Convenzioni in tutta segretezza

 

 

WTO e TTIP: di recente Pascal Lamy, ex direttore della WTO (in italiano: OMC, Organizzazione Mondiale del Commercio), dichiara ai giornalisti del Frankfurter Allgemeine di avere dei dubbi sulla veloce realizzazione del TTIP, il “Transatlantic Trade and Investment Partnership”, una convenzione tra gli Stati Uniti e le nazioni più importanti della Comunità Europea che porterebbe all’applicazione più estrema del cosiddetto “mercato del libero scambio”.

Un accordo che va evitato ad ogni costo. Perché? Nel momento in cui il TTIP dovesse entrare in vigore, la concessione di brevetti biologici o informatici d’Oltreoceano avrebbe via libera nel mercato europeo anche nel caso in cui questi siano stati, in un primo tempo, respinti dal parlamento dell’UE nonché dai parlamenti delle rispettive nazioni.

I pericoli derivanti dall’entrata in vigore del TTIP sono tanti. Per esempio il fracking (fratturazione idraulica), sistema usato per estrarre gas perforando il terreno a grande profondità allo scopo di raggiungere i giacimenti di gas naturale. In USA è ormai all’ordine del giorno, mentre in Europa è vietato per ragioni di tutela ambientale e di sicurezza. Eppure già nel dicembre 2013 il fracking è stato oggetto delle trattative a porte chiuse del TTIP.

Inaugurazione del nuovo edifico della WTO il 30 giugno 2013.

Pascal Lamy (nel centro) all’inaugurazione del nuovo edificio della WTO. 30 Giugno 2013. Foto WTO Open Day 30 June 2013 • Uploaded by russavia World Trade Organization from Switzerland

Poi c’è il problema dei generi alimentari. Certi prodotti provenienti dagli USA verrebbero distribuiti sui mercati europei anche se non ammessi dalle nazioni della Comunità per motivi di sicurezza o/e igiene. Ci entrerebbero a forza.
Un paradiso per i produttori di OGM, come Monsanto, e per i distributori di alimentari potenzialmente pericolosi. Una prospettiva più che preoccupante per noi tutti. Già adesso non sappiamo esattamente che cosa mettiamo nel piatto dopo che siamo andati a fare la spesa al supermercato. Figuriamoci che cosa ci propinerebbero con l’entrata in vigore del TTIP.

Non solo questo. Le leggi interne delle nazioni che regolano, per esempio, le sovvenzioni statali verrebbero calpestate a favore di potenti investitori nel momento in cui queste incrociassero malamente i loro piani di gloria. Il settore sanitario finirebbe per essere privatizzato a scapito del consumatore.

Anche il settore culturale ne risentirebbe. Per il TTIP molte istituzioni culturali sono semplicemente aziende economiche sovvenzionate. Qualora queste entrassero in concorrenza con aziende private, le statali non sarebbero in grado di sostenere il confronto e non avrebbero più ragione di esistere. Per esempio i teatri o l’industria cinematografica europea.

Lo stesso vale per le università sovvenzionate dallo Stato, che secondo il TTIP non avrebbero diritto a sovvenzione. Anche i licei statali si troverebbero costretti a chiudere i battenti in favore dei privati.

TTIP: un potere sovrano con giurisdizione propria

Che significa tutto questo in parole povere? Che il potere decisionale del TTIP è di fatto un potere sovrano che se ne infischia dei parlamenti e delle leggi delle nazioni. Ma non finisce qui: il TTIP si arroga pure il diritto di disporre di un tribunale proprio che agisce a porte chiuse e delibera quindi all’insaputa dell’opinione pubblica. Se una multinazionale non può realizzare di fatto i suoi progetti perché uno Stato li respinge a tutela dell’interesse pubblico, la multinazionale ha il diritto di trascinare davanti a un tribunale internazionale di arbitrato l’intera nazione che la ostacola.

Inoltre, una volta apposta la firma alla convenzione del TTIP, le singole regolamentazioni in essa stipulate possono essere revocate solamente con il beneplacito di tutte le nazioni che partecipano alla convenzione stessa. Si può ben immaginare la complessità di un’operazione del genere. Vediamo, quindi, che sottoscrivere il TTIP è fatale, e che questo accordo va contro tutti i principi basilari della democrazia.

WTO-membri-e-osservatori

VERDE: Membri
BLU: Membri rappresentati dall’Unione Europea
GIALLO: Osservatori
ROSSO: Non-membri

Sia chiaro: il TTIP non è una convenzione che favorisce i cittadini degli USA a scapito degli Stati europei, bensì una convenzione che favorisce il capitale internazionale a scapito delle democrazie mondiali. Non sarebbe, quindi, il normale cittadino americano ad approfittare del TTIP, ma le solite, poche famiglie d’Oltreoceano che tengono le redini dell’economia e della finanza. Gli oligarchi, insomma. Il TTIP è di per sé fortemente antidemocratico.
Il giornalista Jens Jenssen della testata Die Zeit osserva:

“Quale sia lo spirito della convenzione lo dimostra un’ultima satanica norma: la tutela di un investimento già effettuato da eventuali regolamentazioni successive. Se per esempio il Parlamento di una nazione delibera di fissare uno stipendio minimo o una spesa ambientale che possa in qualche modo diminuire l’aspettativa di guadagno dell’investitore, la nazione in questione deve risarcire l’investitore del profitto da lui perso. Se un’impresa mineraria durante la sua attività inquinasse l’acqua potabile e il parlamento impedisse o limitasse i lavori di scavo dell’impresa, le leggi pagherebbero un duro prezzo. Lo Stato si troverebbe a dover scegliere fra la tutela dei cittadini e dell’ambiente, e la tutela della cassa nazionale.”

Invece l’ex direttore della WTO Pascal Lamy è di altra opinione. Si mostra visibilmente preoccupato per il ritardo dell’entrata in vigore del TTIP, e confida con un certo rammarico ai giornalisti del FAZ:

“ La previsione che l’accordo venga concluso già alla fine di quest’anno non è per nulla realistica. (…) Si tratta di un’operazione molto complicata, più complicata dell’abolizione dei confini doganali.”

Eh sì, perché Lamy sarebbe ben contento di vedere la convenzione realizzarsi al più presto possibile. Infatti l’ex direttore osserva:

“Effettuare l’unione di due mercati con 500 milioni di consumatori (Unione Europea) e 300 milioni di consumatori (Stati Uniti) è una grande chance per aumentare l’efficienza economica.”

E il giornalista del Frankfurter Allgemeine:

“Lamy si aspetta, come risultato delle trattative del TTIP, una correzione verso l’alto da parte del continente che ha i regolamenti e gli standard più bassi, giacché le associazioni dei consumatori non accetteranno né dall’una né dall’altra parte delle contaminazioni alle loro regole. I produttori, invece, possono accettare senza problemi una correzione verso l’alto perché un mercato di 800 milioni di consumatori è molto allettante.”

Globalizzazione: zitti zitti, che intanto ci dividiamo il mondo

Proprio così, un mercato di 800 milioni fa gola ai soliti nababbi delle grandi multinazionali. Perché non dobbiamo dimenticare che la WTO è un loro strumento , nato come proseguimento del GATT (“General Agreement on Tariffs and Trade”) che entrò in vigore nel 1948 e fu sostituito dalla WTO nel 1995.

Conferenza stampa della WTO, 2011.

Conferenza stampa della WTO, 2011. http://flickr.com/photos/41916075@N06/6521743317 Foto CC Flickr: Press Conference for Countries Adopting an Anti-Protectionism Pledge at the WTO Ministerial Conference United States Mission Geneva http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/deed.de

La WTO è un’organizzazione volta solo al profitto dei produttori, che non dimostra il minimo interesse per i Paesi del Terzo Mondo, per la salute dei consumatori, per la tutela dell’ambiente, per la cultura dei popoli. Vuole farci tornare alla barbarie. Tant’è vero che le organizzazioni sia ecologiche sia umanitarie, occupate a risolvere i problemi del pianeta, vengono regolarmente bloccate dalla WTO non appena le loro esigenze minaccino di mettere i bastoni fra le ruote delle operazioni di “libero commercio.“

L’intellettuale Noam Chomsky è molto chiaro in proposito:

“Non è un mistero che istituzioni internazionali possano funzionare come rappresentati delle pretese dei potenti, soprattutto degli Stati Uniti. Infatti il nuovo strumento (la WTO) permette agli USA di immischiarsi negli affari delle altre nazioni e di costringerle a cambiare regolamenti e leggi.”

Non dimentichiamo poi che la WTO collabora con il Fondo Monetario Internazionale e con la Banca Mondiale, e queste sono creature di Rothschild e Rockefeller, il cui obiettivo è fare di tutti i consumatori del globo la loro proprietà privata. Oggi si dice così, proprietà privata. Una volta si diceva semplicemente: schiavi.

Globalizzazione - La terza guerra - Verdechiaro Edizioni / Nexus Edizioni 2015 - Disponibile in cartaceo

Per approfondire il tema, vedi il mio saggio  „Globalizzazione – La terza guerra“

Per approfondire il tema dei pericoli della globalizzazione, vedi il mio saggio „Trappola globale“