta di esse è inciso il segno del serpente. Un omaggio alla dea dell'acqua?

Hollesteine, le pietre di Frau Holle che si trovano presso il villaggio di Hollstein. Sulla più alta di esse è inciso il segno del serpente. Un omaggio alla dea dell’acqua? foto – sabina marineo

Le tre Hollesteine viste dal bosco. Foto: Sabina Marineo

Le tre Hollesteine viste dal bosco. Foto: Sabina Marineo

Nel 1850 un pastore scoprì nelle vicinanze di uno stagno di Frau Holle due monete dei epoca romana (i secolo a. C.) e degli scavi archeologici effettuati nel 1937 nei dintorni dello stagno stesso, portarono alla luce dei cocci del Medioevo. Si pensò, quindi, che si trattasse di sacrifici, oggetti gettati nelle acque in onore della dea. Là, dove si nascondeva nel profondo l’accesso al suo regno sotterraneo.

Ma con il processo di cristianizzazione che si estese a tutta Europa, anche Frau Holle cambiò faccia. Non era più la leggiadra fanciulla che scendeva dai monti in cerca di specchi lacustri, né la benigna regina del mondo sotterraneo che regalò il salutare sambuco agli abitanti della terra, e nemmeno l’apparizione misteriosa del 6 gennaio, quella che dispensava regali e faceva cadere i fiocchi di neve sbattendo i piumoni nella sua casa nascosta.

Divenne una donna crudele, un’infida megera che strappava i bambini alle madri e il lino alle tessitrici, un’arpia che portava la morte. Non è da escludersi che il termine tedesco Hölle, che significa inferno e reca anch’esso la stessa radice hol presente in Frau Holle, sia entrato in uso in seguito alla cristianizzazione, laddove l’oltretomba della dea, situato nelle viscere della terra e lontano dallo splendore del cielo, fu tramutato in luogo di pena eterna. Da regina dell’inverno con i capelli d’oro in una pioggia di bianchi fiocchi di neve, a tetra megera dell’inferno.

Due delle Hollesteine nella neve. Hollstein, Hessisch-Lichtenau. Foto: Sabina Marineo

Due delle Hollesteine nella neve. Hollstein, Hessisch-Lichtenau. Foto: Sabina Marineo

Eppure le filastrocche dei bambini tedeschi del XIX secolo dimostrano che, soprattutto nelle campagne, la tradizione di una splendente Frau Holle era sopravvissuta all’opera di cristianizzazione. Nel periodo più buio dell’anno, nei giorni fra il 25 dicembre e il 6 gennaio, i bambini si recavano ancora all’Holleloch, lo stagno di Frau Holle situato presso la località di Schlitz (nella Turingia) e cantavano in coro:

“La fanciulla sta sul prato. Porta un abito verde. Accanto a lei siedono tre belle vergini. L’una guarda davanti a sé, le altre nel vento. E la bella della città di Borne ha tanti, tanti bambini…”

La più alta delle Hollesteine. Nella foto si può vedere il confronto con l'altezza di una persona. In basso, a destra, sulla parte piatta della pietra, è visibile un'incavatura accanto alla quale c'é l'incisione del serpente. Foto: Sabina Marineo

La più alta delle Hollesteine a confronto con l’altezza di una persona. In basso, a destra, sulla parte piatta della pietra, è visibile un’incavatura accanto alla quale c’é l’incisione del serpente. Foto: Sabina Marineo