Tracce di una specie scomparsa

In tempi più remoti, quelli in cui l’uomo di Neanderthal popolava il nostro Continente, l’Europa rappresentava ancora un territorio a rischio, a causa dei potenti cambiamenti climatici. Parliamo di 200.000- 30.000 anni fa. Interrotte da brevi periodi caldi, le fasi fredde del pianeta costringevano ominidi e animali a migrare verso il sud, verso le aree dal clima più mite. Dobbiamo quindi immaginare un’Europa in perenne divenire, movimentata da continui spostamenti. Probabilmente anche scarsamente abitata, proprio perché le temperature più fredde ostacolavano i contatti fra specie e specie. Ma la vita c‘era. Gli ominidi costruivano qua e là provvisorie capanne di pelli, accampamenti per la caccia. Dovevano spostarsi da un posto all’altro per seguire la selvaggina. Grandi animali solcavano le vaste pianure. La fauna era soggetta a mutamenti. Nei periodi più caldi, i giganteschi elefanti delle foreste apparivano nell’Europa centrale insieme a rinoceronti preistorici e ippopotami. Nei periodi più freddi, invece, questi animali migravano verso il meridione e al loro posto erano mammut, renne e orsi delle caverne a dominare i paesaggi sfiorati dai ghiacci. In tale scenario si muoveva l’uomo di Neanderthal. Il cacciatore impavido affrontava gli animali più giganteschi, frontalmente, a distanza ravvicinata, armato di una lancia di legno. Era un individuo dalla carnagione chiara, molto più robusto di un uomo di oggi, molto più muscoloso anche di un Homo sapiens di 30.000 anni fa. Uno che si prendeva cura del suo clan e che, per quanto ne sappiamo al momento, per primo iniziò a seppellire i suoi morti. Un abile artigiano, uno che aveva il senso dell’estetica e amava le melodie. Per certi aspetti ci assomiglia molto, per altri invece ci appare distante. Certo, il suo habitat era un universo a noi sconosciuto. Noi, abituati alla vita delle grandi città e alle comodità offerte dalla tecnica, noi che abbiamo perso quel contatto profondo con la natura, facciamo fatica a comprendere il suo mondo. Ma la presenza remota dell’uomo di Neanderthal ha pur sempre lasciato delle tracce nel paesaggio trasformato e plasmato su misura dall’uomo moderno. Ancora ci sono da qualche parte le sue grotte, i resti dei suoi focolari, delle sue capanne. Istantanee dal Paleolitico, che vi propongo nel mio nuovo ebook per conoscere il cacciatore dai capelli rossi.

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In „Il primo europeo – Neanderthal – Tracce di una specie scomparsa“ presento informazioni verificate con cura, attualizzate e raccolte in brevi capitoli. L’idea è facilitare la lettura di un tema le cui pubblicazioni di solito sono riservate agli specialisti. Perché non dobbiamo aver tutti parte al nostro passato senza doverci sforzare di capire cose difficilmente comprensibili alla mente del profano?

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