Chi non ha paura dell’uomo nero?

 

 

Quella maledetta P2. Com’è nata, lo sappiamo. Era stato lui, il cosiddetto venerabile maestro, a dar vita a quella che, con l’aiuto della CIA, sarebbe divenuta una piovra: Propaganda Due, l’organizzazione della massoneria deviata. Dapprima epigono della Propaganda Massonica, loggia nata nel 1887 in opposizione alla congregazione della curia Propaganda fide. Se la congregazione del Vaticano presentava tutte le caratteristiche di un servizio segreto, l’organizzazione massonica era pronta a limitarne il danno.

Così devono aver pensato all’inizio i fratelli massoni. Invece quest’associazione sospetta, questa P2 consegnata nelle mani di uno come il Venerabile, era destinata a combinare più guai e tragedie del Vaticano stesso. E ciò la dice lunga sulla pericolosità dell’uomo dall’occhio diabolico, quello dalla parlata sprezzante e i segreti più che torbidi. Però attenzione: perché dopo aver commesso una sfilza di malefatte, adesso lui può godersi la vita da vegliardo di lusso nella sua villa toscana.

Può arrogarsi il diritto di apparire nei mass media a dire la sua come fosse l’oracolo di Delfi, tirando sferzate a destra e a manca. Anzi, gli inviti e le interviste si susseguono a manetta mentre lui, il protagonista, viene apostrofato con un ossequioso venerabile maestro. Ebbene, anche nel caso in cui la definizione celasse un fondo di ironia, mi sembra del tutto fuori luogo. Maestro di che? Di iniquità? Forse. Venerabile di che? Dei miei stivali. Ma forse il tempo ha già steso un manto pietoso sul suo passato.

Eppure il suo passato si trova sotto gli occhi di tutti coloro che siano pronti a fare un piccolo sforzo per ricostruire il curriculum di questo maestro di vita. Nato nel 1919 a Pistoia e fin da giovane acceso fascista, Licio Gelli combatté in Spagna dalla parte di Francisco Franco e curò poi i contatti fra le camicie nere di Benito Mussolini e i gerarchi nazisti. Ma ecco che, alla fine della Seconda guerra, ci fu la sua prima metamorfosi. Cambiata la musica, Gelli si schierò con i partigiani. Anzi, fu proprio grazie all’intercessione di un comunista che Gelli scampò al plotone di esecuzione. Fortuna non significa giustizia.

Nel dopoguerra, l’uomo dalle mille facce visse in America latina e svolse affari sporchi praticando il traffico d’armi tra Argentina ed Europa. Aveva ripreso il suo posto nelle file dei fascisti e quindi, una volta ritornato in Italia da imprenditore di successo, divenne deputato del partito MSI. Con un piede in patria e l’altro negli USA, s’intende. Mentre in Italia combinava la sua produzione di materassi con gli interessi politici, negli Stati Uniti offriva i suoi servigi alla CIA. Evidentemente gli americani erano molto soddisfatti, giacché Gelli divenne ospite fisso della Casa Bianca durante il governo di ben tre presidenti: Gerald Ford, Jimmy Carter e Ronald Reagan.

Licio Gelli il "venerabile maestro" della P 2.

Licio Gelli il „venerabile maestro“ della P 2. Dominio pubblico.

Inoltre, nel 1959, Gelli era stato accolto nella loggia massonica Grande Oriente d’Italia (GOI), assicurandosi la protezione del gran maestro Giordano Gamberini. E da qui ebbe inizio la sfolgorante carriera di Gelli asceso a venerabile maestro. Alla richiesta di Gamberini di reclutare nuovi membri di rilievo nelle file della loggia Propaganda Due, Gelli rispose con un’alacre azione missionaria negli ambienti di destra. Ambienti di alto livello. Questo gli fruttò la rapida nomina a capo della P2, una loggia coperta: i nomi dei membri erano noti soltanto al venerabile maestro e alle eminenze grigie del GOI.

Nel 1975 l’influenza di Gelli nell’ambiente massonico era talmente affermata, che questi poteva tenere sotto controllo addirittura l’allora gran maestro del GOI Lino Salvini. Dopodiché Gelli si calò con intenzione nelle profondità dell’abisso marino per un po’, per meglio dirigere i movimenti della sua piovra senza dare nell’occhio. Aveva ottenuto la sospensione della loggia in seguito a uno scandalo: l’arresto di un fratello della P2 accusato di traffico di droga e rapimento (e già questo ci fa capire che razza di elementi giravano da quelle parti). Ritirarsi nell’ombra per un po’ era quindi una manovra necessaria, almeno finché le acque si fossero calmate. Ma la P2 non era morta, si era solo calata sino al fondo del mare, una piovra assopita e pronta ad allungare i suoi tentacoli alla prima occasione.

La piovra

Questa situazione permise a Gelli di reclutare nuovi membri senza dover renderne conto alla loggia madre. Meglio di così si muore. Poteva fare quello che voleva. La P2 divenne l’organo principale operativo degli anticomunisti militanti italiani e non solo questo, anche una rete criminale, un focolaio di complotti, violenza e stragi. Nel giro di pochi anni, i suoi membri raggiunsero la considerevole cifra di 2500 persone. In prima linea, ovviamente, c’erano loro: i vecchi fascisti più radicali, quelli che non avevano esitato a perpetrare anche delitti durante il secondo conflitto mondiale ed erano però sfuggiti all’eventuale condanna di un tribunale di guerra passando prontamente, come lo stesso Gelli aveva fatto, da una parte all’altra della barricata.

E l’America anticomunista gongolava e pagava profumatamente, impartendo a Gelli istruzioni su ciò che la sua P2 doveva fare dall’altra parte dell’Oceano. La CIA e la NATO lo dirigevano e, al contempo, gli guardavano le spalle. Prova di tutto ciò è un documento che Gelli stesso, nel corso di un’intervista, ammise di aver ricevuto dai suoi superiori americani e che il giornalista svizzero Daniele Ganser chiama per nome: FM 30-31B. Il contenuto: direttive speciali dai servizi segreti americani con l’obiettivo di tenere l’Italia intera in una situazione di continuo terrore. Ganser è molto chiaro in questo punto e sostiene: “Terroristi dell’estrema destra operavano attentati che venivano attribuiti agli avversari politici per mezzo di false tracce, cosicché la popolazione stessa esigeva meno libertà personale e più controllo da parte dei servizi segreti.” Questo modo di procedere si chiama appunto strategia del terrore. E un regime di terrore significa anche e soprattutto controllo.

Inutile dire che gli USA contestano l’autenticità di questo documento. Affermano che si tratta di un falso, prodotto a suo tempo dall’Unione Sovietica. Ma oggi, alla luce delle tante menzogne che gli USA ci hanno propinato e che ci sentiamo strombazzare allegramente dagli stessi più o meno ogni giorno, tale reazione di sdegno non impressionerebbe nemmeno un bambino. Daniele Ganser non fa misteri. Gelli era all’epoca l’uomo di Washington.

Per il resto, il suo ruolo preciso nei servizi segreti rimane piuttosto nebuloso, almeno quanto quello che rivestì nelle azioni sporche di Gladio, l’organizzazione segreta paramilitare messa in piedi dalla solita CIA in collaborazione con la NATO. Sicuro è che Gelli aveva le mani in pasta in tali faccende, e che l’obiettivo di Gladio era quello di scongiurare il pericolo comunista in Europa con qualsiasi mezzo, senza il minimo scrupolo per potenziali vittime innocenti. Tant’è vero che le azioni di Gladio rientravano nell’esecuzione di quella serie di attentati, rapimenti e terribili stragi che misero a ferro e fuoco l’Italia per circa vent’anni. Gli anni di piombo.

Gladio disponeva di una rete enorme di depositi di armi, ubicati in tutta l’Europa occidentale. Un bastione militare potente contro il pericolo del comunismo. Il nucleo di Gladio consisteva di fascisti e nazionalsocialisti pronti a entrare in azione al primo segnale. Non ci sono dubbi su questi fatti. Nel 1990 l’ex agente della CIA Richard Brennecke disse chiaramente in un’intervista televisiva che gli USA si servivano della P2 e di Gladio per incrementare il terrorismo in Italia.

E questi attentati, perpetrati da Gladio con la collaborazione di Gelli, di politici influenti e organizzazioni mafiose, venivano scaricati tutti sulle spalle dei gruppi di comunisti militanti. Ogni nefandezza, dalla strage di Piazza Fontana a quella di Bologna, al rapimento e conseguente assassinio del politico Aldo Moro, fu allora attribuita alle Brigate rosse. Bisogna aggiungere che ovviamente i mass media stavano al gioco, così come le forze dell’ordine corrotte e i politici prezzolati. E com’era possibile una cosa del genere?

La risposta si trova in una lettera dell’alfabeto e in un numero: P2. La loggia che godeva di un potere pressoché illimitato grazie a un’arma eccezionale: una gran mole di materiale top secret. Un archivio di ben 157.000 documenti, in origine appartenuto al servizio segreto italiano SIFAR (che fu sciolto nel 1965 in seguito a un tentativo di colpo di Stato). Materiale illegalmente raccolto da migliaia di agenti e riguardante torbidi segreti di importanti personalità italiane provenienti da tutti gli ambiti sociali: Chiesa, esercito, politica, finanza, mass media. Era stato consegnato a Gelli nel 1966 dal generale Giovanni Allavena, capo del SIFAR, dopo lo scioglimento del suo servizio segreto e quando questi divenne membro della P2. Così, alla testa di una loggia i cui fratelli erano tutti personalità di spicco e per di più in possesso dei loro sporchi segreti, per il venerabile maestro era come aver vinto un terno al lotto. Era intoccabile, e fruiva di un potere impossibile da tenere sotto controllo.

Poi, quando la strategia del terrore sembrò non raggiungere più i risultati desiderati – o almeno non con la velocità auspicata -, si ricorse alla strategia dell’infiltrazione, collocando i membri della P2 in tutte le posizioni chiave del governo e della società: esercito, ministeri, economia, politica, associazioni religiose. In questo modo Gelli diventava il presidente ombra di un governo ombra, della cui esistenza soltanto lui, i suoi scagnozzi più fidati e, ovviamente, i circoli più esclusivi degli USA, erano a conoscenza.

Gelli, P2 e USA: un cocktail mortale

Ma ecco che nel 1981, in seguito a una perquisizione della Finanza in una villa di Licio Gelli, saltarono fuori gli altarini: il Piano di rinascita democratica, un progetto elaborato alcuni anni prima per trasformare l’Italia in una dittatura ultraconservatrice, e la lista segreta della P2 con i nomi di centinaia di membri di spicco. Il governo ombra della P2, Stato nello Stato, finì sotto i riflettori. Uno scandalo senza eguali che coinvolse nomi altisonanti tra cui quelli di ministri, alti ufficiali, deputati, giudici. Anche Silvio Berlusconi appariva sulla famigerata lista. E come sarebbe potuto essere altrimenti? La sua fulminante carriera deve pur avere una spiegazione. Tanto questo non gli avrebbe impedito di diventare, più tardi, uno degli uomini più ricchi d’Europa nonché primo ministro. Miracoli dei venerabili e dei loro sponsor d’oltreoceano.

Il Piano di rinascita democratica della loggia P2. Dominio pubblico.

Il Piano di rinascita democratica della loggia P2. Dominio pubblico.

E nonostante nel 1991 Licio Gelli e i membri della sua loggia deviata siano stati costretti a presentarsi davanti a un tribunale, accusati di aver appartenuto a un’organizzazione criminale che praticava attivamente corruzione e cospirava contro lo Stato… miracolo dei miracoli: Gelli è a piede libero e continua a fare il caldo e il freddo, comodamente seduto nella sua villa di Arezzo. Concede udienze come il Papa, elargisce apparizioni sui media nel corso delle quali proferisce oracolari verdetti e apocalittiche profezie. Nel frattempo si sa che oggi una nuova piovra è attiva nel buio: la loggia P4, diretta da Luigi Bisignani, fratello massone di Gelli. Il carosello delle logge maledette e dei venerabili che nessuno osa toccare. Ma quanto pesano questi segreti proibiti della classe dirigente che gli interessati cercano di nascondere ad ogni costo?

Ora l’Intoccabile risiede lì, nella sua villa Wanda. Nel 2006 il novantaseienne si è risposato, recentemente è diventato pure un letterato. Scrive poesie, pubblica libri. Nonostante gli abbiano sequestrato la villa nel 2006, può viverci lo stesso. Per quale motivo? Domandiamolo a chi glielo permette, forse per paura che anche i propri segreti poco puliti vengano alla luce. In prigione Gelli non ci andrà mai. E ha tante ville in giro per il mondo, ha tanti amici menzogneri e privi di scrupoli come lui che sono pronti ad accoglierlo ogni momento. Gente senza coscienza, camaleonti, falsi maestri.

Invece lui assicura ai giornalisti:“Ho una vecchiaia serena.“ Diciamo piuttosto ben assicurata. E spero sul serio che quest’assicurazione sia vana contro gli incubi ricorrenti causati dalle tante vittime che gli gridano giustizia durante la notte. Alcuni mesi fa in un articolo de “Il fatto quotidiano”, Gelli ha analizzato brevemente la situazione politico-economica dell’Italia e ha detto: “Solo un tributo di sangue potrà dare una svolta a questa povera Italia”. Ancora sangue? Non Le sono bastati i tanti delitti? Preferisco non addentrarmi troppo nell’intervista apparsa nel 2008 su “Focus.it”, in cui il giornalista fa trapelare una certa ammirazione per questo individuo dalle tinte fosche. Però ne sono abbastanza sconvolta e qualcosa lo devo dire.

Com’è possibile che i delinquenti diventino eroi? Significa forse che la storia, dopo un certo numero di anni, gli lava la veste sudicia? Basta così poco per trasformarsi da criminali a cittadini onorabili? L’articolo di Focus ci presenta un giovane Gelli fascista ma temerario. Il suo furto di una parte del tesoro della Banca nazionale serba è rappresentato come un atto eroico non accertato, una leggenda del glorioso Achille. “Si dice che abbia collaborato con la CIA” scrive poi Focus, e si premura di sottolineare il rispetto di Gelli per i valori umani: l’osservazione della segretezza, lo spirito cameratesco, il coraggio del rischio, la fedeltà inamovibile al suo credo politico. Accidenti, che uomo!

La strage di Bologna? Macché. Sono stati dei terroristi arabi, afferma Gelli. Ma guarda un po’, questo non l’avrei mai pensato. E poi la P2: un’associazione criminale? Niente affatto, ribadisce Gelli, non per nulla la P2 è stata assolta in tre gradi di giudizio dalle accuse di cospirazione contro lo Stato. Anzi, nel 2001 la Corte europea di Strasburgo ha condannato proprio il Governo italiano per aver violato il diritto di associazione garantito dall’articolo 11 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo.

Infine, ne Il fatto quotidiano del maggio 2014, Gelli dichiara di essere felice di vedere che in Italia “vengano sempre più a galla le responsabilità della cattiva politica”. Be’, che queste responsabilità vengano a galla non c’è dubbio, e non dubito nemmeno che sia stata fatta della cattiva politica in Italia così come anche nel resto dell’Europa. Ma che queste critiche giungano proprio dalla sua bocca, ciò mi procura un certo fastidio. Perché gli si permette di criticare pubblicamente l’operato di altri? Se andiamo avanti di questo passo, un bel giorno gli si farà pure un monumento.

Globalizzazione - La terza guerra - Verdechiaro Edizioni / Nexus Edizioni 2015 - Disponibile in cartaceo

Per approfondire il tema, vedi il mio saggio  „Globalizzazione – La terza guerra“

Per approfondire il tema, vedi il mio saggio „Trappola globale“

 

 

Per approfondire il tema, vedi il mio saggio „Gli Illuminati“