Se vuoi nascondere bene qualcosa, fallo sotto gli occhi di tutti

 

 

È dal 1954 che il gruppo dei Bilderberg si riunisce annualmente in meeting a porte chiuse, in differenti parti del mondo. Recentemente a Telfs, in Austria. Dirigenti di multinazionali, banchieri, politici, esponenti dei media, militari, economisti, membri dei servizi segreti e la nobiltà nera, quella a capo di grandi multinazionali, come la regina Beatrice d’Olanda. Inizialmente le riunioni dei Bilderberg erano davvero segrete. Oggi, grazie al lavoro di alcuni giornalisti fuori dal coro, sono conosciute al pubblico. Ma l’accesso è strettamente controllato, i temi discussi sono tabù. Chi si nasconde dietro i Bilderberg e che avviene oltre quelle porte?

Nel 1954, in Olanda, un certo Retinger…

Se andiamo a scavare alle radici della venefica pianta Bilderberg, troviamo un nome che nessuno conosce. Questo è tipico per tutte le associazioni più o meno segrete. Dobbiamo abituarci all’idea che i personaggi più noti, quelli di cui sempre si parla nei media, in verità sono soltanto le marionette di chi governa il pianeta. Gli oligarchi invisibili e i loro strateghi manovrano il tutto da dietro le quinte. Nel caso dei Bilderberg l’uomo dal nome sconosciuto si chiamava Józef Hieronim Retinger. Nacque nel 1888 a Cracovia, in Polonia. Suo padre era l’avvocato di fiducia del ricco conte Vladislav Zamoyski.

Hotel de Bilderberg, Oosterbeek in cui ebbe luogo la prima conferenza del gruppo nel 1954. Foto: Michiel1972 CC-BY-SA-3.0

Hotel de Bilderberg, Oosterbeek, in cui ebbe luogo la prima conferenza del gruppo nel 1954. Foto: Michiel1972 CC-BY-SA-3.0

Dopo la morte del padre, Retinger divenne il protégé del conte. Grazie a Zamoyski il giovane polacco poté studiare prima in un collegio di Gesuiti e poi all’Università della Sorbona, dove si laureò in Scienze politiche. Jozéf era arrivato a Parigi nel 1906, nel periodo in cui fioriva il circolo degli occultisti che gravitavano intorno a Saint-Yves d’Alveydre, signore della Sinarchia. Gli esoteristi più insigni di Francia s’incontravano a Parigi, alla Librairie de l’art Independant, e discutevano le idee sinarchiche, che prevedevano una sorta di rivoluzione allo scopo d’instaurare gli Stati Uniti d’Occidente, governati da un concistoro di oligarchi e un re-sacerdote imbevuto di gnosticismo.

E fu allora che Retinger fece amicizia con intellettuali del calibro di Eric Satie, André Gide, Maurice Leblanc, Stanislas de Guaita e Maurice Barrès. Nel 1908 troviamo Retinger in Germania, nel 1912 nuovamente in Polonia. Alle soglie della Prima guerra mondiale, iniziò la sua carriera politica. L’organizzazione polacca “Supremo Consiglio Nazionale” gli propose di traferirsi a Londra e occuparsi delle relazioni pubbliche, al fine di cementare il rapporto d’amicizia tra Polonia e Inghilterra. Retinger accettò di buon grado. Più tardi, nella Vienna elegante dei primi decenni del XX secolo, il polacco tentò di convincere il governo austriaco ad abbandonare l’alleanza con la Germania. Il tentativo fallì. Retinger divenne persona non grata e fu costretto a lasciare l’Austria. Dopo un’odissea che lo condusse in Spagna, Messico, Svizzera e Inghilterra, tornò in Polonia.

Nel 1944 partecipò all’Operazione Salamandra usando lo pseudonimo di Captain Edward Paisley. La sua missione: concludere delle trattative segrete con il governo russo. Dopo la fine della guerra, sopravvissuto a un attentato in Polonia – un fallito avvelenamento – e disgustato dalla marcia inarrestabile del comunismo, Retinger lasciò definitivamente la sua patria e tornò a stabilirsi nell’ormai familiare Inghilterra, dove sarebbe morto nel 1960. Da quel momento il polacco cominciò a lavorare al progetto di un’Europa unita.

La nascita dei Bilderberg

Per far questo, organizzò un gruppo internazionale di forze dirigenti che prese forma nel 1952 e si concretò due anni dopo all’Hotel De Bilderberg, un albergo elegante situato nella città di Oosterbeeck, nei Paesi Bassi. Da qui il nome del gruppo. A capo dell’associazione segreta c’era il principe Bernhard d’Olanda, facoltoso ex ufficiale delle SS. Un albergo poco appariscente, un ex nazista alla testa di un gruppo esclusivo pronto a concretare l’idea degli Stati Uniti d’Europa nel segno di un dispotismo in mano di pochi, gli oligarchi.

David Rockefeller nel 1980 ad Abu Dhabi (a destra) con Jawad Hashim, presidente del Fondo Monetario Arabo. Foto: Hashmoder CC-BY-SA-3.o

David Rockefeller nel 1980 ad Abu Dhabi (a destra) con Jawad Hashim, presidente del Fondo Monetario Arabo. Foto: Hashmoder CC-BY-SA-3.o

Il 25 marzo 1957 ci fu il secondo passo. A Roma. Quando un’assemblea formata da esponenti politici di Germania, Francia, Italia, Belgio, Lussemburgo e Olanda stipulò a Roma due accordi: il Trattato della Comunità Economica Europea (CEE) e il Trattato della Comunità Europea d’Energia Atomica (EURATOM). Questi accordi andavano ad aggiungersi al Trattato della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio stipulato nel 1951. Tutte manovre essenziali alla realizzazione di un progetto unificatore. Quello di un superstato europeo all’ombra dell’alleanza anglo-americana.

Jozéf Retinger, l’uomo che aveva sempre accesso agli appartamenti del presidente degli Stati Uniti d’America, osservava e gongolava. La sua funzione ufficiale era quella di segretario del gruppo Bilderberg, ma in realtà ne era stato il creatore. Continuò a dedicarsi al suo progetto sino alla morte, che lo sorprese a Londra nel 1960. E il gruppo rimase attivo, lo è tutt’oggi. Se i nomi dei membri cambiano, si tratta soltanto di apparenza. Grattando via la patina dalla superficie, emergono sempre i soliti nomi delle stesse eminenze grigie le cui dinastie, ormai da più di un secolo, governano il globo.

Tra quelli immancabilmente presenti sin dal 1991: la regina Beatrice d’Olanda, la famiglia Rockefeller, la famiglia Rothschild, la famiglia Kravis, Ètienne Davignon, Henry Kissinger, Victor Halberstadt, James Wolfensohn, la famiglia Wallenberg. Le conferenze Bilderberg, che sono tenute una o due volte l’anno, sono strettamente private. Nessun estraneo può anche soltanto avvicinarsi al luogo deputato. Il posto è chiuso e sorvegliato notte e giorno da un fitto cordone di agenti di polizia. Circa 140 partecipanti, tutti esponenti importantissimi di finanza, nobiltà, politica, organizzazione militare, mass media, industria ed economia s’incontrano in un albergo di lusso oppure in un resort e ci restano per alcuni giorni.

Naturalmente l’edificio e tutta la zona che lo circonda sono, in quel periodo, assolutamente inaccessibili. Il giornalista sconosciuto che osi anche soltanto avvicinarsi non all’albergo ma alla località in cui questo si trova, incappa in diversi posti di blocco e va soggetto a rigorosi controlli di polizia, con tanto di scannerizzazione dei suoi documenti personali. Come fosse un ricercato.

Hotel Interalpen a Telfs, Austria. Qui ha avuto luogo il recente meeting dei Bilderberg, giugno 2015.

Hotel Interalpen a Telfs, Austria. Qui ha avuto luogo il recente meeting dei Bilderberg, giugno 2015.

Dal 1954, ogni anno i Bilderberg si riuniscono in una città diversa, in un albergo differente, in un altro mese, in un altro giorno. Di modo che nessuno possa sapere quando s’incontreranno e dove. Fino a qualche anno fa la segretezza era assicurata al cento per cento. Di recente, però, alcuni giornalisti hanno scoperto gli altarini, il luogo e la data dei meeting sono arrivati all’orecchio dell’opinione pubblica e una folla di contestatori muniti di cartelli, macchine fotografiche e videocamere tentano di superare il blocco delle forze di sicurezza che circondano l’albergo in questione. Invano. Lo schieramento è imponente, impenetrabile.

I Bilderberg continuano ad agire indisturbati. Non solo questo. Ora che il segreto dei loro meeting è trapelato, adottano la solita strategia del minimizzare. Affermano con un sorriso di non essere per nulla un’assemblea segreta, e tantomeno una società segreta, poiché non possiedono nessuno statuto. I loro incontri, dicono, avvengono in modo informale e privato, alla luce del sole. Eh sì, una luce del sole oscurata dalle finestre ben chiuse di un albergo blindato. Ma si sa, ultimamente gli oligarchi e i politici lecchini possono permettersi di sbatterci in faccia una menzogna evidente dopo l’altra senza nemmeno darsi la pena di camuffarla, come facevano prima. E noi accettiamo. Per quanto tempo ancora?

Éric de Rothschild nel 2009. Foto: Remi JouanCC BY-SA 3.0

Éric de Rothschild nel 2009. Foto: Remi JouanCC BY-SA 3.0

Chi non accetta le loro spiegazioni fasulle, è un “complottista”. Ma se davvero le conferenze Bilderberg sono così innocenti, ci si chiede allora perché mai i prominenti vi partecipino. Perché mai questi affaccendati miliardari, che vendono dieci minuti della loro vita solo a peso d’oro, perdono giornate intere nel perimetro di un albergo? Giocano allegramente a tennis? Vanno insieme in piscina? Ascoltano canzonette? O magari s’intrattengono su temi futili come “Fifty Shadows of Grey”? Sicuramente no. Lo scopo delle loro riunioni è un altro.

Chi sono le eminenze grigie e cosa vogliono

In realtà i Bilderberg lavorano al nostro futuro tra le mura di un albergo e noi non abbiamo la più pallida idea di ciò che stiano decidendo. Certo, non sono una società segreta, ma una delle tante facce dell’occhio invisibile. Uno dei suoi numerosi organi. Il centenario David Rockefeller è ormai un habitué dei meeting, così come la regina Beatrice d’Olanda; l’attuale presidente del gruppo ed ex vicepresidente della Commissione Europea Étienne Davignon; il torbido Henry Kissinger; il membro di diversi istituti di ricerca di estrema destra (come il sionista PNAC) Richard Perle; il miliardario Bill Gates; il chairman della “Goldman Sachs” Robert Zoellick; il direttore di “The Economist” Zanny Minton Beddoes; l’ex presidente della Commissione Europea José Barroso; Franco Bernabè; John Elkann; il chairman della “Deutsche Bank” Paul Achleitner; il bieco finanziere Henry Kravis… Tanto per fare solo un paio di nomi. Liste complete si trovano in Internet.

La regina Beatrice d’Olanda. Étienne Davignon. Che ruolo rivestono i nobili nel gruppo? L’autore Gerhard Wisnewski osserva:

“Accanto a finanza, industria, energia, esercito, politica, governi e mass media, c’è un’altra categoria dei Bilderberg che non si deve ignorare: la nobiltà, vale a dire, i monarchi. Banchieri come Rockefeller e Rothschild riforniscono da sempre i governanti del materiale di cui è fatto il potere: il denaro. (…) Uno dei soci fondatori del gruppo Bilderberg fu, per esempio, il defunto principe Bernhard d’Olanda, padre della regina Beatrice. Quest’ultima, poi, è sempre presente agli incontri. (…) I membri delle famiglie regnanti non sono soltanto le persone più ricche del mondo, spesso sono anche dirigenti d’industrie e società finanziarie, come nel caso della Royal Dutch Shell. (G. Wisnewski “Drahtzieher der Macht)

Mentre il giornalista Udo Ulfkotte, recentemente al centro dell’attenzione per un suo libro di debunking sulla manipolazione dei media effettuata dai giornalisti comprati del sistema, scrive:

“Anche l’introduzione dell’euro, secondo le informazioni dell’imprenditore belga e presidente onorario Étienne Davignon, è da attribuirsi a una conferenza Bilderberg (la sua fonte: Frankfurter Rundschau). E le conferenze Bilderberg ebbero un ruolo importante nella redazione dei trattati che portarono alla fondazione della Comunità Europea, secondo le informazioni dell’ex ambasciatore USA a Berlino John McGhee.” (U. Ulfkotte “Gekaufte Journalisten”)

Devo aggiungere che in Germania le dichiarazioni di Ulfkotte hanno sollevato un sacco di polvere, perché questo giornalista non è il primo arrivato. Ha collaborato per anni con la prestigiosa testata “Frankfurter Allgemeine”, è membro del “Marshall Memorial Fund”, ha operato nella fondazione “Konrad Adenauer Stiftung”. Insomma, non si tratta di una persona qualunque. I suoi campi di ricerca: giornalismo di guerra, politica e servizi segreti.

La regina Beatrice d'Olanda con il primo ministro Mark Rutte. Foto: DWiki2-CC BY 2.0

La regina Beatrice d’Olanda con il primo ministro Mark Rutte. Foto: DWiki2-CC BY 2.0

Sul magnate centenario David Rockefeller non c’è bisogno di spiegare nulla. E poi per raccontare la storia della sua famiglia, ci vorrebbe una trattazione a sé. Sappiamo bene che cosa combina la dinastia Rockefeller, signora del petrolio, da più di un secolo su questo pianeta che ormai, in gran parte, gli appartiene. Accumula miliardi sporchi di sangue. E Bill Gates fa il suo gioco.

Poi c’è il vecchio Kissinger, l’inossidabile, che durante l’era di Nixon era considerato addirittura il vero presidente degli Stati Uniti per il potere quasi illimitato di cui disponeva. Insignito del Premio Nobel per la pace, quest’uomo è responsabile di diversi massacri. Le vittime della guerra del Vietnam e del regime Pinochet vanno sul suo conto. D’altra parte oggi il Premio Nobel viene dato, per così dire, a cani e porci. Anche Obama l’ha ricevuto, in barba ai sanguinosi conflitti made in USA cui stiamo ancora assistendo. A proposito di Kissinger, bisogna poi aggiungere che ha sempre appoggiato la politica di Israele nella questione palestinese, spesso e volentieri contro la volontà di Nixon stesso. Inoltre nel 1974, a Roma, Kissinger ha assicurato la collaborazione del governo degli Stati Uniti con la Loggia P2. La piovra di Lucio Gelli, potente braccio della massoneria deviata. Kissinger non è soltanto un membro di primo piano del gruppo Bilderberg, ma anche della Commissione Trilaterale, altro organo di tutto rispetto creato dagli oligarchi.

E i giornalisti invitati alle conferenze Biderberg che ruolo rivestono? Ovviamente non fanno parte dell’élite che dirige le sorti del mondo. Non sono figure importanti, ma semplici pedine. Sudditi. Vanno a prendere degli ordini. Non ci vuole molto per capirlo. I giornalisti “normali” non vengono di certo invitati ai meeting, anzi fino a poco tempo fa non ne conoscevano nemmeno l’esistenza. Invece alcuni dei giornalisti più noti, i vip, quelli che appaiono in tv e vantano ottimi contatti nei circoli più esclusivi, hanno accettato da un bel pezzo l’esistenza del Bilderberg. Non gli verrebbe mai in mente di criticare questi incontri a porte chiuse, perché non hanno nessuna intenzione di mettere in gioco la loro carriera. A tale categoria appartengono i giornalisti invitati ai meeting. A Telf, in Austria: Lilli Gruber docet.

A tal punto viene da chiedersi: ma se giornalisti, redattori, editori e altri esponenti di mass media, scienza e cultura partecipano alle conferenze e poi tacciono con zelo religioso sui temi discussi, qual è il loro compito nel gruppo? Non bisogna essere Einstein per trovare la risposta. Hanno il compito di manipolare l’opinione pubblica seguendo i dettami dell’élite Bilderberg. Secondo Thierry Meyssan, noto intellettuale francese e presidente dell’associazione “Réseau Voltaire”, il gruppo Bilderberg è un’organizzazione che segue la politica della NATO. Intende soprattutto influenzare l’opinione pubblica in modo massiccio a favore degli USA. L’alleanza anglo-americana, come sempre, ci cova. E questo si chiama manipolazione e controllo delle masse. Vi pare poco?

Globalizzazione - La terza guerra - Verdechiaro Edizioni / Nexus Edizioni 2015 - Disponibile in cartaceo

Per approfondire il tema, vedi il mio saggio  „Globalizzazione – La terza guerra“

Per approfondire il tema, vedi il mio saggio „Trappola globale“

 

 

Per approfondire il tema, vedi il mio saggio „Gli Illuminati“