Per favore, non mordermi sul collo

 

 

Ricordate il film “Per favore non mordermi sul collo” di Roman Polanski? Era il lontano 1967. Una pellicola da ridere che culminava nella scena del ballo dei vampiri. Vi brillò l’infelice Sharon Tate prima di trovare una morte crudele nella villa californiana di Cielo Drive. Ora, nel 2016, il ballo dei vampiri continua a imperversare e non si tratta più di un film. Sono i 62 più ricchi del mondo, dei vampiri in carne ed ossa, oligarchi travestiti da filantropi che mordono sul collo l’intero pianeta. Lo schiacciano sotto il peso dei loro soldi sporchi di sangue. Mentre miliardi di persone muoiono di fame o stentano a sbarcare il lunario, loro ballano.

Le persone più ricche del mondo

62. La cifra è apparsa ultimamente nei titoli dei giornali di tutto il mondo. In Germania “Die Welt” scriveva: “A questi 62 super-ricchi appartiene qualcosa come mezzo mondo”. La fonte è Oxfam, l’organizzazione umanitaria internazionale che ha pubblicato la notizia “An Economy for the 1%” in vista del prossimo Forum dell’Economia Mondiale (WEF) di Davos. Un altro incontro fra potenti, in Svizzera, a colpi di caviale e champagne. Un’appendice dei meeting Bilderberg riservata all’economia mondiale che quest’anno è all’insegna del “superamento della quarta rivoluzione industriale”. Che rivoluzione? Lo sviluppo tecnico di Internet, intelligenza artificiale & co. Insomma, una riunione, quella elitaria di Davos, che di certo non può portare nulla di buono alla maggior parte del mondo per un semplice fatto: è organizzata da fonti vicine ai soliti oligarchi, a quel pugno di 62 miliardari che avvelenano il pianeta.

Entrata del Forum Economico Mondiale di Davos, 2014. Foto: Crossroad-Foundation-Photos CC BY 2.0

Entrata del Forum Economico Mondiale di Davos, 2014. Foto: Crossroad-Foundation-Photos CC BY 2.0

L’Oxfam ha reso noto che la “Sessantina d’oro” possiede quanto dovrebbero possedere 3,6 miliardi di esseri umani che rappresentano, invece, la metà più povera della terra. Pesa complessivamente 1760 miliardi di dollari. E la lista con i nomi degli splendidi Sessanta è apparsa sulla rivista economica americana “Forbes”. Le cifre derivate dalle statistiche parlano chiaro: mentre il patrimonio dei 62 eletti a partire dal 2010 è aumentato del 44%, il “patrimonio” dei più poveri della terra è diminuito, a partire dal 2011, del 41%. È ovvio che qualcosa non funzioni. Un’altalena vergognosa. Abbiamo a che fare con dei veri e propri vampiri che succhiano il sangue del 50% della popolazione umana. Loro bevono fino a non poterne più, gli altri restano dissanguati al suolo.

La lista dei 62 vampiri presentata da “Forbes” è consultabile in Rete e comunque al primo posto appare il solito Bill Gates seguito, a poca distanza, dal finanziere Warren Buffett, dalla dinastia di imprenditori petroliferi Koch, da Jeff Bezos di Amazon e Mark Zuckerberg di Facebook, dal finanziere George Soros, dai baroni di H&M, da quelli di Aldi, Lidl, BMW e compagnia bella. Nomi più noti e nomi meno noti, dietro i quali spesso e volentieri si nascondono anche altre personalità importanti, come le due “R” (Rothschild e Rockefeller) che operano abitualmente nell’ombra più scura.

L’arte di essere filantropo

I pallidi vampiri dei film sono sempre attivi durante la notte, ammantati dal buio. La luce del giorno li uccide e allora dormono, nascosti nella loro bara. Romanticismo sorpassato di tanto tempo fa. I nuovi vampiri non temono né il giorno né la notte. Si travestono. Tutti, prima o poi, assumono i panni ingannatori di filantropi. E così cercano di riscuotere almeno un residuo di simpatie da parte dei poveri terrestri ignari, che sono ancora tanti e cadono regolarmente vittima delle loro azioni “umanitarie” divulgate e salmodiate dai giornali sudditi.

Più i vampiri succhiano, e più si mostrano impegnati in azioni filantropiche. Una tecnica usata a suo tempo da gente come Carnegie e Rockefeller. Oggi definiti “gli uomini che hanno fatto l’America” (cosi li chiamava una bizzarra serie di documentari di propaganda realizzata in USA nel 2012), questi oligarchi ebbero invece nel XIX e all’inizio del XX secolo una fama dubbia, tetra, da crudeli predoni. Per ovvi motivi. Se Rockefeller, barone del petrolio, divenne l’uomo più ricco del mondo eliminando tutti i suoi rivali e schiavizzando i lavoratori grazie a un’armata privata di lestofanti che andavano a picchiare, uccidere e appiccare fuoco per conto suo, il magnate dell’acciaio Carnegie non fu da meno, opprimendo i propri operai fino all’ultima goccia di sangue.

Ma ad un certo punto tutti e due si resero conto di non avere altra scelta: la loro crudeltà e l’irrefrenabile ingordigia avevano causato troppa disgrazia. Era noto a tutti che la loro ricchezza puzzava di morte. Per sfuggire a una vecchiaia scandalosa che avrebbe trascinato nell’abisso la loro discendenza e minacciato di distruggere ciò che avevano costruito, bisognava lavarsi la veste. Per mezzo della filantropia. Chi non ha cuore, può profittare del cuore della gente povera che intasca il soldo dal miliardario filantropo per necessità e dimentica velocemente di averlo ripagato già tremila volte con la propria vita e quella dei suoi cari. E allora via con la fondazione di università, ospedali, scuole e musei, talvolta istituti dalle dubbie funzioni.

Mark Zuckerberg, 2014. Fotot: Narendra-Modi CC BY SA 2.0

Mark Zuckerberg, 2014. Fotot: Narendra-Modi CC BY SA 2.0

Dopo Warren Buffett a 74 anni e Bill Gates a 45, anche Mark Zuckerberg segue la medesima strada dei predecessori miliardari e si butta nella filantropia appena trentenne. In occasione della nascita di sua figlia, ha annunciato di voler spendere il 99% delle sue azioni Facebook – 45 miliardi di dollari – per scopi caritativi. Ovviamente non in un solo colpo, ma durante i prossimi anni di vita. Del resto gli affari vanno bene, gli introiti derivati dalla pubblicità e dalla borsa continuano ad affluire. Zuckerberg prevede quindi la fondazione di una nuova organizzazione caritativa, la “Chan Zuckerberg Initiative” che funzionerà come una società a responsabilità limitata. Una struttura che permetterà di investire in aziende private. Scopo della nuova istituzione secondo Zuckerberg: “sviluppare il potenziale umano e incrementare l’uguaglianza.”

Uguaglianza a piacimento

Uguaglianza. Fa un effetto strano sentir pronunciare questa parola dalla bocca di un eletto che uguale proprio non è, uno che con l’uguaglianza non ha nulla a che spartire. Uguaglianza? Zuckerberg sottolinea la sua intenzione di migliorare l’educazione dei cittadini e la struttura sanitaria, del suo impegno per un’energia pulita e l’unione dell’umanità… nel segno di Internet. Alleluia. Anche la sponsorizzazione per lo sviluppo e la diffusione di vaccini contro la malaria rientra nei progetti dell’organizzazione. E soprattutto qui viene proprio da pensare a Bill Gates che, insieme ai suoi compagni di merende Monsanto e Rockefeller, ha più volte impestato con i suoi vaccini venefici il Terzo Mondo.

Dobbiamo temere che anche Zuckerberg prossimamente si impegni nell’eliminazione di buona parte dell’umanità per mezzo di vaccinazioni coatte? In ogni caso questa sarebbe una soluzione al problema della sovrappopolazione del pianeta che tanto sta a cuore agli oligarchi (vedi Guidestones) i quali, come abbiamo visto, sono un’esigua minoranza eppure possiedono la metà delle risorse della terra. Se metà della popolazione terrestre sparisse, potrebbero goderne in tutta tranquillità, senza dover temere ingerenze nel prossimo futuro e senza avere nemmeno un briciolo di coscienza sporca.

A parte l’aumento di prestigio e di simpatie pubbliche, la filantropia presenta poi vantaggi pratici non indifferenti. Basti pensare alla diminuzione del debito tributario. Chi fa della beneficenza, può detrarne i costi dalle tasse. Il che significa in USA: fino al 50%! Non c’è male. Dunque perché non fare della beneficenza invece di pagare le tasse? Se si pagano le tasse, come ogni comune mortale deve fare, non si usufruisce di nessun aumento di popolarità, invece se si fa della beneficenza, sì. Quindi conviene. Non per nulla già Andrew Carnegie, vecchia volpe e barone dell’acciaio, scrisse nel XIX secolo: „L’uomo che muore ricco, muore nello scandalo. “

Che voleva dire? Era stato colto da un’illuminazione divina nell’autunno della sua vita? Intendeva forse, dopo aver pronunciato queste parole, rinunciare alla ricchezza accumulata sul dolore degli altri e finire la vita da povero in un convento? Nemmeno per idea. Il trucco di Carnegie era semplicemente quello di nascondere con cura la ricchezza sotto il manto della filantropia. Non era bene morire da “ricco”, ma piuttosto da “benefattore”.

Caricatura di Andrew Carnegie nelle vesti di filantropo. Louis Dalrympel, Puck Magazine, 1903.

Caricatura di Andrew Carnegie nelle vesti di filantropo. Louis Dalrympel, Puck Magazine, 1903.

A questo punto si potrebbe osservare: va bene, ma se i miliardari vogliono fare della beneficenza, lasciamogliela fare. Saranno pur sempre azioni positive. Il problema è che, come scrivevo più sopra, la beneficenza è un ottimo espediente per non pagare le tasse. Un espediente che si aggiunge a quello del trasferimento di denaro all’estero, nei paradisi fiscali. Nascondi qui, nascondi lì, il risultato è ovvio. Alla fine chi paga le tasse sempre e in ogni caso è il cittadino normale. Le paga per tutti, anche per i 62 eletti della lista Forbes. E diviene sempre più povero, mentre quelli della lista continuano ad aumentare il loro patrimonio a vista d’occhio. Abbiamo letto più sopra le statistiche.

Per tutti questi motivi non sono pochi i nemici delle clamorose azioni di beneficenza alla Gates, Buffett o Zuckerberg. Le voci più critiche accusano i miliardari di agire in modo estremamente antidemocratico, nascondendosi dietro le fondazioni caritative e riducendo il volume del loro debito tributario a scapito dei cittadini. E non hanno torto. Una strana interpretazione del concetto di uguaglianza, Mr. Zuckerberg. Libertà, fraternità, uguaglianza… I padri della Rivoluzione francese si rivoltano di certo nella tomba. E d’altra parte lo sanno bene anche loro: chi la fa, l’aspetta. Alla fine anche Danton, Desmoulins e Robespierre… finirono sotto la ghigliottina.

Globalizzazione - La terza guerra - Verdechiaro Edizioni / Nexus Edizioni 2015 - Disponibile in cartaceo

Globalizzazione – La terza guerra

Verdechiaro Edizioni / Nexus Edizioni 2015 – Disponibile in cartaceo

Clicca qui per vedere o acquistare il libro su IBS

Clicca qui per vedere o acquistare il libro su Amazon