Elementi leggendari o indizi d’eresia?

 

 

Gli scrigni segreti dei Templari. Delle curiosità che sollevano domande e speculazioni. Potrebbero essere ulteriori prove per l’esistenza di un’eresia in seno all’Ordine del Tempio, potrebbero attestare l’interesse dei Templari per la dottrina catara, oppure semplicemente suggerire, una volta di più, la natura diabolica del Bafometto. I cofanetti segreti: veri reperti medievali oppure dei falsi? In ogni caso, di certo oggetti dall’aura tenebrosa che meritano una breve analisi. Vediamo di che si tratta.

Ne parla lo storico Jules Loiseleur nella sua opera “La doctrine secrète des Templiers”, compilata nel lontano 1873. Il valore di questo saggio è stato messo in discussione, soprattutto perché l’autore, un grande ricercatore di enigmi irrisolti del passato, si sofferma sull’aspetto più scottante della storia dell’Ordine: quello esoterico. E puntualmente, ogni volta che emerge la possibilità di qualche aggancio fra Templari e gnosticismo, si solleva un polverone di obiezioni risentite da parte di chi ne difende il credo cattolico a spada tratta.  Eppure l’ombra dell’eresia c’è, e pesa parecchio.

Inoltre mi pare evidente che nemmeno Jules Loiseleur – così come anche lo storico Ferdinand Wilcke – abbia accusato di eresia l’intero Ordine del Tempio. Piuttosto il francese punta il dito contro una cerchia particolare, un gruppo di Templari deviati, diremmo oggi. Ma il suo libretto merita dell’attenzione anche per un altro motivo: Loiseleur lavorò per anni come archivista alla Biblioteca d’Orlèans. Ciò significa che aveva accesso a un’ampia documentazione medievale sia catara che templare, gran parte della quale più tardi andò distrutta. Un fatto che deve essere tenuto in grande considerazione.

Bafometto. Scultura della cappella templare di Tomar, Portogallo.

Bafometto. Scultura della cappella templare di Tomar, Portogallo.

Vediamo adesso che cosa racconta. Analizzando i documenti processuali ed extra processuali a carico dell’eresia templare, a un certo punto Loiseleur si sofferma a parlare di uno scrigno. Il piccolo oggetto in pietra di calcare fu trovato nel 1789 nel castello di Essarois, in Borgogna. Il castello aveva ospitato nel Medioevo una commenda templare. In seguito l’edificio divenne proprietà del marchese di Chastenay. Il nobile, che era venuto così anche in possesso dello scrigno, cedette il cofanetto a un antiquario parigino di nome Rollin, il quale a sua volta lo vendette al duca Pierre-Louis Casimir de Blacas.

Questa l’odissea del cofanetto fino al momento in cui, nel 1825, giunse tra le mani dell’orientalista austriaco Joseph von Hammer Purgstall, amico di Casimir de Blacas. L’orientalista ne fu subito affascinato. Da tempo Purgstall si interessava alle ombre che gravavano sull’Ordine del Tempio e pensò di aver individuato nelle decorazioni dell’oggetto chiari simboli gnostici strettamente legati all’eresia di cui, a suo avviso, il Tempio si era realmente macchiato.

Cordicelle e scrigni

E poi nella storia templare c’era anche un altro elemento obsoleto che attirò l’attenzione di Purgstall. Negli atti processuali che riguardano l’Ordine, si parla più volte di enigmatiche cordicelle di filo bianco che i Templari avrebbero legato in cintura, sulla pelle nuda, sotto gli indumenti, oppure anche sopra la camicia. Normalmente ogni cavaliere durante la cerimonia di iniziazione riceveva dal suo maestro tale cordicella e doveva portarla sempre addosso, notte e giorno. Ma prima di essergli stata consegnata, la fune veniva messa a contatto con un idolo, la testa misteriosa identificata come Bafometto, seguendo una sorta di rito di consacrazione. Le cordicelle venivano tutte custodite in piccoli scrigni, che erano depositati nelle differenti commende.

Vi era, infine, un ultimo indizio che affascinava Purgstall. Tempo addietro l’orientalista era venuto a sapere del ritrovamento di piccoli scrigni templari adottati per la custodia di suddette cordicelle. Erano venuti alla luce in Germania, in alcuni edifici che, durante il Medioevo, erano stati anch’essi commende del Tempio. Purgstall venne inoltre a sapere che questi cofanetti tedeschi erano esposti nel gabinetto imperiale di Vienna. Ovviamente si era recato a vederli di persona e ne aveva parlato nei suoi scritti, collegandoli subito a una dottrina eretica del Tempio. Ma il fatto che fino a quel momento non se ne fossero trovati di simili nelle commende francesi, irritò i suoi lettori, i quali giunsero a dubitare della validità della scoperta.

Gli scrigni segreti dei Templari. Immagine tratta dal libro di Jules Loiseleur. Interessante la corona sul capo che ricorda la dea Cibele.

Gli scrigni segreti dei Templari. Immagine tratta dal libro di Jules Loiseleur. Interessante la corona sul capo che ricorda la dea Cibele.

Per questo motivo il ritrovamento dello scrigno del castello francese di Essarois, proprietà del suo amico duca Casimir de Blacas, rappresentò per Purgstall una svolta importante. L’orientalista era convinto di essere finalmente di fronte al corrispondente francese dei cofanetti visti a Vienna. Ma le sorprese non erano ancora finite. Poco dopo Purgstall individuò una seconda scatoletta dello stesso tipo, questa volta proveniente dall’Italia: da Volterra.

Questi due reperti – lo scrigno di Essarois e il cofanetto di Volterra – sono gli oggetti di cui scrive Jules Loiseleur nel suo saggio. Entrambe le scatolette hanno dimensioni uguali: 25 centimetri di lunghezza, 19 di larghezza e 13 di spessore. Si tratta, quindi, di contenitori molto piccoli. Purtroppo, osserva Loiseleur, la collezione Blacas è andata perduta e con essa anche i due scrigni. Ma prima della sparizione degli oggetti il duca aveva fatto fare delle litografie che ritraevano i cofanetti, per facilitare lo studio di Hammer Purgstall. L’orientalista poteva così analizzare le immagini in tutta tranquillità anche a casa propria.

Purgstall riprodusse le litografie nel suo libro – oggi quasi introvabile – imperniato sulla dottrina segreta del Tempio. E Loiseleur, a sua volta, le riporta nel proprio saggio. In tal modo le immagini dei cofanetti sono giunte sino a noi. L’accurata analisi di Jules Loiseleur conferma l’ispirazione gnostica alla base degli oggetti. Si vedono adorazioni di idoli, cerimonie blasfeme e addirittura cruente. Ma l’elemento che più mi ha impressionato, è l’effigie che sovrasta tutto, la figura che appare sul coperchio dei contenitori.

Si tratta di una divinità ermafrodita con barba e seni penduli. Regge due catene sormontate dal sole e dalla luna. Entrambi gli elementi, sole e luna, sono volti a testa in giù. Sotto questa figura si vedono poi la stella gnostica a sette punte, un pentagramma e un cranio umano. La divinità porta sul capo una corona muraria, tipico attributo della Mater turrita: la dea Cibele. Un’immagine che potrebbe alludere al Bafometto templare? Un rebis (creatura androgina)?

Nelle diverse raffigurazioni riportate ai lati degli scrigni, Loiseleur riconosce elementi di due dottrine gnostiche: quella degli Ofiti, adoratori del serpente Ourobouros, e soprattutto quella dei Luciferiani, adoratori di Lucifero. In particolare questi ultimi erano legati ad alcune sette segrete che professavano l’eresia catara. Si  distanziavano, però, dalla corrente di pensiero originaria e più ortodossa dei fratelli puri. I  Luciferiani si erano allontanati dal vero catarismo  e avevano creato una forma di culto propria, deviata, propagando i loro macabri rituali in tutto l’Occidente. Proprio diversi documenti che riguardavano i Catari luciferiani venivano conservati alla Biblioteca di Orléans e potevano, quindi, essere consultati da Jules Loiseleur.

Templari e Luciferiani

Ma qual era il pensiero dei Luciferiani? Questi iniziati delle tenebre non si limitavano a seguire il dualismo che caratterizzava la dottrina catara dei puri e mirava a liberarsi dal giogo della materia per elevarsi alle altezze celesti. I Luciferiani rifiutavano completamente l’idea di un Dio del Bene e si schieravano invece dalla parte del Demiurgo, il creatore della sola materia: Lucifero, colui che governava le cose del mondo. Il Rex mundi.

Soddisfare i piaceri della carne ed esaltarne le proprietà catartiche, ammucchiare grande ricchezza e celebrare cerimonie sacrificali umane, faceva parte della loro dottrina. Una curiosità a margine: secondo il credo dei Luciferiani, Maria Maddalena era stata la compagna di Gesù. Pierre de Vaulx-Cernay, un monaco che prese parte alle Crociate contro gli Albigesi, affermava a tale riguardo:

“Si diceva tra loro (N.d.A.: i Catari luciferiani) che questo Cristo nato nella Betlemme terrestre e visibile, e crocifisso a Gerusalemme, fosse stato un malfattore; che Maria Maddalena era sua concubina e che ella era anche l’adultera di cui si parla nei Vangeli.”

E Jules Loiseleur ricorda la formula d’assoluzione blasfema recitata dai Templari e di cui si parla negli atti processuali:

“Prego Dio che vi perdoni i vostri peccati, così come li perdonò a Maria Maddalena e al ladrone che fu messo in croce.” (Jules Loiseleur, “La doctrine secrète des Templiers”, pag. 68)

 Una formula intrigante, che potrebbe trarre in inganno, facendo dei Cavalieri del Tempio gli zelanti seguaci del Rex mundi. Ma non è così. In realtà sappiamo che la cerchia interiore del Tempio derivò il suo pensiero gnostico dalla setta dei Mandei, e cioè dai discepoli di Giovanni il Battista. Sicuramente i Templari professavano una venerazione tutta particolare per la Vergine Maria, tanto amata dal loro padre spirituale Bernardo di Chiaravalle. E, a mio avviso, la cerchia eretica del Tempio interpretava la venerazione per Maria come rispetto per il femminino sacro in toto. La Vergine Maria diventava un simbolo universale: la Maddalena dei Vangeli, Venere, Cibele, Astarte. Ma tutto questo deve essere letto in un’ottica differente, non certo luciferiana.

Gli scrigni segreti dei Templari. Immagine a lato dello scrigno. Scene di sacrifici rituali che potrebbero condurre a una setta catara di Luciferiani.

Gli scrigni segreti dei Templari. Immagine a lato dello scrigno. Scene di sacrifici rituali che potrebbero condurre a una setta catara di Luciferiani.

In effetti, l’ipotesi luciferiana sembra non aver soddisfatto nemmeno Loiseleur. Anzi, dopo aver portato a termine l’analisi degli scrigni, lo storico sceglie la prudenza e si rifiuta di attribuire all’Ordine del Tempio una corrente di pensiero ben definita. Non crede che questa forma di catarismo luciferiano avesse a che fare con l’eresia templare. Preferisce restare sul vago e propende invece per una dottrina gnostica sincretistica, nata dal miscuglio di più filosofie e culti differenti non meglio specificati. Oltre tutto, osserva Loiseleur, nulla suggerisce che i Templari praticassero le nefande cerimonie sacrificali nei confronti di animali o bambini illustrate nelle raffigurazioni dei cofanetti.

Inutile dire che concordo pienamente con lui. Nemmeno le accuse mosse contro l’Ordine del Tempio durante i processi hanno mai attribuito ai Cavalieri eretici pratiche di questo tipo a cui sembrano invece fare riferimento i macabri disegni degli scrigni. Ma come mai, allora, i contenitori fungevano da custodie per le misteriose cordicelle templari ed erano presenti nelle commende?

Partiamo dal presupposto che gli scrigni fossero appartenuti a una setta catara di Luciferiani. Ebbene, sappiamo che l’Ordine del Tempio intrattenne buoni rapporti con gli eretici catari. Spesso ne amministrò i beni, ne custodì i documenti. Non di rado, durante le Crociate contro gli Albigesi, i Templari li aiutarono a fuggire oppure gli diedero asilo, nascondendoli nelle loro magioni. Ci sono diversi documenti scoperti negli archivi templari della Linguadoca che lo provano senza ombra di dubbio.

Di conseguenza è possibile che alcuni oggetti come gli scrigni di custodia delle cordicelle trovati ad Essarois e a Volterra, provenienti dall’universo cataro, si trovassero in loro possesso. Probabilmente l’interpretazione che ne dettero i Templari era differente, non è da escludersi che vi leggessero simboli alchemici. In ogni caso gli originali, come abbiamo visto, sono ormai scomparsi da tempo. Restano soltanto le litografie riportate nel saggio di Loiseleur e il succo della sua approfondita indagine. E poi rimane la macchia indelebile dell’eresia che grava sulla storia del Tempio, e su quella ci sarebbe ancora molto da raccontare.

Per approfondire il tema Graal e Templari, rimando alla lettura del mio saggio „L’Eresia templare“ edito da Venexia Edizioni, 2008.

 

Per approfondire il tema del collegamento fra Ordine del Tempio, corrente d’Arcadia e Priorato di Sion, vedi il mio saggio Il Serpente Rosso.