L’organizzazione cattolica che puzza di zolfo

 

 

Opus Dei. L’opera di Dio oppure l’opera in nero? Un nome divenuto ormai inquietante. Il 28 settembre 2014 un inviato di papa Francesco ha celebrato a Madrid la cerimonia di beatificazione del vescovo Alvaro del Portillo, collaboratore di Josemaria Escrivá de Balaguer, il fondatore dell’organizzazione cattolica Opus Dei. Il giornale tedesco Süddeutsche Zeitung ha quindi scritto: “Secondo le informazioni fornite dall’organizzazione, alla cerimonia hanno partecipato più di 200.000 persone provenienti da 80 nazioni diverse. I fedeli hanno seguito l’evento sul grande schermo.” Una messa nera di un’organizzazione nera?

Da anni l’Opus Dei è ovunque molto discussa. Il suo modus operandi assomiglia a quello di una società segreta, le sue ingerenze in politica sono più che palesi, la sua struttura interna repressiva fa pensare a un’organizzazione di pericolosi fanatici pervasi da sadomasochismo. Tant’è vero che il romanziere americano Dan Brown, immaginando un complotto dell’Opus Dei nel cuore del Vaticano, collocò tra le sue file il killer masochista per eccellenza: l’albino Silas. Ormai il nero più nero della tenebra, dapprima latente dietro la facciata dell’Opus, dovrebbe essersi palesato in modo piuttosto evidente.

 Eppure – miracoli della Chiesa Cattolica! – papa Francesco santifica il braccio destro e al contempo successore del fondatore Josemaria Escrivá, il suddetto defunto monsignor Alvaro del Portillo. Mentre Escrivá, a sua volta, era stato canonizzato già nel 2002 da papa Wojtyla. Un santo dell’Opus dopo l’altro, tutti raggiungono senza problemi le soglie di un paradiso poco ortodosso e la memoria eterna. È ovvio che vi siano in ballo interessi politici cari ai vari partiti religiosi attivi all’interno del Vaticano.

Carta che mostra l'espansione dell'Opus Dei nel mondo. Dominio pubblico.

Carta che mostra l’espansione dell’Opus Dei nel mondo. Dominio pubblico.

 Del resto Giovanni Paolo II aveva già dimostrato vent’anni prima il suo grande apprezzamento nei confronti dell’Opus Dei quale forza militante anticomunista, appoggiando l’organizzazione in tutti i modi e ufficializzandone la posizione in seno alla Chiesa Cattolica. Nel 1982 il pontefice polacco fece dell’Opus una prelatura. Nonostante i libri denunziatori, nonostante il susseguirsi di pesanti interviste accusatorie di ex membri dell’Opus apparse sugli schermi di tutto il mondo che avrebbero dovuto perlomeno risvegliare una sana diffidenza. Invece no. I pontefici beatificano l’Opus incuranti di tutto. Business as usual.

Membri dell’Opus tra i prelati sospetti di pedofilia

 Intrigante è il fatto che, proprio cinque giorni prima della santificazione madrilena di Alvaro del Portillo, un altro articolo sia apparso sui giornali di tutto il mondo: papa Francesco ha sospeso dall’incarico un messo vaticano a Santo Domingo, il polacco Jozef Wesolowski, perché accusato di pedofilia. Nel comunicare la notizia, il Tagesspiegel ha aggiunto la seguente informazione che riguarda un secondo prelato sospetto:

 “Il Vaticano ha comunicato giovedì scorso senza troppi preamboli che il vescovo di Ciudad del Este, Rogelio Ricardo Livieres (69 anni) è stato sospeso dall’incarico per diversi motivi riguardanti l’ambito sacerdotale nonché il bene e l’unità della chiesa locale. (…) Mentre i tradizionalisti dell’ultraconservativa Opus Dei si complimentano con il vescovo Livieres Plano poiché questi avrebbe portato a una fioritura della Chiesa e aumentato enormemente il numero delle vocazioni e dei nuovi preti a Ciudad del Este, i suoi nemici criticano aspramente, dicendo che il prezzo è stato troppo alto: Ciudad del Este ha coltivato una rete di pedofili.(Tagesspiegel online, 25.09.2014)”

 Proprio così, Livieres era stato accusato, a ragione, di aver coperto un traffico di cattolici pedofili. Questi erano “i diversi motivi riguardanti l’ambito sacerdotale”.

 L’articolo del Tagesspiegel portava il seguente titolo: “Il papa butta fuori un vescovo in Paraguay. Francesco contro l’Opus Dei”. Solo tre giorni dopo, lo stesso Francesco ha beatificato il braccio destro di Escrivá. Sicuramente la santificazione di Escrivá era stata predisposta da molto, questo è chiaro. Singolare è invece il tempismo sospetto con cui è apparso l’articolo. Tre giorni prima. Una coincidenza? Una strategia per salvaguardare l’immagine pubblica del papa, caso mai qualcuno avesse puntato il dito sulla santificazione di un altro capo dell’organizzazione nera?

Il fondatore dell'Opus Dei Josemaria Escrivé durante una messa. Dominio pubblico.

Il fondatore dell’Opus Dei Josemaria Escrivé durante una messa. Dominio pubblico.

 Resta il fatto che l’Opus Dei abbia mostrato anche nella torbida faccenda di Ciudad del Este la sua faccia di tenebra: complimenti di ammirazione per un vescovo corrotto e collaboratore di pedofili che avrebbe portato a una fioritura della Chiesa. Una bella fioritura, non c’è che dire. Mi viene in mente il titolo di una raccolta di poesie di Baudelaire: i fiori del male.

 Avvezza a vivere nell’ombra, l’Opus Dei fu fondata da chi nell’ombra si era nascosto per mesi, sotto falso nome: Josemaria Escrivá. Nel 1937 il giovane prete conservatore, per sfuggire a un arresto dei repubblicani, si nascose in una clinica psichiatrica di Madrid e si spacciò per il dottor Maranon. Da lì riuscì a passare dall’altra parte, nella Spagna fascista del generale Francisco Francos, e quella fu la sua fortuna.

 Nel giro di alcuni decenni l’Opus Dei, fondata da Escrivá nel 1928 e in un primo tempo appoggiata esclusivamente da un manipolo di conservatori, diventò una vera potenza. Nel 1947, il Vaticano la nominò Istituto secolare, il che significava che Escrivá era autorizzato a reclutare nuovi membri in tutto il mondo. L’Opus divenne così un braccio vigoroso della Chiesa Cattolica, un alleato perfetto contro il fantasma del terrore comunista. Fantasma che, a sua volta, serviva per affermare una pseudo democrazia i cui tristi frutti sono oggi più che evidenti. Nel frattempo in Spagna  i  membri dell’organizzazione rivestivano importanti funzioni governative, situazione che non cambiò nemmeno dopo la morte di Francisco Francos avvenuta nel 1975.

Mancanza di trasparenza, potere e soldi a palate

 Oggi l’Opus Dei, retta da monsignor Javier Echevarría, sostiene di contare circa 90.000 membri, dei quali soltanto 2300 appartengono al clero. Il 25% per cento dell’Opus è rappresentato da numerari che non hanno obblighi familiari e vivono in celibato nelle case dell’Opus. Di conseguenza i loro beni e i loro guadagni vanno tutti all’organizzazione. Circa  il 60% dei membri, i cosiddetti soprannumerari, sono coloro che vivono invece al di fuori dei centri dell’organizzazione, possono essere sposati, versano circa un quarto dei loro beni all’Opus e devono però rispondere in tutto e per tutto delle loro azioni e delle loro scelte ai superiori dell’organizzazione. Non sono, quindi, liberi di decidere o agire a proprio piacimento. Poi ci sono gli associati. Questi, che rappresentano il restante 25% dei membri, vivono anch’essi in celibato ma al di fuori dei centri operativi.

 Bisogna inoltre aggiungere che la maggior parte dei membri dell’Opus è costituita da persone benestanti o addirittura molto facoltose. Sono quindi grosse somme, quelle che vanno a riempire di continuo le casse dell’organizzazione. L’idea di fondo, quella che attira molte di queste persone restie o impossibilitate a prendere i voti, è che non ci sia bisogno di appartenere al clero per servire il Signore nel modo più consono. Anche un laico può farlo. Pagando profumatamente, s’intende. L’organizzazione possiede una costituzione propria e una lista di membri che viene tenuta gelosamente in segretezza. Temi su cui si preferisce tacere. La sede principale si trova a New York, capitale del potere economico occidentale in cui s’innalza anche un altro tempio, quello di Wall Street.

 E se i pontefici Giovanni Paolo II e Francesco mostrano di aver imparato la lezione di tacito ossequio impartita da Escrivá, papa Ratzinger non è stato da meno. Il giornalista Peter Hertel, che ha svolto approfondite indagini sull’Opus Dei, afferma:

 “I metodi usati dall’organizzazione sono sospetti: segretezza, indottrinamento di bambini e giovani, penitenze medievali, censura, atteggiamenti amorali e non trasparenti di business, influsso massiccio sulla politica della Chiesa.(…)Passo dopo passo, i membri dell’Opus sono riusciti a occupare posizioni importanti in Vaticano. Il massimo custode della fede Ratzinger si rese conto che l’Opus Dei era divenuta il bastione finanziario di quella Chiesa che lui stesso difendeva: patriarcale, impenetrabile, combattiva e mai disposta a fare compromessi.(…) Anche in qualità di papa, Ratzinger continuò sulle orme del suo predecessore. Per esempio, fu eretta fuori della Basilica di San Pietro una scultura marmorea di Escrivá che misura ben cinque metri d’altezza. Il prete fondatore dell’Opus Dei, il quale indossa i paramenti sacri, appartiene ora ai 150 santi le cui effigi s’innalzano accanto alla sua. Sul piedistallo della statua ci sono poi due blasoni papali, quello di Giovanni Paolo II, che ebbe l’idea di immortalare Escrivá nella pietra, e quello di Benedetto XVI, che portò l’idea a compimento e non si lasciò sfuggire l’occasione di benedire personalmente la statua.(P.Hertel “Der Pontifex und seine Opus Dei-Connection”, pag. 2-3)

 Anche a prescindere dalle tante stranezze che sono trapelate grazie alle dichiarazioni di ex membri dell’organizzazione, come per esempio l’uso regolare e obbligatorio di punizioni corporali a base di fustigazioni e dolorose cinture metalliche da portare sulla pelle nuda durante la giornata, il controllo dell’Opus sui suoi figli è davvero un unicum dai tratti perversi.

 A cominciare dall’apartheid dei sessi che viene scrupolosamente osservato, tanto che nelle sedi dell’Opus vi sono entrate separate per uomini e per donne. Questi non devono assolutamente essere in contatto fra di loro – anzi l’uno non può nemmeno conoscere il nome dell’altra – . Per finire poi con l’indice dei libri proibiti, che interessa almeno 60.000 opere e aumenta a vista d’occhio. Ovviamente lo stesso vale per la cinematografia. Tutto è soggetto a pesante censura, ogni cosa che odori leggermente di liberalità, è rigorosamente proibita. Alla censura si accompagna il dovere del silenzio assoluto cui tutti i membri devono adempiere. Nulla di ciò che accade nelle sedi deve trapelare all’esterno.

 È chiaro che molte persone, dopo un certo periodo, non riescano a sopportare il peso di un tale regime. Per rimediare alle dimissioni dei membri, si coltiva quindi un’alacre missione di reclutamento. Ogni figlio dell’Opus deve reclutare almeno 15 persone, dice la regola, cinque delle quali in modo particolarmente intenso (queste ultime due parole puzzano tanto di lavaggio del cervello). Chi non è in grado di farlo, viene pesantemente ammonito. Certo, perché attraverso tale apostolato l’Opus Dei non aumenta soltanto il numero dei suoi figli, ma anche i soldi nelle casse dell’organizzazione, giacché ogni nuovo figlio deve cedere all’Opus buona parte dei suoi averi.

„Impresa sovrannaturale“ per la lotta contro il comunismo

 Gli autori Gisela Graichen e Alexander Hesse scrivono:

 “A chi l’accusa di immischiarsi in faccende politiche e affari sporchi con l’intenzione di plasmare la società secondo i suoi canoni, la risposta dell’Opus Dei è sempre la stessa: “l’Opera di Dio è da intendersi in senso spirituale, come  un’impresa sovrannaturale”. In realtà i membri che dimostrino di avere delle concrete ambizioni, risultano molto ben accetti. Obiettivi dell’Opus Dei sono le istituzioni sociali, soprattutto quelle di maggior efficacia.” (G. Graichen, A. Hesse “Geheimbünde”, pag. 68)

 Armata di tali propositi, l’Opus Dei combatte il comunismo e la decadenza della società occidentale. Ma c’è da chiedersi chi dei due sia più inafferrabile: il fantasma di un comunismo ormai pressoché inesistente oppure l’involucro materiale dell’Opus Dei, vale a dire la sua facciata pubblica e accessibile? Le sedi dell’organizzazione sono, per la persona esterna, impenetrabili. E, qualora riesca a penetrarle, si rivelano asettiche, impersonali. Le fondazioni e gli istituti chiamati in vita oppure finanziati dall’Opus Dei, non rendono pubblica la loro connessione con l’organizzazione stessa.

 Si lavora in segreto, si opera nell’ombra, si fa tutto in discrezione assoluta, in perfetta sintonia con l’ideale del fondatore Josemaria Escrivá. Un esempio tipico di tale modus operandi viene citato da Graichen e Hesse:

 „Da anni l’Opus Dei vuole fondare un ginnasio per ragazzi a Potsdam. Per la cronaca: le scuole superiori figurano fra i centri di reclutamento preferiti dell’Opus Dei, giacché l’organizzazione si concentra, nella sua ricerca di nuovi candidati, preferibilmente nell’ambito intellettuale. Ma come sempre l’Opus Dei non appare come ente pubblico, nemmeno a Potsdam. Ci pensa una “comunità per la promozione di scuole in libera gestione” che invita i supernumerari a fondare un’“iniziativa delle libere scuole di Brandeburgo”. E nel consiglio della comunità promozionale che si unisce all’iniziativa di Brandeburgo per mezzo di una S.r.l., hanno voce in capitolo esclusivamente i membri dell’Opus Dei.” (Graichen, Hesse, op. cit. pag. 70-71)

 Ora sembra che la costruzione del ginnasio per ragazzi, oltre a quella di un ginnasio per ragazze – apartheid dei sessi, come d’obbligo – vada in porto.

L’influsso dell’Opus Dei è davvero grande. E chi ancora non ne fosse del tutto convinto, vada a fare una passeggiata lungo le mura della Basilica di San Pietro. Potrà ammirare la gigantesca statua di Josemaria Escrivá che s’innalza in una nicchia e scruta dall’alto i passanti con occhio vigile, fedele al motto: Big Brother is watching you.

Globalizzazione - La terza guerra - Verdechiaro Edizioni / Nexus Edizioni 2015 - Disponibile in cartaceo

Per approfondire il tema del governo ombra, vedi il mio saggio  „Globalizzazione – La terza guerra“