Comune denominatore: l’eresia

 

 

I Catari: il loro nome significava Puri. Erano detti anche Albigesi, dalla città di Albi. Apparvero sulla scena europea all’inizio dell’anno Mille. Erano cristiani ma gnostici e quindi eretici agli occhi della Chiesa Cattolica. Nato nel Midi della Francia, il catarismo si diffuse con grande velocità in tutta Europa. Fu di certo una reazione legittima alla politica ipocrita dei padri della Chiesa. Se i Vangeli predicavano la povertà e l’amore per il prossimo, perché il clero non viveva secondo tali precetti? Come un fulmine a ciel sereno, la potente eresia minacciava di sconvolgere l’intera Cristianità.

Cosa fare per debellarla? Unicum nella storia dello gnosticismo, il movimento cataro rappresentò una seria minaccia alla sopravvivenza della Chiesa Cattolica. Bisognava soffocarlo a tutti i costi, ma come? E poi, da dove venivano questi eretici? Che cosa predicavano esattamente? I Catari irruppero nella letteratura antica nel 1022, ma solamente dopo il 1140 i teologi si resero conto della portata di questa eresia. Il primo ecclesiastico a prendere posizione contro i Catari fu Petrus Venerabilis, abate di Cluny, in un trattato.

 Mentre il primo documento  di evidente preoccupazione e ripensamento nei riguardi del catarismo di per sé, è una lettera di Everwin von Steinfeld a Bernardo di Chiaravalle, scritta tra il 1143 e il 1144. Everwin aveva interrogato personalmente alcuni degli eretici ed, essendo piuttosto perplesso, chiese consiglio a Bernardo. Anche Bernardo aveva preso per ben due volte la parola contro i Catari, in una lettera e in una predica sul „Cantico dei Cantici“. Li accusava di essere orgogliosi ipocriti. Allo stesso tempo, però, li difendeva dinanzi all’intransigenza della Chiesa, testimoniando i loro buoni propositi e la loro buonafede. Se Bernardo fosse stato ancora in vita all’epoca delle crociate contro gli Albigesi, probabilmente queste non avrebbero avuto luogo.

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Diffusione del catarismo nel Midi della Francia. In basso, a sinistra, è visibile il castello di Montségur. Carta: Jollydack-CC-BY-SA-3.0

 Inizialmente i Catari erano per la maggior parte contadini e laici illetterati. Più tardi ci fu una trasformazione del movimento che, penetrato in altri strati sociali più alti e divenuto una vera e propria setta religiosa, dalla Bulgaria aveva raggiunto Bisanzio, poi la Bosnia, e da lì si era diffuso in Europa. Nella Francia meridionale, ad Albi, fu eletto un vescovo cataro. In Italia il movimento si propagò a partire dalla Lombardia e giunse fino a Napoli. I Catari erano detti i poveri di Cristo e vivevano pellegrinando, digiunando e pregando, praticando lavori manuali.

La dottrina gnostica dei Catari

 La loro dottrina si presenta piuttosto complicata a causa delle diverse tendenze in seno al movimento stesso. Vediamo una spiegazione in sintesi. Questi gnostici si ritenevano originariamente abitanti celesti. Dopo essere stato scacciato dal cielo, Lucifero aveva corrotto altri angeli, trascinandoli con sé fin sulla terra. Questi angeli incarnavano le anime degli uomini. Perciò, secondo i Catari, l’uomo non nacque originariamente dalla terra, ma dal cielo. L’uomo era un angelo caduto. I Catari pensavano che il mondo materiale appartenesse invece a Satana, il Rex mundi. Egli aveva creato il sole, la terra, l’aria… l’uomo. Di conseguenza il mondo materiale era per sua natura diabolico. Il Diavolo aveva creato l’effimero e il visibile; Dio ciò che era invisibile, come l’anima, e immortale.

 Ma se il Diavolo aveva creato il mondo materiale, ciò significava per i Catari che Jahve, Dio della Genesi e creatore della materia, era il Diavolo stesso. Per questo motivo i Catari rifiutavano il Vecchio Testamento. Consideravano Mosè e David schiavi di Satana, e lo stesso valeva per tutti i patriarchi biblici. In particolare Mosè incarnava l’immagine di un mago malvagio. Solo più tardi, nel XIII secolo, il radicale cataro Giovanni di Lugio cominciò a parlare di un mondo intermedio situato tra il cielo e la terra. In questo ambito di Lugio collocò l’Antico Testamento con i suoi patriarchi ispirati da un Dio buono.

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Fra le mura del castello di Montségur, l’ultimo bastione dei Catari. Foto: LenAlex LGPL

 Il Nuovo Testamento invece fu riconosciuto dai Catari fin dall’inizio come adempimento della nuova alleanza con Dio tramite Cristo. Tuttavia i Vangeli canonici non venivano seguiti come testi base, poiché era troppo difficile conciliarli con la dottrina dualistica catara. I Catari preferirono ai canonici gli Apocrifi, i testi respinti dalla Chiesa. Diverse erano le opinioni di questi eretici su Gesù, per alcuni un angelo e per altri un normale predicatore. La crocifissione creava grandi problemi. Infatti se Gesù era un angelo, non poteva essere stato crocifisso. Tutti questi temi furono per anni argomento di discussione fra i Puri.

 In ogni caso il compito dei Catari sulla terra era quello di fare penitenza per i propri peccati. Una volta terminata la loro esistenza umana, sarebbero stati liberi e quindi saliti al cielo. I cosiddetti perfetti, coloro che seguivano le regole di vita nel modo più rigoroso praticando castità, digiuni e penitenze,  sarebbero saliti subito al cielo, gli altri avrebbero continuato a reincarnarsi fino a che non avessero raggiunto la perfezione e poi, a loro volta, il cielo.

 Secondo il codice morale cataro, l’atto sessuale veniva condannato anche fra coniugi, perché per mezzo di questo gli esseri viventi mettevano al mondo nuovi schiavi di Satana. Di conseguenza la donna, originariamente, rappresentava il pericolo della tentazione e veniva respinta come impura. Più tardi questo atteggiamento nei confronti del sesso femminile cambiò, perché  proprio le donne costituivano il maggior numero dei seguaci catari. Inoltre la posizione della donna nel Midi era spesso importante, molte erano le ricche nobili che seguivano il movimento. Non sarebbe stato vantaggioso respingere le colonne portanti del catarismo.

 Anche per quanto riguardava i pasti, i Catari avevano le loro regole. Inizialmente rifiutavano sia la carne che il vino, questo divieto fu più tardi rimosso. Si mostravano assolutamente contrari a tutte le forme di violenza: alcuni animali non potevano essere uccisi perché forse erano l’incarnazione di anime degli angeli caduti. Uccidere un uomo era vietato in ogni caso, anche in seguito a un’aggressione, anche per difesa. Erano pacifisti, non usavano le armi. Le crociate condotte contro questi eretici su istigazione della Chiesa, che costarono la vita di migliaia di uomini donne e bambini disarmati, appaiono in questa luce ancora più scandalose.

 Per  ciò che riguardava i rituali della setta, la preghiera ebbe sin dall’inizio un ruolo importantissimo. Si pregava più volte al giorno. Le orazioni più importanti erano il Padrenostro e l’Ave Maria. Ma solo i perfetti potevano recitare queste due preghiere, i credenti dovevano accontentarsi di formule più semplici. Tipico rituale cataro era poi il consolamentum. La cerimonia permetteva al novizio di far parte degli angeli caduti che sarebbero tornati al cielo. Il consolamentum era preceduto da un periodo di preparazione molto lungo che comprendeva un anno di digiuno chiamato endura. Seguiva un periodo di prova e poi il novizio veniva presentato alla comunità.

 Per praticare loro rituali, i Catari si riunivano dappertutto: in stalle, cantine, boschi, stanze sotterranee, capanne, case dei credenti e, raramente, anche nelle chiese. A volte si riunivano di giorno, a volte di notte. Non avevano giorni festivi fissi. Una volta al mese si celebrava una messa detta servitium che constava di una predica, la lettura del Vangelo e il rito della divisione dei pani. Questi pani, dopo la recitazione del Padrenostro, venivano divisi tra tutti i presenti ma sicuramente non avevano niente a che fare con la consacrazione del corpo di Cristo. Il significato intrinseco della cerimonia doveva essere un altro.

Il massacro dei Catari: „Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi figli.“

 Molti si convertirono al catarismo, anche dei prelati, e diversi nobili protessero la setta, soprattutto nel Midi che era il territorio più liberale, più acculturato e lontano dal cattolico re di Francia. Nel 1209 ebbero inizio le crociate contro gli Albigesi indette da papa Innocenzo III. La prima città distrutta fu Béziers che cadde in preda alle fiamme. Gli abitanti furono massacrati senza distinzione alcuna fra cristiani ed eretici, uomini, donne o bambini. Poi fu la volta di Carcassonne. Le crociate durarono per circa trent’anni. La crudeltà era sempre stessa. Nel 1244 ebbe luogo l’assedio di Montségur, fortezza pirenaica che rappresentava l’ultimo bastione della resistenza catara.

 I crociati ebbero il sopravvento sugli eretici e concessero agli assediati quattordici giorni di tregua. E qui inizia la leggenda. Si dice che durante la notte prima del giorno della resa quattro Catari siano riusciti ad allontanarsi  nascostamente dalla fortezza e a passare le file nemiche. Essi avrebbero portato con sé il tesoro della setta. Alcuni ipotizzano che si trattasse del misterioso Graal. Di più non sappiamo. La storia, invece, è più prosaica e anche più terribile: alla fine della tregua il castello fu conquistato e duecento Catari disarmati, tra cui donne e bambini, vennero bruciati in un rogo ai piedi del monte. Ancora oggi esiste una lapide a Montségur per commemorare l’insensato massacro.

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Catari ed eresia. San Domenico brucia gli scritti dei Catari. Pubblico dominio.

 La leggenda orale del Graal custodito dai Catari e quella riportata dal poeta Wolfram von Eschenbach nell’opera Parzifal, hanno suggerito che questi gnostici fossero degli alleati dei Templari eretici. Molti hanno visto dei paralleli tra il castello di Munsalvaesche e la fortezza di Montségur. Si è voluta una somiglianza tra Esclarmonde, la famosa catara di Montségur, e Repanse de Schoye, la custode del Graal. Ma Wolfram chiama esplicitamente i custodi del Graal  Templeisen e li descrive, senza dubbio, come dei Cavalieri dell’Ordine del Tempio.

 Non si può dire che ci fosse un’alleanza nel vero senso della parola fra Catari e Templari. Anche se i Cavalieri del Tempio non presero parte attivamente alle crociate contro i Catari (rifiutarono di alzare le armi contro dei cristiani se pure eretici), parvero tuttavia non disdegnare l’appoggio a Simon de Montfort, fanatico condottiero della crociata. Lo alloggiarono nella loro commenda, poiché de Montfort non poteva soggiornare nella città di Montpellier a causa dell’odio degli abitanti contro di lui. Inoltre lo storico Napoleon Peyrat afferma che Guillaume de Nogaret, il più accanito persecutore dei Templari, sarebbe stato discendente di antenati catari e che i beni dei Templari andarono agli Ospitalieri di San Giovanni proprio in seguito alle sue pressioni durante i processi. Nogaret fu accusato da papa Bonifacio VIII di appartenere ad una famiglia di patarins e cioè di eretici catari.

 Tuttavia sappiamo da documenti d’epoca che spesso i Templari custodirono dei beni appartenenti ai Catari e che aprirono le porte delle loro commende a questi gnostici offrendo loro rifugio durante le persecuzioni, che li aiutarono addirittura a passare il confine con la Spagna e l’Italia. Meglio si accorda con lo scenario complessivo una posizione neutrale templare nei confronti dei Catari. La neutralità sarebbe inoltre confermata dallo statuto segreto dell’Ordine del Tempio, quello di Maître Roncelin, che proclama la libertà di religione e un rapporto fraterno con gli appartenenti ad altre fedi, fossero esse la religione musulmana o qualche culto eretico. Non dimentichiamo poi che molti dei Templari nati nel Midi della Francia di certo ebbero nelle loro famiglie parenti catari, e quindi sarebbe stato difficile per loro assumere una posizione troppo intransigente nei riguardi degli eretici.

 E poi c’è un fatto importante. Ho scritto in altri articoli che una cerchia interiore dell’Ordine del Tempio, a mio avviso, praticava l’eresia mandea. Ebbene, il manicheismo, da cui sembrerebbe essersi sviluppata l’eresia catara, deriva dalla dottrina del persiano Mani (216- 276 d.C.). E durante la sua giovinezza, Mani era stato anch’egli discepolo dei Mandei. Templari e Catari uniti da una medesima radice alla base delle loro dottrine eretiche? Forse, ma per il momento resta un’ipotesi. Non si può escludere che proprio il comune denominatore di questa dottrina segreta si celasse oltre il simbolo del Graal sia nelle leggende nate intorno ai Cavalieri dai bianchi mantelli  che nei miti sugli eretici catari.

 

Per approfondire il tema Graal e Templari, rimando alla lettura del mio saggio „L’Eresia templare“ edito da Venexia Edizioni, 2008.