Uomo di Denisova: per primo in Australia?

 

L’uomo di Denisova ha forse raggiunto per primo l’Australia. Non mancano gli indizi a sostegno. Recentemente si è scoperto che il Continente australiano fu popolato molto prima di quanto si fosse mai creduto. Se precedentemente l’arrivo dell’uomo veniva collocato intorno a 45.000 anni fa, i nuovi ritrovamenti effettuati nell’Australia settentrionale lo anticipano di ben 20.000 anni.

L’uomo di Denisova, la cui esistenza è stata scoperta nel 2008 in una grotta siberiana e i cui utensili e monili hanno stupito il mondo accademico per la loro modernità, potrebbe essere stato un grande pioniere dei viaggi marittimi che affrontò l’oceano e toccò per primo le sponde di un nuovo continente.

Tracce e miti di un’epoca remota

Uomini in Australia 65.000 anni or sono? È possibile? I ritrovamenti che hanno spostato la datazione sono utensili litici, macine, resti di ocra ed altri pigmenti, migliaia di reperti portati alla luce dal team di Chris Clarkson dell’Università di Queensland in un riparo situato a Madjedbebe, a nord del continente.

Grotta di Denisova, Russia. Qui sono stati scoperti i resti fossili del „terzo uomo“. © Денисова пещераXenochkaCC BY-SA 4.0

A ciò si aggiungono dei resti di focolari ed ossa animali che rappresentano il primo strato d’insediamento del riparo. Sono stati datati con il metodo del carbonio 14 e della termoluminescenza.

Ciò significa che la prima popolazione di ominini giunti in Australia nel corso del suo lunghissimo viaggio, uno spostamento millenario iniziato in Africa e poi continuato verso il Medio Oriente e l’Asia fino a raggiungere il Continente australiano, probabilmente si è imbattuta anche nel piccolo Homo floresiensis, l’ominide indonesiano soprannominato scherzosamente “Hobbit” che almeno fino a 50.000 anni or sono viveva sull’Isola di Flores.

Per scoprire chi fossero i primi australiani dell’Età della Pietra, gli studiosi hanno concentrato la loro ricerca sulla più antica popolazione del continente: gli Aborigeni. Perché questi autoctoni presentano ancora una peculiarità oltremodo importante e molto rara. I loro miti testimoniano un forte legame con la terra natia sin dai tempi più remoti. Molti dei loro clan, una volta insediatisi in un territorio, non sono mai migrati, sono rimasti per millenni in un’unica, medesima regione. Hanno vissuto pressoché isolati. Di conseguenza le loro tradizioni, i miti e le leggende che costituiscono la base della loro cultura hanno radici profonde ed incontaminate che risalgono addirittura all’Era glaciale. Il “tempo del sogno” era forse così lontano.

Il famoso molare dell’uomo di Denisova scoperto nella grotta russa. © Thilo Parg CC BY SA 4.0

Tale situazione a dir poco sensazionale ha lasciato tracce evidenti nelle diverse lingue degli Aborigeni, molte delle quali si sono sviluppate per lunghi periodi in isolamento e dunque senza che vi fosse uno scambio con altri idiomi di territori più o meno vicini. Lo stesso vale per gli aspetti culturali di questi gruppi che somigliano a tante isole dal denominatore comune eppure l’una nettamente separata dall’altra. I primi scambi culturali importanti sembrano essere avvenuti soltanto 4.000 anni fa.

La conseguenza è di grande importanza: il DNA degli Aborigeni contiene le origini comuni ed incontaminate dei primi abitanti dell’Australia, origini molto antiche che risalgono all’Era glaciale. Gli studiosi hanno quindi deciso di analizzare il DNA degli Aborigeni tratto da centinaia di prove di capelli. Queste sono state effettuate, per la maggior parte, nel periodo che precedette le varie azioni di trasferimenti forzati da un territorio all’altro operate dai colonizzatori europei nella prima metà del XX secolo. Quindi provengono da clan che fino a quel momento erano vissuti in una situazione naturale, non influenzata da agenti esterni invasivi. Lo stupefacente risultato: gli Aborigeni discendono tutti da un’unica popolazione che colonizzò l’Australia più di 50.000 anni fa.

Sapiens o Denisova?

Ma questa popolazione primigenia da chi era formata? Si trattava di individui della specie Homo sapiens (come sempre si era creduto) oppure erano genti di Denisova? Il genoma degli Aborigeni contiene percentuali di DNA di entrambe le specie. Tuttavia il professor Richard Roberts dell’Università di Wollogong (Australia) propende per una dominanza di Denisova e le sue ricerche si concentrano in questa direzione. Se ciò è vero, ci troviamo davanti all’ennesima sensazione. Se l’uomo di Denisova avesse raggiunto per primo l’Australia, avrebbe strappato di mano un altro primato all’Homo sapiens.

Già il suo ago da cucito, recuperato nella caverna siberiana di Denisova, un reperto che risale a 50.000 anni fa, aveva dimostrato che l’ingegnoso ominide cuciva le pelli molto prima dell’uomo anatomicamente moderno (i cui aghi datano invece circa 20.000 anni). Per non parlare poi del suo gioiello esclusivo, lo splendido bracciale di clorite verde, ancor più antico e in attesa di essere ulteriormente retrodatato.

Frammento del dito di Denisova recuperato nella grotta omonima. ©Thilo Parg CC BY SA 3.0

Si dovrebbe inoltre riflettere sul poco che sappiamo di quei tempi remotissimi e cominciare ad ammettere che forse l’Homo sapiens non fu il genio incontrastato del pianeta, ma semplicemente un essere vivente come tanti altri e magari chiedersi su che cosa si basava realmente quella che si rivelò essere la sua supremazia e come mai un giorno tutte le altre specie di ominidi sue coeve scomparvero dalla faccia della terra, mentre egli riuscì non solo a sopravvivere, ma a dominare completamente il pianeta.

Torniamo al Denisova. Può essere che il professor Roberts abbia ragione? Fui lui il primo australiano? Dalla Siberia all’Australia: basta gettare uno sguardo sulla carta geografica per restare impressionati. Come riuscì il Denisova a compiere un viaggio simile in un’epoca talmente remota? Richard Roberts ha deciso di affrontare una sfida non indifferente. Per individuare i primi ominidi che colonizzarono l’Australia 65.000 anni fa, ha riesaminato in primo luogo i dati forniti dalla genetica.

Perché una cosa è chiara: gli abitanti originari dell’Australia, gli Aborigeni, presentano una percentuale maggiore di genoma dell’uomo di Denisova di quella riscontrata in tutti gli altri popoli della Melanesia. Il 4%. A prescindere dalle altre tracce di DNA dell’uomo anatomicamente moderno e di quelle dell’uomo di Neanderthal. È possibile che i primi australiani fossero genti di Denisova giunte dai territori asiatici?

Anelli di marmo lavorati alla perfezione e portati alla luce, insieme amolti altri reperti, nella caverna russa. Foto dall’esposizione „Il terzo uomo“ al Museo Nazionale della Preistoria di Les Eyzies-de Tayac ©Reimund Schertzl

L’uomo di Denisova, un’evoluzione dell’Homo erectus così come lo furono anche l’Homo sapiens e l’uomo di Neanderthal. L’Homo erectus già possedeva un cervello dalle dimensioni non indifferenti (raggiungeva i 1000 cm cubi), faceva uso del fuoco, fabbricava utensili di alto livello e migrò dall’Africa circa due milioni di anni fa. Andò a popolare l’Europa e l’Asia muovendosi in due direzioni: attraversando il corridoio del Medio Oriente raggiunse l’Europa meridionale, il Caucaso, i territori del Mediterraneo e dei Pirenei; mentre la seconda rotta lo condusse nel territorio eurasiatico e quindi nella Siberia. Il secondo itinerario era costituito, a sua volta, da due vie. La prima passava a sud dell’Himalaya e del Tibet, la seconda per l’Asia centrale e la Siberia.

Dall’Homo erectus asiatico si sviluppò, nel corso di centinaia di millenni e a quanto pare in territorio eurasiatico, l’uomo di Denisova. Ovviamente anche questo nostro remoto cugino era sempre alla ricerca di nuovi spazi e gli incontri che sicuramente ebbe con le altre specie umane coeve diedero luogo ad ibridazioni. Prova ne sia che nel sito paleolitico spagnolo di Atapuerca, per la precisione nella cavità chiamata Sima de los Huesos, sono stati scoperti resti fossili umani di più di 400.000 anni fa (Homo antecessor) il cui genoma contiene un’alta percentuale di Neanderthal (circa il 35%) ma anche un 10% di Denisova, il che non è poco.

Il terzo uomo e la Linea di Wallace

Torniamo all’Australia. Il professor Richard Roberts si chiede da dove sia giunta la componente genetica denisoviana tenendo conto della distanza di 8.500 chilometri che separano la Siberia dall’Australia, per non parlare poi della barriera costituita dall’Oceano. Una barriera sempre presente, sostiene Roberts, anche nelle epoche in cui il livello dei mari era più basso in tutto il pianeta.

A ciò si aggiunge una riflessione importante: fino a questo momento abbiamo sempre pensato che i primi abitanti dell’Australia fossero genti della specie Sapiens semplicemente perché non vi era nessun indizio che dimostrasse il contrario. In realtà però non sono mai stati ritrovati resti fossili di Homo sapiens del periodo aurignaziano in Australia, ma soltanto utensili di pietra che, per le loro caratteristiche avanzate, possono essere assegnati a questa specie. E tuttavia adesso che abbiamo avuto modo di vedere gli utensili e gli artefatti di alto livello fabbricati dall’uomo di Denisova, le cose cambiano. C’è da chiedersi se i reperti australiani appartengano veramente all’Homo sapiens oppure siano opera dell’ominide siberiano.

L’uomo di Denisova, scherzosamente battezzato il “terzo uomo” accanto all’Homo sapiens e all’uomo di Neanderthal, potrebbe essere stato il navigatore esperto che solcò l’oceano e raggiunse per primo L’Australia. Tanto più che a tutto questo si aggiunge un elemento misterioso evidenziato dal professor Alan Cooper dell’Università di Adelaide, e cioè che nella maggior parte del territorio asiatico quasi nessuna specie umana – nemmeno tra le popolazioni indigene che vivono in territori isolati – reca nel suo patrimonio genetico una significante percentuale di DNA del Denisova.

Questo significa che in quelle regioni non vi sono state grandi ibridazioni con la suddetta specie. Ma ecco che, procedendo verso il sud, le tracce di DNA del Denisova si moltiplicano, proprio alle porte dell’Oceania, nelle aree situate ad est della cosiddetta “Wallace Line”. L’ipotesi di Cooper suggerirebbe che la popolazione originaria di Denisova siberiani non sia stata molto numerosa e questi ominidi, invece di espandersi nel cuore continentale dell’Asia, abbiano migrato abbastanza presto verso i territori del sud.

Linea di Wallace, confine immaginario che separa i territori asiatici da quelli dell’Oceania. Le popolazioni Denisova si sarebbero stanziate ad est della Linea di Wallace. ©Reimund Schertzl

A tal proposito è doveroso aprire una breve parentesi per evitare malintesi. Una percentuale di DNA di Denisova è sicuramente presente nel patrimonio genetico dei Tibetani che, oltre al 94 % di DNA dell’uomo anatomicamente moderno, rivela tracce di Denisova, di Neanderthal e di un’altra specie finora sconosciuta. In particolare una variante del gene EPASI, ereditato dall’uomo di Denisova, facilita ai Tibetani la respirazione ad alta quota. Inoltre, sempre per ciò che riguarda la parentela asiatica con questo misterioso ominide scomparso, sono stati chiamati in causa dei resti fossili cinesi che presenterebbero una corrispondenza a livello morfologico, ma che finora non sono stati analizzati dal punto di vista genetico.

Dunque le genti di Denisova erano presenti soprattutto ad est della Linea di Wallace. Questo è un confine immaginario, tracciato idealmente sull’Oceano Pacifico, che separa i territori asiatici da quelli dell’Oceania. È utile ai biologi, per evidenziare la discontinuità fra le specie animali situate ad est e quelle situate ad ovest della linea. Qui, ad est della Linea, il Denisova era presente in modo massiccio: in Indonesia orientale, Australia, Papua Nuova Guinea, nelle Isole Fiji e in Polinesia.

Evidentemente in tale zona convivevano più specie umane. In Indonesia – e proprio ad est della Linea di Wallace! – è stato identificato di recente un altro ominide di cui prima non si conosceva l’esistenza, il piccolo uomo di Flores. Dunque la molteplicità delle specie non deve sorprenderci. Il mondo fu sempre vario e colorato, non fummo mai gli unici abitanti della terra. Ciò che stupisce sono piuttosto le capacità di questi lontani parenti scomparsi, il loro ingegno che affiora poco a poco, la cima di un iceberg.

Da un dilemma all’altro. Visto che il Denisova prima e il Sapiens dopo giunsero entrambi in Australia e che una percentuale del loro patrimonio genetico è ancora oggi presente nel DNA degli Aborigeni, bisogna vedere quando e dove può essere avvenuta l’ibridazione fra le due specie. I dati risultanti dalla genetica suggeriscono che dei Denisova di sesso maschile abbiano interagito con delle Sapiens di esso femminile e che ciò accadde probabilmente proprio nelle zone interessate dalla Linea di Wallace.

Il bracciale, l’ago e una parure eccezionale

Rimane il fatto che per ora la culla originaria dell’uomo di Denisova resta la Siberia meridionale dove si trova l’omonima grotta, il territorio dei monti Altai. I pochi e preziosi fossili umani recuperati nel giacimento provano che il sito fu abitato da genti di Denisova per molte decine di migliaia di anni. Qui sono stati scoperti gli utensili e i monili di questo ominide che hanno stupito il mondo intero per la loro bellezza e perfezione.

Ho avuto la fortuna di vederli di persona, esposti in via eccezionale nel Museo Nazionale della Preistoria di Les-Eyzies-de Tayac, in Dordogna, nel cuore del mondo paleolitico europeo. Il museo li ospitava, insieme al famoso dente, in occasione di una mostra temporanea incentrata sull’uomo di Denisova. Soprattutto l’ago da cucito e il misterioso bracciale in clorite verde scuro hanno colpito gli esperti a causa dell’inventiva e dell’abilità tecnica con cui il bracciale è stato realizzato. Una procedura che finora era stata riscontrata soltanto nell’ambito del Neolitico. E devo dire che quei pezzi erano veramente straordinari.

Bracciale di clorite verde, opera dell’uomo di Denisova. Datazione: 60.000 anni fa. La perfezione di quest’oggetto ha stupito gli studiosi di tutto il mondo. Foto dall’esposizione „Il terzo uomo“ al Museo Nazionale della Preistoria di Les Eyzies-de Tayac ©Reimund Schertzl

Inoltre bisogna osservare che il bracciale, in seguito a nuova datazione, sembra essere ancor più antico e potrebbe risalire addirittura a 60.000 – 70.000 anni fa. Il bellissimo oggetto è anche molto delicato, si pensa che venisse indossato di rado, forse in occasione di eventi speciali. Dinanzi a tanta perfezione, il professor Mikhail Shunkov, colui che per primo effettuò gli scavi nella grotta siberiana, afferma che l’uomo di Denisova fu forse molto più avanzato dell’Homo sapiens e dell’uomo di Neanderthal. In ogni caso gli studiosi russi lavorano alacremente ed è probabile che tra non molto i risultati delle loro fatiche siano resi noti, magari con qualche altra sorpresa.

A proposito di Neanderthal: nel museo di Les-Eyzies, di fronte alle vetrine che ospitavano i reperti dell’uomo di Denisova, c’era anche un’esposizione di oggetti recuperati nei ripari Mandrin e Saint Césaire e dei bellissimi artefatti neandertaliani della Grotte du Renne ad Arcy-sur-Cure, tra cui la favolosa parure fatta di artigli d’aquila sapientemente forati e lucidati, come fossero gioielli in pietre preziose. Risalgono a 42.000 anni fa, vengono collocati dagli esperti nella categoria della raffinata industria del Castelperroniano. Quella che, inizialmente, si tentò di attribuire a tutti i costi all’Homo sapiens ed oggi è entrata ufficialmente a far parte (salvo rare opinioni contrarie) del corredo dell’uomo di Neanderthal.

I rami dell’uomo di Neanderthal e dell’uomo di Denisova, entrambi discendenti dell’Homo erectus, si sarebbero separati l’uno dall’altro nel grande albero dell’evoluzione umana circa 400.000 anni fa e presentano quindi un legame di parentela più stretto di quello che intercorre fra noi moderni e l’uomo di Neanderthal. Devo dire che vedendo gli artefatti neandertaliani della Grotte du Renne sapientemente esposti al Museo Nazionale della Preistoria di Les-Eyzies e le meraviglie fabbricate dall’uomo di Denisova, mi sono chiesta se questi due nostri cugini non fossero entrambi molto più avanzati di quanto ancora si possa immaginare. Ce lo dirà il tempo.

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By | 2018-02-20T19:23:13+00:00 Januar 3rd, 2018|Categories: paleolitico|Tags: , , , , |4 Comments

4 Comments

  1. Giovanni angioletti 21/04/2018 at 21:11 - Reply

    Ma se gli Australia no che sono in Australia da più di trecentomila anni invece discendono da una specie sorella dell‘ uomo habiiis come l homo florinensis?
    Siete sicuri che discende dall‘ herctus? Secondo me no

    • Sabina Marineo 30/04/2018 at 15:28 - Reply

      Giovanni, scrivo quello che apprendo dalle fonti scientifiche attuali. Di più non posso dire.

  2. Sabrina Furlan 27/03/2018 at 23:20 - Reply

    Bellissimo articolo e ben documentato. Ancora una scoperta che ci porta inevitabilmente a riflettere sulle origini dell‘ uomo.

  3. Riccardo Banchi 27/03/2018 at 21:44 - Reply

    Davvero avvincente questa avanzata del „terzo uomo“.

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