Dall’Anatolia la rivoluzione neolitica

 

 

Tolleranza al lattosio nel Neolitico. E 80 manzi provenienti dall’Anatolia. Cos’hanno in comune con la cultura della Vecchia Europa? Facciamo un po’ di calcoli. Le origini di tale cultura si perdono nel buio dell’epoca antidiluviana, perché sappiamo che il periodo in cui sono datati i suoi reperti più antichi è il VII millennio a. C. e che intorno al 6700 a. C. un’inondazione gigantesca del Mar Nero inghiottì i territori circostanti. Il diluvio universale della Bibbia, che in realtà universale non fu ma sicuramente impressionante. Un innalzamento dei mari di almeno 120 metri non è cosa da poco. Dunque è lì che dobbiamo cercare: VIII-VII millennio a. C..

Il diluvio del VII millennio fu causato dal riscaldamento della Terra avvenuto alla fine dell’Olocene (ca. 9.700 a. C.). Fu allora che il livello dei mari cominciò ad aumentare in modo drammatico, facendo sparire ampi territori in diversi punti del nostro pianeta. Una conseguenza di questo processo naturale fu la sparizione di Doggerland, paradiso definitivamente inghiottito dal Mare del Nord intorno al 6200 a. C. . Nemmeno un millennio dopo, lo stesso mare avrebbe diviso per sempre Danimarca, Germania settentrionale e Gran Bretagna che prima erano collegate tra loro da ampi spazi di terra.

Territorio originario dell'addomesticazione dei manzi. Da 80 manzi di un territorio fra Anatolia e Iran discendono i manzi europei.

Territorio originario dell’addomesticazione dei manzi. Da 80 manzi di un territorio fra Anatolia e Iran discendono i manzi europei.

Questo fenomeno del riscaldamento globale fece sì – come scrivevo più sopra – che anche il livello del Mar Nero aumentasse, che questo traboccasse dalle sponde e invadesse le regioni circostanti con una violenza da tsunami, causando una vera catastrofe naturale e al contempo un piccolo miracolo letterario: la nascita delle leggende del diluvio universale. Queste videro la luce proprio nei territori situati intorno al Mar Nero i cui abitanti, nel corso dei secoli e millenni, avrebbero poi raggiunto la Mesopotamia.

I discendenti dei superstiti del diluvio portarono con sé il mito dell’arca che fu tramandato nei racconti sumeri. I caratteri cuneiformi delle tavolette d’argilla raccontano di Ziusudra (Xisouthros), re che costruì un’arca per salvare la razza umana e tutti gli abitanti animali e vegetali, così come gli uccelli della Terra. Molto più tardi ci fu un altro transfer  religioso-letterario, e la narrazione sumera fu rielaborata dai redattori dei racconti  biblici. Ziusudra divenne così Noè, devoto adoratore di Jahve, una divinità israelita.

L’Europa prima del diluvio: cultura del Danubio

Allora se vogliamo sapere chi erano le genti della Vecchia Europa, dobbiamo vedere chi abitava in quei territori già prima che il diluvio giungesse a creare scompiglio e distruzione. Troveremo delle popolazioni di contadini e allevatori di bestiame i cui antenati provenivano dall’Anatolia. Infatti prima del diluvio lo stretto del Bosforo non esisteva, il livello dei mari anche in quell’area era più basso. Attraverso il ponte di terra del Bosforo possono essere avvenute migrazioni di allevatori che, partiti dall’Anatolia con il loro bestiame, si avventurarono verso il nord, si stabilirono prima in Tessaglia e in seguito nell’Europa centro-settentrionale, nei Balcani e sino alla valle del Danubio. Portarono con sé rudimenti delle prime tecniche agricole che entrarono a far parte della tradizione della Vecchia Europa. Inizialmente gli anatolici non si mescolarono ai cacciatori-raccoglitori autoctoni europei che nel IX millennio a. C. ancora abitavano quelle regioni. Poi, più tardi, la mescolanza avvenne. Ne derivarono le comunità agricole dell’Europa neolitica.

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Simulazione al computer che riflette la diffusione più probabile della tolleranza al lattosio: origine e diffusione della tolleranza al lattosio nel Neolitico. Tra il 6000 e il 5500 a. C. ci furono le prime mutazioni genetiche nel territorio di Ungheria, Austria orientale e Slovacchia. Dopo 3000 anni si vede appena una presenza locale nell’Europa centrale e settentrionale e anche dopo 4000 anni un’ulteriore diffusione soprattutto in Europa settentrionale e centrale. Nell’ultimo quadro in basso a destra vediamo la situazione dopo 8000 anni (che rispecchia la situazione presente). Le Isole Britanniche presentano una maggiore percentuale di tolleranza, cosa che evidentemente deriva dalle migrazioni degli Anglosassoni e dei Vichinghi.

 

E qui entra in campo la genetica. Gli allevatori anatolici non avevano portato con sé solamente il bestiame con i loro bovini, ma anche il latte di mucca che prima, nella Vecchia Europa, era sconosciuto. Traccia del loro passaggio e della mescolanza avvenuta più tardi tra le diverse etnie è la tolleranza al lattosio, che caratterizza il patrimonio genetico neolitico dei contadini della Vecchia Europa. La capacità di scindere il lattosio normalmente si perde con il sopraggiungere dell’età adulta, perché in questa fase della nostra vita la produzione dell’enzima che rende il latte digeribile diminuisce significativamente.

Per essere digerito, il latte deve quindi essere sottoposto a un processo chimico, come per esempio la produzione di yogurt o formaggio. In un Paese in cui non vi siano manzi né mucche, non vi è produzione di latte e di conseguenza la popolazione non può sviluppare questo tipo di tolleranza. Se invece  il consumo di latte perdura per secoli e millenni, ecco che si sviluppa una tolleranza la cui traccia entra a far parte del patrimonio genetico.

Oggi sappiamo con sicurezza che il manzo europeo è un animale originario dell’Iran e dell’Anatolia. Sappiamo che in Asia Minore l’addomesticazione del manzo iniziò già nel IX millennio a. C.. Anzi, l’area di addomesticazione può essere individuata con maggior precisione in una regione situata fra l’Anatolia del sud-est e l’attuale Siria. Nella zona di Göbekli Tepe, in cui furono erette le prime costruzioni monumentali in pietra e in cui avvennero anche i primi esperimenti di cultura dei cereali e allevamento di animali.

Tolleranza al lattosio e transfer genetico

Le recenti analisi genetiche hanno dimostrato che gli odierni abitanti dell’Europa settentrionale, centrale e orientale, della Russia, dell’Asia centrale e dell’Asia Minore mostrano di possedere una maggiore tolleranza al lattosio. Con punte massime nella fascia dell’estremo nord dell’Europa (forse un maggior consumo di latte nei periodi più freddi?). Ma in Europa non è stato sempre così. La capacità di digerire il latte in età adulta si è sviluppata soltanto intorno al 5500 a. C., e in una zona circoscritta: in un territorio che si estende fra i Balcani centrali, l’Europa centro-settentrionale. E con presenza locale, in piccole aree diffuse. Si è sviluppata nel corso dei secoli presso quelle comunità agricole derivate dalla mescolanza di popolazioni autoctone con i discendenti dei primi contadini allevatori immigrati dall’Anatolia: le genti della Vecchia Europa.

Di conseguenza appare chiaro che di pari passo con il transfer socio-culturale dei contadini giunti dall’Anatolia e stabilitisi poi nei Balcani con i loro manzi e il loro latte di mucca, ebbe luogo anche un transfer genetico. Impronta evidente è la mutazione genetica che ha favorito lo sviluppo della tolleranza al lattosio. Un elemento in più a sostegno della tesi che vede in Anatolia le radici della Vecchia Europa, andando così a completare il quadro archeologico e linguistico.

Questa la conclusione che si può dedurre da uno studio molto approfondito sulla tolleranza al lattosio, svolto dall’University College di Londra in collaborazione con la Johannes Gutenberg Universität di Magonza. Il professor Joachim Burger dell’Università di Magonza afferma:

“Riteniamo che la tolleranza al latte si sia sviluppata circa 7500 anni fa in un territorio che abbraccia l’odierna Ungheria, l’Austria e la Slovacchia, forse nella cultura della ceramica lineare, e che da lì si sia poi diffusa con grande forza nelle popolazioni di tutta l’Europa centrale e settentrionale.”

Infatti, se oggi la tolleranza al lattosio nell’Europa centrale raggiunge valori del 60%, nell’Europa meridionale tocca appena il 20% per sparire poi nelle regioni mediorientali abitate da popolazioni semite e dileguarsi  di mano in mano che si procede verso l’Africa del sud. Impressionante è il fatto che tutti i nostri manzi europei derivino da un piccolo numero – 80 per l’esattezza – di manzi i quali, a loro volta, erano i discendenti dei manzi addomesticati in Anatolia e Iran nel IX millennio a. C.. Incredibile ma vero: gli 80 manzi di Göbekli Tepe. Latte e carne dei loro discendenti hanno, per così dire, conquistato il mondo.

Un risultato delle analisi condotte dalle due università, quella inglese e quella tedesca, sul DNA di resti ossei di manzi scoperti in siti archeologici iraniani. E bisogna poi precisare che la transumanza di animali da quei territori alle regioni europee non riguarda soltanto i manzi, ma anche le capre, le pecore e i maiali.

Riguardo poi il DNA umano, la genetica ha potuto individuare il genotipo di una medesima popolazione mediterranea i cui insediamenti erano concentrati, durante l’epoca neolitica, in particolari aree geografiche che abbracciamo l’Italia meridionale, la regione dei Balcani con parte della Moldavia e l’Ucraina, la Grecia con le sue isole, e l’Asia Minore e in particolare l’Anatolia occidentale. Il genetista greco Constatinos Triantafillidis dell’Università di Salonicco ha accertato la corrispondenza di campioni di DNA prelevati da siti neolitici greci con dei campioni prelevati da siti neolitici dei Balcani, nonché la corrispondenza di campioni prelevati a Creta con altri campioni prelevati in siti archeologici dell’Anatolia.

La lingua perduta

A ciò si aggiungono i dati provenienti dalla linguistica. Nelle isole dell’Egeo, in altri territori della Grecia e sulle coste occidentali dell’Asia Minore, dove nel IV millennio alcuni clan di genti della Vecchia Europa fecero ritorno per sfuggire all’arrivo dei Protoindoeuropei portando con sé la loro lingua e scrittura, sono rimasti dei toponimi che presentano caratteri differenti dal greco antico e appartenevano sicuramente alla lingua oggi perduta della Vecchia Europa. Sono nomi di luoghi e fiumi, di montagne e regioni. La ricercatrice Elisabeth Hamel scrive:

“Per i nomi di luogo vale un’altra regola. Questi sono più duraturi perché, appunto, legati ai luoghi. I conquistatori che giungono a occupare un territorio, li mantengono. Non hanno nessuna necessità di cambiare la toponimia locale, anche soltanto per il fatto che è nel loro interesse capirsi con gli abitanti del luogo che chiamano le località della la loro terra natia con quei nomi.”(E. Hamel “Das Werden der Völker in Europa”, pag. 181)

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Percentuali dell’intolleranza al lattosio nel mondo.

 Il linguista Theo Vennemann ha analizzato invece il nome dei corsi d’acqua che si trovano nell’Europa occidentale. In tale contesto saltano all’occhio soprattutto i nomi di fiumi che iniziano con la sillaba al o la contengono, come: Aller nella Sassonia, Alanta in Lettonia, Saale nella Germania centrale. Secondo Vennemann, l’agglutinante lingua basca sarebbe l’unica discendente diretta della lingua originaria parlata nell’Europa occidentale prima dell’arrivo dei Protoindoeuropei.

La teoria di Vennemann si basa sulla premessa che una popolazione di Atlantici di origini afroasiatiche abbia raggiunto intorno al 5000 a. C. le coste atlantiche dopo essere partita dall’Africa settentrionale. In questa popolazione di Atlantici (il termine non ha nulla a che fare con l’Atlantide) il linguista tedesco riconosce i costruttori dei megaliti. E devo dire che l’idea mi affascina parecchio, anche perché – e qui ritorno al professor Berger e alla sua tesi della tolleranza al lattosio – gli studi di genetica hanno dimostrato che ci furono anche delle transumanze partite dall’Anatolia che provocarono il transfer dei manzi originari dell’Asia Minore proprio lungo tutte le coste meridionali che circondano il Mare Mediterraneo, e quindi seguendo il percorso ipotizzato da Vennemann, dall’Africa settentrionale alla Penisola Iberica. Ma qui entriamo in un altro tema che merita di essere trattato in altro articolo.

Per il momento fermiamoci su questo punto chiave: sul fatto che la genetica giunge  a conferma della teoria stilata dagli archeologi e dai linguisti. Il lungo percorso che si diparte dall’Anatolia per raggiungere la valle del Danubio, torna come un leitmotiv ad accompagnare la millenaria storia dell’Europa.

Intolleranza al lattosio in Europa:

Italia 41% nord, 52% centro-sud, Sicilia 71%
Germania 15% —–Svezia 2%——Balcani 55%

Clicca qui per vedere un video in lingua tedesca, una conferenza del professor Joachim Burger sulla tolleranza al lattosio nel Neolitico