Sotto il segno di Midgard

 

 

Le Externsteine sono le rocce del drago? Externsteine, cultura germanica, drago: che cos’hanno in comune questi tre elementi? I remoti costumi della cultura germanica furono purtroppo ampiamente usati e abusati dalla propaganda nazionalsocialista del Terzo Reich. E qui in Baviera chi parla dei “Germani”- sia pure in un contesto culturale e assolutamente apolitico – viene subito guardato con sospetto, se non addirittura con disprezzo.

Le Externsteine, monumento antico situato nella Foresta di Teutoburgo, ne hanno fatto le spese. La campagna di scavi più esaustiva ebbe luogo proprio durante il periodo hitleriano. Di conseguenza, la damnatio memoriae del nazismo che ci fu dopo la Seconda guerra mondiale, ha portato al silenzio assoluto dell’ambiente accademico sull’eccezionale monumento della foresta tedesca. Come se le Externsteine fossero colpevoli dei crimini dell’uomo e dovessero essere dimenticate per questo.

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Externsteine, Foresta di Teutoburgo. Foto: Sabina Marineo

Fino a poco tempo fa, i pochi studiosi che se ne occupavano e avevano la malaugurata idea di scriverci sopra un rapporto scientifico, venivano tacciati di filonazismo. Per molto tempo le Externsteine furono ignorate.

Avanzando nel Duemila, però, la Seconda guerra diventa sempre più lontana e per lo Stonehenge tedesco sembrerebbe profilarsi una rinascita. L’ambiente scientifico ricomincia, se pure cautamente, a interessarsene. Di recente un articolo della seria testata “Frankfurter Allgemeine” ha reso noti i risultati delle ultime ricerche degli esperti, ed è stato un grande passo avanti in questa direzione. Speriamo ne seguano altri. Lasciamo da parte, quindi, i vecchi pregiudizi e concentriamoci su questo monumento che è talmente singolare, da essere chiamato anche lo „Stonehenge tedesco“ e potrebbe chiarire diverse cose riguardo la storia della regione e dei popoli che l’abitarono.

Del resto gli enigmi che avvolgono la formazione rocciosa sono tanti. A cominciare dal suo stesso nome. Che significa “Externsteine”? Contrariamente a quanto verrebbe da pensare, il vocabolo non ha nulla a che fare con il latino “externus”. Invece la prima citazione documentale chiama il monumento “Agisterstein” che significa “Pietra della grotta del drago”. Un’altra possibile interpretazione giunge dalla definizione “Eggesternstein”, composta da tre parole: “Egge”, erpice, “Stern”, stella e “Stein”, pietra. Un riferimento chiaramente astronomico. Ma il nesso tra la cultura germanica e il simbolo del drago è molto forte e ha lasciato sulle Externsteine una traccia importante. Abbiamo a che fare con delle rocce del drago? Vediamo.

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Externsteine. Il piccolo ponte conduce ai resti di una stanza, cosiddetta sacellum. Sulla parete destra della stanza (ora senza soffitto) vi è un’apertura rotonda che, secondo alcuni studiosi, fungeva da osservatorio astronomico. Foto: Sabina Marineo

Analizzando il monumento, i resti del periodo cristiano bassomedievale sono evidenti. La mano dei monaci ha plasmato le rocce. I religiosi allestirono negli spazi delle cavità naturali una cappella battesimale e una cappella con altare. Trasformarono i megaliti in una cattedrale immersa nella natura, in un eremo della foresta, decorando una delle pareti esterne con un imponente altorilievo bizantineggiante di circa cinque metri d’altezza.

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Dettaglio delle Externsteine con l’altorilievo del XII secolo che rappresenta la deposizione di Gesù dalla croce. Sulla destra è visibile la figura di Nicodemo (oggi priva delle gambe) e sbito sotto di questa una sorta di albero piegato da un lato, l’Irminsul. Inoltre sotto la scena della croce si vedono anche i resti di un altorilievo più antico, quello con il drago. Foto: Sabina Marineo

In effetti, nel 1093, il convento della cittadina di Paderborn acquistò le Externsteine da una famiglia nobile che le possedeva da tempo immemore. Si è conservata in una grotta l’iscrizione dell’anno 1115 voluta dal vescovo Heinrich di Paderborn, che commemora la consacrazione della cappella inferiore del monumento. Inoltre l’altorilievo scolpito sulla parete esterna rappresenta la deposizione di Gesù dalla croce. Tutto ciò non lascia adito a dubbi sul pensiero religioso di chi occupò le Externsteine nel XII secolo.

Ma già qui ci troviamo di fronte ad un interrogativo: perché i monaci si diedero tanta pena di scolpire un altorilievo del genere in un luogo sperduto nella foresta? Chi sarebbe venuto ad ammirarlo? La risposta è semplice: sarebbero giunti tutti coloro che, da generazioni, conoscevano l’importanza religiosa del sito. E dunque il luogo affondava le sue radici in culti precristiani.

I risultati delle analisi dei focolari situati nelle grotte, effettuate tramite termoluminescenza dai laboratori dell’Accademia delle Scienze di Heidelberg, hanno confermato la presenza umana nelle Externsteine durante l’VIII secolo d.C., il periodo di Carlo Magno. Allora lo scritto cinquecentesco dello storico Hamelmann racconta il vero? Carlo distrusse un santuario germanico che si trovava proprio lì, presso le Externsteine? E di cui forse le rocce del dago facevano parte?

L’altare scomparso

Anche altri indizi suggeriscono che il monumento sia stato occupato da genti di cultura germanica. Sulle pareti interne delle grotte appaiono incisi diversi segni runici. In cima ad una scala vi è un sarcofago di pietra dalla forma antropomorfa che ricorda certe tombe merovinge francesi. La sua funzione rimane tutt’ora ignota. Inoltre delle vecchie fotografie, che risalgono al 1928, mostrano una sorta di altare pagano in pietra piazzato proprio dinanzi all’entrata delle grotte. Purtroppo questo importantissimo reperto litico andò distrutto già prima del 1934.

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Veduta del lago dalla cima di una delle Externsteine, quella più grande adiacente al lago. Foto: Sabina Marineo

Però esiste ancora oggi una lunga panca di pietra che corre lungo la parete esterna di una roccia e costituisce per gli studiosi un ulteriore enigma irrisolto. Qual era la sua funzione? Potrebbe essere stata questa la famosa – e mai ritrovata – panca di Veleda, mitica veggente della cultura germanica che fu costruita lungo le rocce del drago, maggior santuario germanico?

E tuttavia è proprio l’altorilievo esterno in stile bizantineggiante-  e, in parte, molto più antico – a costituire forse il mistero più fascinoso delle Externsteine. Osservandolo con attenzione, scopriamo infatti che sotto la scena della deposizione di Gesù vi è scolpita una seconda scena, più arcaica. Lavata dalla pioggia battente e dalle nevi, corrosa dal tempo, appare oggi molto deteriorata. Le sagome dei personaggi qui raffigurati non sono più chiare come quelle della deposizione, anzi è piuttosto difficile distinguere i loro contorni.

Eppure osservando bene vi si riconosce un drago – la testa è ancora visibile – che stringe nella sua morsa un uomo ed una donna. Si tratta di un motivo tipico della cultura germanica, quello del serpente divino Midgard. Il drago è Midgard. La scena cristiana della deposizione, scolpita sopra il drago, sembra volerlo sovrastare con violenza, dominare, esorcizzandone così l’influsso magico.

È possibile, si chiedono alcuni studiosi, che la cultura cattolica si sia impossessata di un santuario germanico più antico modificandone l’aspetto originario, tentando di cancellarne i simboli? Parrebbe proprio di si. Inoltre abbiamo visto che l’ètimo del nome “Externsteine” potrebbe derivare da “Agisterstein” e cioè “Pietra della grotta del drago”, e Midgard era, appunto, un drago divino.

Link a un documentario (solo immagini e musica) tedesco dal titolo: Le Externsteine. Impressioni di un luogo magico.

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