Il mito del Graal fu un punto centrale nell’esoterica dell’Ordine nero delle SS. La leggenda medievale nata in Francia e sviluppatasi anche in Germania grazie alle opere del trovatore Wolfram von Eschenbach affascinava il gerarca nazista Heinrich Himmler, intento a tessere il mito di un grande passato germanico. Una cerchia di eletti in seno all’Ordine Nero delle SS, la sua creatura, rappresentava i cavalieri del Graal. Per loro il nazista acquistò il tenebroso castello di Wewelsburg, nella cui cripta si svolgevano riti misteriosi. E forse proprio quelle stanze sotterranee erano destinate ad accogliere il Graal. Un giorno Heinrich Himmler s’imbatté nel libro di un autore squattrinato e appassionato cercatore della preziosa reliquia: Otto Rahn…

Senza soldi e senza fortuna

Chi era costui? Otto Rahn nacque nel 1904 a Michelstadt, nella regione tedesca dell’Assia (Hessen), un territorio in cui l’eco dei miti antichi era ancora viva e palpitante. Si respiravano i poemi nordici dell’”Edda”, le lunghe notti invernali richiamavano alla memoria Ragnarök, il crepuscolo degli dèi. Sicuramente gli orrori e le crudezze della seconda guerra mondiale influenzarono l’adolescenza di Otto Rahn, così come la povertà della popolazione tedesca alla fine del conflitto. Nel 1923 Rahn si iscrisse all’Università di Gießen e, affascinato dal mito di Parzival, si specializzò in storia e letteratura francese. Fu costretto ad interrompere gli studi per mancanza di mezzi. Il problema dei soldi lo avrebbe perseguitato durante tutta la sua vita. Rahn si trasferì a Berlino e poi in Svizzera, a Ginevra. Qui dava lezioni di tedesco in una scuola privata. Chi lo conobbe all’epoca, lo descrisse così:

“(…) Un tipo di altezza media, esile, dai lineamenti intelligenti, lo sguardo assente; una persona alquanto nervosa dalla parlata veloce.”

Otto Rahn, cercatore del Graal e appassionato scrittore. Copyright: Spooco CC-BY-SA 3.0

Otto Rahn, cercatore del Graal e appassionato scrittore. Copyright: Spooco CC-BY-SA 3.0

Era il 1931 quando Rahn si recò per la prima volta nella Francia meridionale sulle tracce del Graal. Poi, nel 1932, deciso a proseguire le ricerche in modo più sistematico, chiese l’aiuto dell’amico Paul Ladame, un disegnatore svizzero esperto di rilevamenti e spedizioni speleologiche che aveva conosciuto durante gli anni di Berlino.

Graal e catarismo

I due scandagliarono le grotte dei Pirenei, soprattutto nella regione dell’Ariége. Ma qual era il filo conduttore delle ricerche di Rahn? Perché pensava di trovare il Graal nel Midi della Francia? La chiave di tutto era la setta eretica medievale dei catari. Lo studioso pensava che i catari fossero stati i custodi del Graal e che dopo il massacro avvenuto nella fortezza di Montségur, ad opera dei crociati cattolici, alcuni catari si fossero rifugiati in una caverna dei Pirenei e qui avessero nascosto la preziosa reliquia. Il castello di Munsalvaesche, in cui secondo il mito di Wolfram von Eschenbach veniva custodito il Graal, altro non era che Montségur, l’ultimo bastione dei catari. Mentre la pietra del Graal lapsit ex illis era lo smeraldo di Lucifero, il terzo occhio risplendente precipitato sulla terra.

Dal punto di vista simbolico, lo smeraldo di Lucifero rappresentava il cristianesimo delle origini, quello che, secondo Rahn, praticavano i catari. Il ricercatore si sentiva attratto dall’eresia, sognava un’Europa unita e multiculturale sotto l’egida del catarismo.

Il castello di Montségur, nei Pirenei, in cui Otto Rahn riconosceva Munsalvaesche, il castello del Graal di Wolfram von Eschenbach. Foto: Gerbil CC-BY-SA 3.0

Il castello di Montségur, nei Pirenei, in cui Otto Rahn riconosceva Munsalvaesche, il castello del Graal di Wolfram von Eschenbach. Foto: Gerbil CC-BY-SA 3.0

Giunti in Francia, Otto Rahn e Paul Ladame si erano stabiliti in una pensione ad Ussat-les-Bains. Non erano soli. Venivano assistiti nella ricerca da un gruppo di esoteristi francesi neocatari. L’anziana, ricca contessa Myrianne de Pujol-Murat divenne sua protettrice. L’insegnante Antonin Gadal, esperto di miti e della storia catara, si unì alle ricerche del giovane Otto e fu il suo mentore. È probabile che proprio questa cerchia di sostenitori abbia aiutato finanziariamente il ricercatore affinché questi potesse prendere in gestione una piccola pensione a Ussat-les-Bains per avere una fonte di guadagno e poter continuare le ricerche indisturbato. Ma l’iniziativa fallì, perché Rahn era troppo preso dai suoi studi per gestire un albergo in modo adeguato. Nell’autunno del 1932, inseguito dai debitori, si trovò costretto a fuggire da Ussat senza più un soldo in tasca. Dopo un breve soggiorno a Parigi, dovette tornare in Germania.

Hotel Des Marronniers, la pensione a Ussat-les-Bains che Otto Rahn gestì per un breve periodo. Foto: SKOMP46866 CC-BY-SA 3.0

Hotel Des Marronniers, la pensione a Ussat-les-Bains che Otto Rahn gestì per un breve periodo. Foto: SKOMP46866 CC-BY-SA 3.0

Il Graal, Lucifero e l’ombra di Himmler

Ma portò il frutto delle sue ricerche con sé e, circa un anno dopo, poté gustare finalmente il sapore del successo. Nel 1933 Rahn pubblicò “Crociata contro il Graal”, il saggio che lo rese famoso. Un’opera estremamente interessante, avvincente come un romanzo, in cui Rahn afferma che Wolfram von Eschenbach aveva ricevuto l’ispirazione per il suo poema “Parzival” presso i catari. Il poeta medievale avrebbe celato dietro le figure mitiche dell’epos personaggi reali vissuti nel Midi della Francia: Parzival era Raymond de Trencavel, il visconte ribelle di Carcassonne; Repanse de Schoye era la perfetta catara Esclamonde de Foix. Munsalvaesche, il monte su cui si ergeva il castello del Graal, era Montségur. La Chiesa Catara fungeva da custode del Graal, e i catari scampati alle persecuzioni nascosero nelle caverne dell’Ariége la loro reliquia.

L'occultista Karla Maria Wiligut, detto Weisthor, nella foto a sinistra di Himmler. La foto è stata scattata nel Wewelsburg.

L’occultista Karla Maria Wiligut, detto Weisthor, nella foto a sinistra di Himmler. La foto è stata scattata nel Wewelsburg.

Un saggio emozionante e genuino, a tratti addirittura poetico, che non rivela nessuna tendenza filonazista. Il suo capolavoro è una lettura d’obbligo per tutti gli appassionati del tema. Invece, quattro anni dopo, Otto Rahn pubblicò lo strano romanzo “La corte di Lucifero” che lo scrittore Arnaud D’Apremont definisce a ragione “un delirio ideologico, vagamente razzista, antisemita, insomma nazionalsocialista”. Che era successo in quei quattro anni? Che cosa aveva influito con una tale pesantezza sulla penna di Rahn? Chi o cosa aveva trasformato il suo pensiero scevro da pregiudizi – talvolta anche filosemita – che aleggiava in “Crociata contro il Graal”, nella tendenza diametralmente opposta?

Heinrich Himmler in visita al campo di concentramento di Dachau nel 1938. Foto: Bundesarchiv-Bild-152-11-12 CC-BY-SA 3.0

Heinrich Himmler in visita al campo di concentramento di Dachau nel 1938. Foto: Bundesarchiv-Bild-152-11-12 CC-BY-SA 3.0

Il motivo è chiaro: nel 1936, lo scrittore aveva aderito all’ordine nazista Allgemeine-SS. Era stato assegnato alla sezione Weisthor, lo stato maggiore di Heinrich Himmler che si occupava di archeologia e storia germanica. Dopo il successo di “Crociata contro il Graal”, l’occultista e Standarten Führer delle SS Karl Maria Wiligut, più noto con lo pseudonimo di Weisthor, notò Rahn. E nel 1936 lo scrittore fu accolto nelle SS in seguito ad alcuni viaggi che aveva intrapreso un anno prima proprio con l’appoggio finanziario di Weisthor. Si trattava di diverse spedizioni di ricerca, effettuate in Germania e in altri luoghi non precisati, anzi tenuti segreti. Dietro tutto ciò aleggiava l’ombra del gerarca nazista Heinrich Himmler.

Si deve pur mangiare!

Dunque Rahn era caduto nella trappola dell’Ordine Nero, nelle mani delle SS. Ed evidentemente Himmler e Weisthor ritenevano che il ricercatore seguisse delle tracce importanti. Del resto non era stato difficile reclutarlo. Dopo alcuni anni di successo in seguito alla pubblicazione di “Crociata contro il Graal”, Rahn era precipitato nuovamente nella depressione. Esauriti gli ultimi risparmi, lottava per sopravvivere. Quando aveva ricevuto il fatidico telegramma da Berlino in cui l’anonimo mittente si congratulava per la riuscita del suo primo saggio e gli offriva un contratto di 1000 marchi al mese per continuare a scrivere sullo stesso tema e pubblicare una seconda opera, Rahn non esitò. Prese il primo treno.

Il castello di Wewelsburg, nella Westfalia, sede dell'Ordine nero delle SS e, per Himmler, castello del Graal. Foto: Reimund Schertzl

Il castello di Wewelsburg, nella Westfalia, sede dell’Ordine nero delle SS e, per Himmler, castello del Graal. Foto: Reimund Schertzl

All’indirizzo berlinese Prinz-Albrechtstrasse 8 lo attendeva Heinrich Himmler. Questi lo ricevette gentilmente, gli rinnovò l’offerta fatta tramite telegramma e in più gli mise a disposizione un ufficio con tanto di segretaria e un anticipo di 4000 marchi, affinché continuasse a scrivere seguendo la linea del primo saggio. Rahn accettò e in cambio indossò l’uniforme nera. Un anno dopo, nell’aprile 1937, sarebbe stato nominato luogotenente. L’amico Paul Ladame era però sicuro che Rahn l’avesse fatto per necessità e non per convinzione. Così lo svizzero descrisse il suo incontro con Otto a Berlino in quel fatidico ‘36:

“Incontrai nuovamente Otto Rahn nel luglio 1936. (…) Accidenti! Portava l’uniforme nera delle SS con una fascia rossa intorno al braccio su cui si vedevano la svastica e l’iscrizione “Stab Adolf Hitler”. Indossava gli stivali, portava alla sua destra un pugnale e, proprio lui che io sempre avevo visto a testa nuda, aveva un berretto nero con la visiera lucente. Senza nemmeno salutarlo, gli gridai: – Mio caro Otto, ma che diavolo fai in quest’uniforme? –  Lui si fermò, guardò a destra e a sinistra, poi, molto pallido e a denti stretti, senza sorridere, mi rispose: – Mio caro Paul, si deve pur mangiare! -“

L’enigma della morte in una tempesta di neve

Poi gli avvenimenti precipitarono e di Otto Rahn rimase solo un inquietante mistero. Ma andiamo per ordine. Sappiamo che Rahn intraprese diversi viaggi e collezionò diversi oggetti per conto di Himmler. A un certo punto, però, il gerarca sembrò non essere più così interessato ai servigi dello studioso. Anzi, l’atmosfera intorno a Rahn si faceva sempre più tesa, alcuni suoi conoscenti lo abbandonavano, oppure sparivano da un giorno all’altro. Anche Paul Ladame finì nel mirino delle SS e fu sottoposto ad interrogatorio. Si voleva sapere da lui tutto quello che conosceva sul pensiero e sulla vita privata di Otto Rahn. Una sera i due amici si incontrarono per l’ultima volta e Rahn pregò Ladame di non contattarlo mai più. Aveva paura per lui.

Qual era il motivo di quest’ostilità improvvisa? Sicuramente l’omosessualità, che Otto Rahn riusciva a nascondere a fatica e il consumo eccessivo di alcol l’avevano messo spesso in difficoltà. Tant’è vero che si presero alcune misure punitive nei suoi confronti e Rahn fu mandato per ben due volte a prestare servizio in campi di concentramento, un’esperienza che lo traumatizzò profondamente. Ma queste “debolezze” dello scrittore erano note a Himmler da sempre. Perché accanirsi soltanto adesso? Non è da escludersi che alla base dell’improvviso cambiamento delle SS nei confronti del ricercatore ci fosse qualcos’altro. Forse Rahn aveva scoperto troppo? Era giunto il momento di farlo sparire?

In ogni caso, probabilmente nauseato dalle esperienze fatte nei campi di concentramento – abbiamo lettere di Rahn che provano questo suo disgusto – nel 28 febbraio 1939 il ricercatore scrisse al capo di stato maggiore di Himmler, pregando di essere definitivamente rilasciato dal corpo delle SS: Il 17 marzo 1939 ottenne il congedo. Poi accadde la tragedia. Dopo soltanto due mesi, il 18 maggio 1939, il giornale berlinese “Völkischer Beobachter” riportava la seguente notizia:

“Durante una tempesta di neve in montagna, nello scorso marzo, ha perduto tragicamente la vita l’Obersturmführer delle SS Otto Rahn. Ricordando questo defunto camerata, ci dogliamo della perdita di un onesto ufficiale delle SS nonché autore di eccellenti opere storiche.”

Masseria di Reichauerhof a Söll, in Austria. Di fronte all'edificio, a circa 350 m di distanza, è stato trovato il cadavere di Otto Rahn. Foto: SKOMP46866 CC-BY-SA 3.0

Masseria di Reichauerhof a Söll, in Austria. Di fronte all’edificio, a circa 350 m di distanza, è stato trovato il cadavere di Otto Rahn. Foto: SKOMP46866 CC-BY-SA 3.0

Il suo cadavere, in uno stato avanzato di decomposizione, fu scoperto da alcuni bambini sulle montagne austriache, in Tirolo, nei pressi della località di Söll. Era seduto a terra con le spalle appoggiate alla roccia. Il cappotto lo avvolgeva come una coperta. Accanto a lui, due boccette semivuote. Fu sorpreso da una tempesta di neve e rimase prigioniero del ghiaccio? Si suicidò? Diversi elementi rendono sospetta la morte di Rahn: Il ricercatore era giovane, amante della montagna e buon escursionista, difficilmente poteva imbattersi impreparato in una tempesta di neve. E guarda caso proprio un mese dopo aver scritto la richiesta di esonero dal corpo delle SS. Inoltre accanto al cadavere c’erano le misteriose boccette vuote: si trattava forse di veleno? Rahn si era suicidato di propria volontà, oppure era stato costretto dalle SS a farlo? La soluzione dell’enigma potrebbe essere racchiusa in una misteriosa lettera scritta da Rahn nel settembre 1935 e indirizzata a Weisthor. Recava diverse sottolineature fatte dall’autore e iniziava così: Strettamente confidenziale!”  Rahn scriveva:

“(…) Inoltre Le faccio sapere che mi sono imbattuto in grosse sorprese. Poiché si tratta di conoscenze che mi sono costate anni di lavoro, finora mi sono comportato nei Suoi confronti in modo poco comunicativo. Per il momento vorrei continuare ad esserlo e parlarLe soltanto dei miei reperti. La prego di non fare parola con nessuno –  a prescindere dal Führer-  di ciò che vorrei confidarLe, fino alla pubblicazione del mio libro “Montasalvat e Golgotha”. Per portare a termine il mio lavoro con successo, mi vedo costretto a prendere in esame di persona alcune località.”

Cripta del castello di Wewelsburg. In questa stanza misteriosa si riuniva il gruppo di uomini dell'Ordine nero scelti da Himmler per celebrare riti segreti. Non sappiamo a cosa fosse destinato il piedistallo al centro della cripta. Forse ad accogliere il Graal? Foto: Reimund Schertzl

Cripta del castello di Wewelsburg. In questa stanza misteriosa si riuniva il gruppo di uomini dell’Ordine nero scelti da Himmler per celebrare riti segreti. Non sappiamo a cosa fosse destinata la cavità al centro della cripta. Forse ad accogliere il Graal? Foto: Reimund Schertzl

Che cosa aveva scoperto Otto Rahn? Quali erano le “grosse sorprese”? Sappiamo che lo scrittore fu visto anche nel misterioso paesino pirenaico di Rennes-le-Château. Avrebbe fatto più volte visita a Marie Dénarnaud, la perpetua del parroco Saunière. Negli anni Ottanta del secolo scorso un testimone raccontò al ricercatore Johannes Fiebag: “Sedeva sempre lassù.” E indicò il giardino di villa Betania.

 

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