Chi fu l’autore dei famigerati Protocolli?

 

 

I Protocolli dei savi di Sion rappresentano un capitolo a sé nella storia delle società segrete. Un capitolo molto breve perché non sono altro che un falso, e molto lungo perché questo falso è sopravvissuto per decenni e ancora oggi imperversa in Medio Oriente. In realtà è proprio il nome Sion a impressionare maggiormente l’immaginario collettivo. La definizione di protocolli fa invece pensare a burocrati, mensole polverose, archivi di qualche ufficio. E i savi? Chi sono i savi? Proprio questo ho pensato io molti anni fa, quando ho visto per la prima volta una pila di libretti verdi con quel titolo.

 Un titolo che in Europa è tornato a far parlare di sé in concomitanza con la pubblicità di cui ha goduto il Priorato di Sion, società segreta del XX secolo, dopo la pubblicazione di diversi libri francesi e inglesi incentrati sull’affare di Rennes-le-Château. Invece l’uno non ha nulla a che fare con l’altro. Ma la forza della parola è grande, il nome Sion continua a unire protocolli e priorato in un abbraccio ingannevole che non corrisponde al vero. La storia del Priorato di Sion, piuttosto complessa, è trattata in altro articolo. Vediamo invece che cosa sono i Protocolli, come sono nati e con quale funzione.

 Prima di tutto bisogna precisare che si tratta di un documento molto pericoloso, perché di propaganda antisemita. Hanno causato non pochi danni, sia nella Germania nazista che in Russia, e tutt’oggi rappresentano una delle armi principe di quella falange fortemente antisemita di matrice islamica attiva nei Paesi del Medio Oriente. Laddove i Protocolli vengono ancora considerati documento valido. Per tutti questi motivi, sulle loro origini è calata una nebbia densa di leggenda che ha finito per offuscare la realtà dei fatti.

 Del resto la lettura dei Protocolli impressiona parecchio, forse per la struttura rigida e scarna del documento, la freddezza con cui viene illustrata la crudele strategia di potere. Si tratta di un programma stilato da un immaginario consiglio sionista, suddiviso in 24 capitoli. Elenca, passo dopo passo, le mosse da intraprendere in tutti i settori sociali e governativi per ottenere il controllo del mondo. Ed è un programma che, letto oggi, si presenta estremamente attuale.

Seconda edizione del libro di Sergej Nilus del 1905. In appendice sono i Protocolli dei savi di Sion. Dominio pubblico

Seconda edizione del libro di Sergej Nilus „Il Grande nel Piccolo“, del 1905. In appendice sono riportati i Protocolli dei savi di Sion. Dominio pubblico

Alcuni esempi: diffusione di idee liberali per ingannare le popolazioni, totale controllo delle masse per mezzo dei mass media, controllo del sistema bancario di tutte le nazioni, promozione di conflitti armati  internazionali per il proprio profitto, sovvertimento della morale con il crollo definitivo del cristianesimo, e via dicendo. Tutti obiettivi da raggiungere impiegando qualsiasi mezzo.

È chiaro che l’idea di un complotto ebraico di questo tipo apparentemente nato in seno al sionismo proprio quando il movimento sionista di Theodor Herzl, con la visione di uno Stato d’Israele in Palestina, cominciava a far sentire la sua voce in tutta Europa, di certo sconvolgeva il lettore e fomentava il suo odio contro gli ebrei. I Protocolli trasformavano la visione di uno Stato d’Israele in Palestina in quella di un super-Stato totalitario che avvinghiava il pianeta.

 Chi aveva compilato l’inquietante documento? Nel XX secolo circolavano diverse versioni mitiche di questa genesi impura. Alcuni sostenevano che si trattasse di documenti ebraici redatti in Russia nel 1850; un’altra versione, confermando la paternità ebraica, li voleva stilati in Francia nel 1901 al termine di una serie di riunioni segrete; un’altra ancora faceva risalire i Protocolli al 1807: sarebbero stati il prodotto di una sorta di tribunale ebraico presieduto addirittura dall’imperatore Napoleone I. E poi c’era la diceria più verosimile che ancora oggi circola in ambienti antisemiti e vede i Protocolli redatti in seguito al Congresso Sionista di Basilea del 1897.

Un falso prodotto alla corte degli zar di Russia

 Oggi sappiamo che nessuna di queste affermazioni è vera. E se all’inizio del XX secolo il documento infamante aveva raggiunto una notevole diffusione in Europa, già nel 1921 il giornale inglese Times pubblicò una serie di articoli che mettevano a nudo la falsità dei Protocolli. E allora? Chi li aveva scritti? Molto probabilmente dietro il documento si celava il servizio segreto russo Okhrana che nella stesura dei Protocolli si era ispirato al libro dal titolo Dialoghi all’inferno fra Machiavelli e Montesquieu, apparso in Francia intorno al 1864 in forma anonima.

 L’anonimo altri non era che lo scrittore Maurice Joly, un uomo della Rosacroce, il quale peraltro morì nel 1878 in circostanze misteriose. I suoi Dialoghi non avevano nulla a che fare con gli ebrei, erano una satira diretta a colpire il despotismo di Napoleone III e gli fruttarono quindici mesi di prigione. Confrontando i Dialoghi con i Protocolli, vedremo infatti che la struttura è la stessa e che, in alcuni passaggi, il plagio contenutistico è più che evidente.

Sergej Nilus, il divulgatore dei Protocolli dei savi di Sion in Russia. Dominio pubblico

Sergej Nilus, il divulgatore dei Protocolli dei savi di Sion in Russia. Dominio pubblico

 In ogni caso, quando ci si addentra nei labirinti dell’Okhrana in cerca del vero autore dei Protocolli dei savi di Sion, ci s’imbatte in un nome: Piotr Ivanovič Račkovskij, che era nel XIX secolo il direttore del reparto estero nella sede parigina del servizio segreto. Quest’uomo – o chi per lui –  potrebbe aver compilato il falso per spargere la voce sull’esistenza di una congiura ebraica appoggiata dai bolscevichi e convincere lo zar Nicola II della pericolosità di un atteggiamento liberale, facendo apparire il bolscevismo stesso come opera prima del complotto sionista.

 Il mediatore che aveva il compito di far pervenire in qualche modo i Protocolli allo zar, era lo scrittore antisemita Sergej Alexandrovic Nilus, grande diffusore dell’idea di un prossimo avvento dell’Anticristo. Grazie ai Protocolli, Nilus prendeva due piccioni con una fava: da una parte avrebbe alimentato l’odio dei russi contro bolscevismo e popolazione ebraica, dall’altro avrebbe discreditato il gruppo esoterico rivale creatosi a corte intorno alla figura dell’occultista francese Papus, prendendo il posto di questi fra i favoriti dello zar.

 Nilus consegnò il documento a Nicola II nel 1903. Ma la reazione dello zar non fu quella che Nilus si aspettava. Nicola riconobbe subito che si trattava di un ignobile falso, fece eliminare tutti gli esemplari dei Protocolli di cui era a conoscenza e bandì l’intrigante dalla corte. Qualche anno dopo, il posto di Nilus sarebbe stato occupato dal mistico Rasputin.

 L’Okhrana, però, non mollò la presa. E nemmeno Nilus. Tanto più che non tutti gli esemplari, evidentemente, erano caduti nelle mani dello zar. Dapprima i Protocolli furono pubblicati nel giornale di Pietroburgo Snamja, senza però riscuotere un gran successo. Poi, nel 1905, Nilus pubblicò la seconda edizione della sua opera Il Grande nel Piccolo e inserì i Protocolli dei savi di Sion in appendice. Questa volta l’effetto fu quello di una bomba. Prima in Russia, poi in Europa. I Protocolli seminarono il terrore.

I Protocolli di Sion nel mondo

 A partire dagli anni Venti, il documento iniziò la conquista del mondo. Negli USA fu propagato dall’acceso antisemita Henry Ford. Tradotti in ben 60 lingue, i Protocolli diffusero l’antisemitismo sull’intero pianeta. Durante il Terzo Reich, furono addotti a giustificazione delle persecuzioni di Hitler contro gli ebrei, il nazionalsocialismo si servì dei Protocolli come di un’arma perniciosa che legittimava le azioni più efferate.

 Si combatteva contro un complotto ebraico… inesistente. Se quella frase del Vangelo secondo Matteo riferita a Gesù e gridata da Pilato agli ebrei: Il sangue di questo giusto ricadrà su di voi e sui vostri figli condannò il popolo ebraico alle persecuzioni che durante il Medioevo scossero tutto il mondo cristiano, i Protocolli dei savi di Sion lo colpirono una seconda volta, come una maledizione che pareva non avere mai fine.

 Ora, leggendo questo articolo, molti riconosceranno nella strategia illustrata dai Protocolli proprio ciò che sta accadendo oggi: diffusione di idee liberali per ingannare le popolazioni, controllo delle masse per mezzo dei mass media, controllo del sistema bancario di tutte le nazioni, promozione di conflitti armati internazionali per il proprio profitto, sovvertimento della morale con il crollo definitivo del cristianesimo, e via dicendo. Con la differenza che non si tratta di un complotto di matrice ebraica, ma piuttosto di un processo iniziato a cavallo tra XIX e XX secolo dalle grandi banche e dalle potenti multinazionali imperialiste che, sotto l’egida degli USA, stanno mettendo in ginocchio il mondo. Altro che savi di Sion.

 Questo è un punto molto importante. Perché, se prestiamo fede alla favola dei Protocolli stilati dai sionisti di Basilea, ci rendiamo complici di coloro che sono stati i carnefici più efferati. Inoltre facciamo un piacere a chi si diletta a nostre spese nella stanza dei bottoni e se ne frega di ideali, religioni e tradizioni. Vuole soltanto una cosa: il potere illimitato. Se continuiamo a prestar fede alla panzana del complotto ebraico, perdiamo di vista il vero pericolo, i governanti segreti, come li chiamava Serge Hutin. Quelli che, a colpi di traffici illegali e manipolazioni finanziarie, per mezzo di trattati trappola stipulati all’insaputa delle popolazioni come il TTIP, il TiSA o il CETA, con l’arma della privatizzazione selvaggia, con la pseudo guerra al terrorismo e la provocazione di conflitti armati, stanno davvero schiavizzando l’intero pianeta. E lo fanno senza bisogno di protocolli, alla luce del giorno, sotto gli occhi di noi tutti.