Come gli USA fabbricano l’Anticristo

 

 

Putin: sembra proprio che l’Occidente abbia trovato il nuovo Anticristo del momento. La campagna della stampa internazionale contro il presidente della Russia Vladimir Putin sta raggiungendo i vertici del cattivo gusto. Il giornalismo di fama precipita nelle banalità da riviste scandalistiche, si fa la caccia alle streghe. La tragedia del Boeing-777 della Malaysian Airlines è divenuta poi (cosa davvero triste) uno strumento di questi inquisitori di parte.

L’aereo di linea abbattuto il 17 luglio da un missile, mentre volava a circa 10.000 metri di altezza in zona di guerra sopra il territorio ucraino, è ora l’arma segreta degli USA che, demonizzando definitivamente Putin, cercano di isolare la Russia dal resto dell’Europa.

Già si paragona il disastro del Boeing-777 all’attacco terroristico dell’11 settembre. Il presidente Putin viene definito dai titoli in neretto un “pazzo pericoloso”, un vero “dittatore”, lo “zar della Russia”.  Una marea di articoli su dettagli della sua vita privata si susseguono, allo scopo di mettere in risalto quella che per molti potrebbe essere la parte più negativa del personaggio.

A ciò si aggiungono le sanzioni cui Herman van Rompuy, presidente del Consiglio delle Nazioni Unite, ha posto la firma. Sanzioni che colpiscono persone dei servizi segreti russi in Europa, ora soggetti al bando dei visti e al congelamento dei beni. Altre sanzioni rendono difficile alle banche russe l’accesso al mercato europeo proibendo l’esportazione di armi, di tecnica speciale per l’estrazione del petrolio – un provvedimento che potrebbe fermare le trivellazioni nell’Artico -, altre transazioni commerciali. Così l’UE vuole punire la Russia per un misfatto che probabilmente non ha nemmeno commesso.

Quando ancora non si sa nulla di certo sul dramma dell’incidente aereo – ad eccezione del fatto che il velivolo sarebbe stato colpito da un missile – tutta la stampa occidentale, dai giornali di destra a quelli di sinistra, è d’accordo sulla colpa di Putin. O l’aereo è stato colpito su suo ordine, oppure sono stati i separatisti filorussi, che poi alla fine è lo stesso.

Terza guerra mondiale?

Le prove, però, non ci sono. E quando non ci sono prove, si tirano in campo fonti nebulose, documenti che sarebbero in possesso dei soliti servizi segreti americani e che non si possono vedere. Il teatro delle prove inesistenti ormai lo conosciamo bene, dopo le false accuse di Dick Cheney contro l’Iraq, che misero in moto un terribile meccanismo di guerra.

Eppure l’attuale attacco contro il presidente russo può avere conseguenze molto pericolose. L’ex segretario di Stato tedesco Willy Wimmer osserva:

“Questo modo di trasmettere le notizie, però, è pericoloso. Non per niente i mass media sono considerati il quarto potere di uno Stato, e un attacco di questo tipo può avere conseguenze dalle dimensioni enormi. Un inasprimento del conflitto in Ucraina, una nuova Guerra fredda, l’impiego delle truppe NATO in Ucraina, un armamento in Europa, un crollo economico e, non di meno, vi è in gioco lo scoppio di una Terza guerra mondiale.”(Voltaire.net.org)

Il governo americano vuole portarci alle soglie di una Terza guerra mondiale? Intanto gli USA hanno tirato fuori delle misteriose fotografie satellite fornite dai servizi segreti. Dovrebbero dimostrare che l’artiglieria russa ha aperto il fuoco sparando missili sull’Ucraina. Il generale statunitense Martin Dempsey ne approfitta per accusare la Russia di voler realizzare i suoi obiettivi esercitando il potere militare su di uno Stato sovrano, ripetendo cioè lo stesso copione del 1939 in Polonia, e definisce il presidente Putin un novello Stalin.

Stranamente le foto di documentazione addotte e consegnate dall’ambasciatore statunitense in Ucraina Geoffrey Pyatt, sono molto sfocate e difficilmente intelligibili. Sarà un caso?

E poi c’è un altro elemento sospetto: ricordate chi è Geoffrey Pyatt? L’interlocutore telefonico della segretaria di Stato americana Victoria Nuland che, comunicandogli di voler installare Arseni Jazenjuk a capo del nuovo governo ucraino, mandò a farsi fottere l’intera Unione Europea con la celebre frase “Fuck the EU”. Una donna che è imparentata proprio con Donald Kagan, uno dei fondatori del think tank PNAC (Project for the New American Century), vale a dire, di un’organizzazione che lavora al progetto di un futuro nuovo ordine mondiale sotto il controllo statunitense. Stiamo parlando, insomma, di persone di certo non imparziali e poco affidabili.

Invece la Russia ha preso subito posizione. Ha condannato duramente l’attacco all’aereo di linea e ha declinato la sua responsabilità in merito. Anzi, ha chiesto che l’inchiesta sul disastro avvenisse sotto la direzione delle Nazioni Unite e il più presto possibile. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha espresso la sua preoccupazione sul fatto che delle tracce importanti potessero essere manipolate prima che la commissione d’inchiesta ne prendesse visione.

Dieci domande passate sotto silenzio dai media

Dopodiché il Ministero della Difesa russo ha formulato pubblicamente dieci domande alle autorità ucraine. Dieci domande che i nostri mass media europei, in ossequio alla politica USA, hanno passato sotto silenzio:

  1. Subito dopo la tragedia le autorità ucraine hanno accusato le forze di Difesa. Su che cosa si basano le accuse?
  2. Kiev è in grado di spiegare come adopera i missili BUK nelle zone di guerra?
  3. Perché le autorità ucraine non incaricano una commissione d’inchiesta internazionale? Quando inizierà, questa commissione, il suo lavoro?
  4. L’esercito ucraino sarebbe disposto a far vedere agli inquirenti internazionali i loro missili terra-terra e terra-aria, compresi quelli usati nelle rampe di partenza per i missili terra-aria?
  5. La commissione internazionale avrà accesso ai dati d’informazione provenienti da fonti affidabili che riguardano i movimenti degli aerei da combattimento ucraini nel giorno della tragedia?
  6. Perché il controllo aereo ucraino ha permesso all’aereo di deviare dalla rotta regolare in direzione della “zona di operazione antiterroristica”?
  7. Perché la zona di volo sopra il territorio di guerra non era chiusa ai voli civili, soprattutto dal momento che il territorio non è coperto del tutto dai sistemi di navigazione radar?
  8. Come può Kiev commentare ufficialmente le notizie nelle reti sociali di un presunto controllore di volo spagnolo che lavora in Ucraina, il quale dice che due velivoli militari ucraini volavano accanto al Boeing-777 sopra il territorio ucraino?
  9. Perché il servizio segreto ucraino ha cominciato a lavorare con le registrazioni della comunicazione tra i controllori di volo ucraini e l’equipaggio del Boeing, senza aspettare gli inquirenti internazionali?
  10. Che insegnamento ha tratto l’Ucraina dal caso simile del Tu-154 russo che è precipitato nel Mar Nero? Allora le autorità ucraine respinsero qualsiasi implicazione delle loro forze militari ucraine nell’incidente, fino al momento in cui prove inoppugnabili dimostrarono le colpe di Kiev.

Ma gli attacchi contro Putin si susseguono senza sosta. In seguito alle accuse mosse dalla GML Holding, la Russia deve pagare un risarcimento danni di ben 50 miliardi di dollari per aver portato alla bancarotta la multinazionale petrolifera Yukos Oil Company con l’arresto dell’oligarca Michail Khodorkovsky, accusato di evasione fiscale e frode. Questi era, alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, l’uomo più ricco della Russia.

E come si fabbricano gli „eroi“

Aperto alla politica occidentale del libero scambio e della privatizzazione, Khodorkovsky entrò in trattative con le grandi multinazionali americane, le creature di Rockefeller Exxon Mobil e Chevron Texas. Intendeva svendere Yukos agli squali USA. Nel frattempo, grazie ai suoi intrallazzi e corruzioni a suon di quattrini in campo politico, l’oligarca ambiva addirittura a raggiungere la sedia presidenziale. Fino al 2003, quando Putin mise fine alle sue ambizioni arrestandolo a Novosibirsk.

Ed ecco il miracolo. Da allora Michail Khodorkovsky è diventato un eroe, ed è festeggiato dalle nazioni occidentali come una sorta di martire del dispotismo. Quello che era semplicemente il gioco pericoloso di potere di un chimico che iniziò la sua carriera esportando souvenir russi all’estero e importando brandy, jeans e computer e poi, come tanti altri personaggi dell’era post Gorbaciov, divenne miliardario per vie traverse, viene adesso divulgato nei media occidentali come un fatto politico.

I suoi amici, gli azionisti di GML Holding, battono cassa. E la Corte arbitrale permanente dell’Aja si presta al gioco. Infatti la decisione di Den Haag è stata motivata dal fatto che lo scioglimento di Yukos era avvenuto per ragioni politiche, mentre le manovre poco ortodosse di Khodorkovsky vengono elegantemente ignorate. Il governo russo deve ora risarcire gli azionisti. Un grave colpo per l’economia del Paese, indebolito dalla crisi economica e dalle sanzioni dell’EU. Non si esclude la possibilità del pignoramento di beni di Stato russi nei Paesi membri della “New York Convention”.

E poi giunge l’ultimo attacco sferrato dagli USA, che oggi accusano la Russia di aver violato il “Trattato di non proliferazione nucleare” (TNP). L’accordo che prevede il disarmo delle armi nucleari ed è entrato in vigore nel 1970. Quest’accusa, così come pure le foto sfocate presentate dai servizi segreti, rimane nebulosa. Non viene meglio specificata. Potrebbe riferirsi al test di un missile Cruise effettuato dai russi in gennaio, suggerisce il compiacente New York Times. Ma tutto resta indefinito come sempre. E il conflitto fra USA e Russia s’inasprisce.

Per approfondire il tema dei pericoli della globalizzazione, vedi il mio saggio „Trappola globale“